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Art. 377 Codice Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 377 Codice Penale

Sperona l’auto nel prato ma cade l’accusa di tentato omicidio
Un automobilista insegue e sperona da tergo l'auto guidata dal fratello della sua ex compagna, facendola ribaltare in un campo dopo una caduta di circa un metro e mezzo. I giudici di merito condannano l'uomo per tentato omicidio a otto anni di reclusione e assolvono un terzo soggetto dall'accusa di subornazione per aver proposto un risarcimento in cambio del ritiro della denuncia. La Corte di Cassazione respinge il ricorso della pubblica accusa sull'assoluzione del terzo soggetto, ma accoglie il ricorso dell'imputato principale. I giudici di legittimità chiariscono che il delitto tentato richiede il dolo diretto, anche nella forma alternativa, e non ammette il dolo eventuale. L'atto di speronare un veicolo a velocità sostenuta con un solo impatto non prova automaticamente l'intenzione di uccidere, rendendo necessario un nuovo giudizio d'appello.
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Intralcio alla giustizia: minacce punite anche senza ritrattazione
Un uomo detenuto ha cercato di costringere un testimone a ritrattare le accuse tramite intimidazioni indirette rivolte ai suoi familiari. I complici hanno avvicinato il suocero del dichiarante mostrandogli fotografie di pedinamento. La difesa ha sostenuto l'assenza del delitto di intralcio alla giustizia, evidenziando che il testimone non aveva ceduto alla paura né cambiato versione. Il Tribunale del riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere e l'aggravante del metodo mafioso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato scatta per la sola forza minatoria potenziale della condotta, a prescindere dal coraggio o dalla resistenza mostrati dalla vittima.
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Intralcio alla giustizia: la Cassazione punisce la minaccia
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dodici mesi di reclusione per un imputato responsabile del delitto di intralcio alla giustizia. L'uomo aveva minacciato di investire un testimone con un trattore agricolo per costringere la persona offesa a ritirare la querela per lesioni e indurre il testimone a mentire. I giudici hanno chiarito che il reato scatta anche durante le indagini preliminari, prima dell'avvio del dibattimento. La norma tutela infatti la genuinità delle prove in modo preventivo. La gravità delle minacce ha inoltre impedito l'applicazione della particolare tenuità del fatto, rendendo definitiva la condanna dell'aggressore al pagamento delle spese legali.
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Danneggiare l’auto è ritorsione e non intralcio alla giustizia
Un uomo viene condannato per danneggiamento dell'auto di una testimone e per intralcio alla giustizia, accusato di aver voluto condizionare la sua deposizione futura. La Cassazione annulla senza rinvio la condanna per intralcio alla giustizia perché manca la prova del dolo specifico: il danneggiamento e le frasi pronunciate potevano avere un mero intento ritorsivo o vendicativo, non necessariamente quello di spingere la donna a mentire o a non testimoniare. Viene invece confermata la responsabilità per il danneggiamento dell'auto. La Suprema Corte accoglie anche i motivi sulle attenuanti generiche e sulla non menzione della condanna, rinviando alla Corte d'appello per rideterminare la pena, criticando la mancata valutazione del tentativo di risarcimento e le contraddizioni sulla prognosi di comportamento futuro.
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Continuazione dei reati: Cassazione respinge richiesta di unificazione
Il Ricorrente ha chiesto l'unificazione di due condanne penali sotto il principio della continuazione dei reati, sostenendo che i fatti fossero collegati da un medesimo contesto spazio-temporale e criminale. La Corte d'Appello ha respinto questa richiesta. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse già valutato in modo approfondito l'assenza di un legame tra i reati, e che il ricorso mirasse a una non consentita rivalutazione dei fatti. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Intralcio alla giustizia: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per intralcio alla giustizia nei confronti di un soggetto che aveva minacciato un testimone. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi erano generici e cercavano di ottenere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. La sentenza ribadisce inoltre la legittimità del diniego delle attenuanti generiche in presenza di precedenti penali.
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Corruzione in atti giudiziari: la competenza territoriale
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare in carcere per un'indagata accusata di corruzione in atti giudiziari. La sentenza chiarisce i criteri per determinare la competenza territoriale quando il pagamento avviene tramite bonifico e valuta la concretezza del pericolo di recidiva, giustificando la misura più afflittiva.
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