Un amministratore di società, condannato per simulazione di reato a nove mesi di reclusione, ottiene in appello la pena pecuniaria sostitutiva. Il giudice fissa la quota giornaliera a 50 euro, per un totale di 13.500 euro. Il condannato impugna la decisione in Cassazione, lamentando la mancata motivazione sui criteri di conversione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Il valore di 50 euro al giorno si colloca vicino al minimo di legge (compreso tra 5 e 2.500 euro). Inoltre, la difesa non ha allegato alcuna prova specifica sulle condizioni economiche del reo, il quale ricopriva la carica di amministratore unico di una società di capitali. Oltre alla conferma della sanzione, l'imputato deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »