Un militare, indagato per depistaggio e falso ideologico per aver favorito soggetti legati al traffico di droga, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, concentrandosi sulle misure cautelari personali. Sebbene i gravi indizi di colpevolezza siano stati confermati, i giudici hanno rilevato un difetto di motivazione sull'attualità del pericolo di reiterazione del reato. I fatti risalivano infatti al 2017, mentre la misura era stata applicata nel 2021. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza limitatamente alle esigenze cautelari, rinviando il caso al Tribunale del Riesame per una nuova valutazione sul reale e attuale pericolo del soggetto.
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