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Art. 37 Costituzione — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 37 Costituzione

Altezza minima e discriminazione indiretta di genere sul lavoro
Una candidata ha impugnato l'esclusione da una selezione per capotreno, decisa dall'azienda a causa del mancato raggiungimento dell'altezza minima di 1,60 metri, prevista indistintamente per uomini e donne. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'azienda basandosi su foto dei comandi di emergenza. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice, ravvisando una potenziale discriminazione indiretta di genere. I giudici hanno chiarito che un limite di statura identico per i due sessi penalizza di fatto le donne. Spetta all'azienda dimostrare in modo rigoroso e concreto che tale requisito sia strettamente indispensabile per lo svolgimento delle specifiche mansioni previste dal bando, non bastando generiche valutazioni astratte. La sentenza è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Impresa artigiana: il lavoro manuale del socio è cruciale
La Corte di Cassazione ha confermato che per la qualifica di impresa artigiana non è sufficiente l'attività puramente organizzativa e gestionale del socio. È indispensabile la sua partecipazione diretta e manuale al processo produttivo, come stabilito dalla legge quadro sull'artigianato. Nel caso specifico, una società di trasporti si è vista negare la qualifica poiché la socia si limitava a compiti amministrativi senza svolgere attività manuale diretta, come la guida dei mezzi. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo un principio consolidato.
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Interposizione manodopera: la Cassazione decide
Un lavoratore, formalmente assunto da un'impresa appaltatrice, operava di fatto per un'altra società. La Cassazione ha confermato l'esistenza di una interposizione manodopera illecita, riconoscendo il diritto del lavoratore alla riassunzione presso la società utilizzatrice. Tuttavia, poiché quest'ultima era in amministrazione straordinaria, la Corte ha dichiarato improponibile la domanda di condanna al pagamento delle retribuzioni in sede ordinaria, stabilendo che tale pretesa debba essere fatta valere nell'ambito della procedura concorsuale.
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Danno da demansionamento: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di una lavoratrice per danno da demansionamento, chiarendo che il pregiudizio non è mai automatico (in re ipsa). La sentenza sottolinea che il lavoratore ha l'onere di allegare e provare in modo specifico e non generico il danno professionale, biologico o morale subito, altrimenti la domanda di risarcimento non può essere accolta.
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