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Art. 375 Codice Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 375 Codice Penale

Sconto di pena per rito abbreviato: la Cassazione taglia la pena
Due imputati, condannati per il reato di frode processuale e depistaggio, hanno fatto ricorso in Cassazione. La Corte di Appello aveva ridotto la pena base di un anno a otto mesi per le attenuanti generiche, ma aveva dimenticato di applicare lo sconto di pena per rito abbreviato, pari a un terzo della pena. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, definendo l'omissione come una chiara violazione di legge. Trattandosi di un mero calcolo matematico che non richiede valutazioni discrezionali, la Suprema Corte ha rideterminato direttamente la sanzione, riducendo la pena finale a cinque mesi e dieci giorni di reclusione per ciascun imputato, annullando la precedente decisione senza rinvio.
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Reato di depistaggio: l’accusa crolla senza prove di pericolo
Un ex investigatore (L'Indagato) finisce agli arresti domiciliari con l'accusa di aver commesso il reato di depistaggio. Secondo l'Accusa, l'uomo avrebbe fornito false dichiarazioni recenti per coprire la sparizione di una prova (un guanto) legata a un omicidio di oltre quarant'anni prima. La difesa fa ricorso, dimostrando che l'uomo aveva in realtà documentato ufficialmente la presenza del reperto all'epoca dei fatti. La Corte di Cassazione dà ragione all'Indagato. I giudici stabiliscono che per configurare il reato di depistaggio non basta una dichiarazione falsa, ma serve la prova concreta che questa bugia metta in pericolo un'indagine in corso. Inoltre, mancano le esigenze cautelari per giustificare l'arresto. La Corte annulla l'ordinanza senza rinvio e ordina la liberazione immediata dell'Indagato.
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Depistaggio: PM ricorre contro militare, ma l’appello è nullo
Un sottufficiale, già indagato per peculato, viene accusato di depistaggio per aver inscenato il ritrovamento del denaro mancante. Il Tribunale annulla la misura cautelare della sospensione dal servizio. La Procura ricorre in Cassazione, ma il suo appello viene dichiarato inammissibile. La Corte Suprema stabilisce un principio fondamentale: nel suo ricorso, il PM non può limitarsi a contestare la valutazione degli indizi, ma deve obbligatoriamente dimostrare la sussistenza attuale e concreta delle esigenze cautelari. Mancando questa argomentazione, il ricorso è nullo in partenza. La decisione finale favorisce quindi il sottufficiale, non nel merito, ma per un vizio procedurale del ricorso.
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Depistaggio e abusi edilizi: condanne confermate
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di depistaggio e falso ideologico a carico di un funzionario pubblico e di un custode giudiziario. Gli imputati avevano simulato il ripristino di un'area abusiva mediante la costruzione di un manufatto fittizio, volto a trarre in inganno gli inquirenti e ottenere il dissequestro dell'immobile. La Suprema Corte ha ribadito che la condotta di depistaggio è punibile anche se finalizzata a impedire l'avvio di nuove indagini o a influenzare determinazioni inerenti l'esercizio dell'azione penale, come la richiesta di archiviazione.
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Ricorso inammissibile: l’archiviazione non è abnorme
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un'ordinanza del GIP che aveva archiviato parzialmente un'indagine e dichiarato la propria incompetenza per la restante parte. La Corte ha stabilito che tale provvedimento non costituisce un atto abnorme e che le ordinanze di archiviazione, dopo la riforma del 2017, non sono direttamente ricorribili in Cassazione, ma solo tramite reclamo per vizi specifici.
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