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Art. 375 Codice di Procedura Civile

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Caparra confirmatoria: l’assegno nullo non paga
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prova dell'invalidità degli assegni dati come caparra confirmatoria è "indispensabile" e deve essere ammessa in appello, anche se prodotta tardivamente. In un caso di compravendita immobiliare, i promittenti venditori erano stati condannati a pagare il doppio di una caparra mai incassata. La Suprema Corte ha annullato la decisione, affermando che l'effetto della caparra si perfeziona solo con l'effettiva riscossione della somma. Pertanto, la prova che gli assegni erano inesigibili era decisiva per l'esito della lite.
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Preliminare bene in comunione: coniuge litisconsorte
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un'azione per l'esecuzione specifica di un contratto preliminare di vendita di un immobile in comunione legale, è necessaria la partecipazione al giudizio di entrambi i coniugi, anche di quello che non ha firmato l'accordo. La mancata citazione in giudizio del coniuge non firmatario costituisce un difetto di contraddittorio che comporta la nullità dell'intero procedimento. La Corte ha quindi annullato le sentenze di merito e rinviato la causa al primo grado per la corretta instaurazione del processo, ribadendo il principio del litisconsorzio necessario in questa materia.
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Ingiunzione fiscale concessionario: legittima la notifica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8039/2019, ha stabilito che un'ingiunzione fiscale emessa da un concessionario privato per la riscossione di multe stradali per conto di un Comune è legittima. Il caso riguardava un cittadino che contestava il potere della società di riscossione di emettere tale atto nel 2011. La Corte ha chiarito che, nonostante la complessità e l'evoluzione delle norme, la legislazione in vigore all'epoca dei fatti (ratione temporis) consentiva ai concessionari di utilizzare lo strumento dell'ingiunzione fiscale, respingendo così il ricorso del cittadino.
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Ricorso inammissibile: i limiti del riesame dei fatti
Un proprietario terriero ricorre in Cassazione dopo aver perso in primo e secondo grado in una causa di sconfinamento. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile utilizzare l'appello in Cassazione per ottenere un nuovo giudizio sui fatti o per contestare la valutazione delle prove, come una consulenza tecnica, effettuata dal giudice di merito. La decisione sottolinea anche l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso.
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Procura speciale Cassazione: ricorso inammissibile
Una società si oppone a una multa per eccesso di velocità. Dopo aver perso in appello, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché la procura conferita all'avvocato non era una procura speciale Cassazione, ma una generica rilasciata all'inizio della causa. Questo vizio formale ha impedito l'esame del merito della questione.
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Prescrizione contributi INPS: la Cassazione decide
Un'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta la questione della prescrizione dei contributi INPS dopo la notifica della cartella esattoriale. La Corte non decide nel merito se il termine sia di 5 o 10 anni, ma rimette la causa a un'altra sezione per risolvere una questione pregiudiziale sulla legittimità della difesa in giudizio dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione tramite avvocati del libero foro. Il caso riguarda l'opposizione di un contribuente a cartelle per contributi previdenziali, ritenuti prescritti in 5 anni dai giudici di merito.
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Prescrizione contributi: no a 10 anni senza sentenza
L'Ente di riscossione ha impugnato una decisione che confermava la prescrizione contributi previdenziali in cinque anni, sostenendo l'applicazione del termine decennale a seguito della notifica della cartella esattoriale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la questione alla Sezione Lavoro, senza decidere nel merito, per approfondire sia la durata della prescrizione che una questione preliminare sulla rappresentanza legale del nuovo Ente di riscossione.
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Difesa in giudizio Agenzia Riscossione: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul merito di un ricorso riguardante la prescrizione di cartelle esattoriali per affrontare una questione preliminare cruciale: le modalità di difesa in giudizio dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione. Invece di decidere se la prescrizione fosse quinquennale o decennale, la Corte ha ritenuto necessario un pronunciamento sulla possibilità per l'ente di avvalersi di avvocati del libero foro anziché dell'Avvocatura dello Stato, rimettendo la trattazione del caso a un'altra sezione per una decisione in pubblica udienza.
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Privilegio artigiano per consorzi: la decisione
Un consorzio di imprese artigiane si è visto negare il privilegio artigiano su un credito vantato verso una società fallita. Il tribunale di merito aveva escluso il privilegio a causa della natura giuridica del consorzio, ritenuta incompatibile con la nozione di impresa artigiana. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione complessa e non di pronta soluzione. Pertanto, ha deciso di non definire il caso in camera di consiglio, ma di rimetterlo alla discussione in pubblica udienza presso la sezione semplice, per un esame più approfondito.
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Spese custodia pignoramento: come opporsi?
La Cassazione Civile, con la sentenza n. 34751/2019, chiarisce i rimedi per contestare la liquidazione delle spese custodia pignoramento. Un creditore si era opposto, ai sensi dell'art. 170 T.U. Spese di Giustizia, al provvedimento che gli addebitava i costi del custode, sostenendo dovessero gravare sul debitore. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che tale strumento serve solo a contestare il 'quantum' (l'importo), non il soggetto obbligato. Per quest'ultima questione, lo strumento corretto è l'opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.).
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Ricorso per Cassazione: quando è improcedibile?
La Cass. Civ., Sez. II, n. 7671 del 19/03/2019, dichiara il ricorso per cassazione improcedibile perché il ricorrente, pur allegando la notifica della sentenza impugnata, non ha depositato la copia autentica con la relata di notifica. La Corte ribadisce che tale onere è inderogabile per dimostrare la tempestività dell'impugnazione secondo il termine breve.
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