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Art. 360 Codice di Procedura Civile

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Opposizione cartella esattoriale privacy: i termini
Un Comune ha ricevuto una cartella esattoriale per una sanzione del Garante Privacy, relativa alla pubblicazione illecita di dati sanitari. L'opposizione del Comune è stata respinta perché i motivi di merito dovevano essere sollevati in precedenza, secondo la procedura speciale introdotta dal D.Lgs. 101/2018. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che, in assenza di nuove memorie difensive, l'atto di contestazione si converte automaticamente in un titolo esecutivo, rendendo l'opposizione cartella esattoriale privacy tardiva e infondata nel merito.
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Vaccinazione figli: inammissibile ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre contro la decisione che autorizzava la madre a procedere alla vaccinazione dei figli minori contro il Covid-19. La Corte ha stabilito che tali provvedimenti, emessi in caso di disaccordo genitoriale, rientrano nella volontaria giurisdizione e non hanno carattere decisorio su diritti soggettivi, pertanto non sono impugnabili con ricorso straordinario. L'unica parte potenzialmente impugnabile, quella sulle spese legali, è stata comunque rigettata nel merito.
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Indennizzo vaccino antinfluenzale: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26615/2023, ha stabilito che spetta l'indennizzo previsto dalla legge 210/1992 anche per i danni irreversibili conseguenti alla somministrazione del vaccino antinfluenzale, sebbene non obbligatorio ma solo raccomandato. La decisione si fonda sul principio di solidarietà sociale, secondo cui la collettività deve farsi carico delle rare conseguenze negative subite dal singolo a tutela della salute pubblica. Di conseguenza, il diritto all'indennizzo vaccino antinfluenzale non è limitato alle sole categorie a rischio per cui la vaccinazione era primariamente indicata.
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Fatto illecito: autonomia del giudice civile
La Corte di Cassazione stabilisce che, in un'azione di risarcimento per un fatto illecito, il giudice civile ha il dovere di valutare autonomamente se tale fatto costituisca anche reato, ai fini dell'applicazione del termine di prescrizione più lungo. Questa valutazione è necessaria anche se il procedimento penale è stato archiviato, poiché il decreto di archiviazione non equivale a una sentenza di proscioglimento e non vincola la decisione civile.
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Cognome maritale divorzio: decisione separata è lecita
In un caso di divorzio, una moglie ha contestato la separazione della pronuncia sullo scioglimento del matrimonio da quella sulla sua richiesta di mantenere il cognome del marito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la decisione sul cognome maritale dopo il divorzio è scindibile da quella sullo status. Le due domande sono autonome, basate su presupposti diversi, e la separazione delle decisioni favorisce la celerità nella definizione dello stato civile delle persone.
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Assegnazione casa familiare: l’interesse dei figli vince
Una madre, genitore collocatario, si vede revocare l'assegnazione della casa familiare a causa di presunti cattivi rapporti con i parenti dell'ex partner. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'assegnazione casa familiare deve basarsi esclusivamente sul superiore interesse dei figli a rimanere nel loro habitat. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice d'appello 'apparente' e contraddittoria, in quanto priva di prove concrete del pregiudizio per i minori. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Istruzione parentale: limiti al controllo dei servizi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23802/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di istruzione parentale (homeschooling). Il caso riguardava due genitori a cui era stato imposto il monitoraggio dei servizi sociali nonostante la Corte d'Appello avesse riconosciuto la legittimità della loro scelta di educare la figlia a casa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il controllo dei servizi sociali, essendo una misura limitativa della responsabilità genitoriale, è giustificato solo in presenza di un accertato rischio di pregiudizio per il minore e non può derivare dalla sola scelta, pienamente legittima, di avvalersi dell'istruzione parentale.
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Decadenza responsabilità genitoriale: no ai nonni
La Cassazione ha confermato la decadenza dalla responsabilità genitoriale di due genitori per maltrattamenti sui figli. La Corte ha ritenuto legittimo basare la decisione su intercettazioni e ha negato l'affido ai nonni e zii, considerati inadeguati per non aver protetto i minori. È stato inoltre stabilito che l'ascolto dei minori in appello può essere omesso per evitare una vittimizzazione secondaria.
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Protezione speciale: sì alla domanda reiterata
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23027/2023, ha stabilito che una domanda di protezione internazionale reiterata è ammissibile anche se fondata esclusivamente su nuovi elementi relativi alla protezione speciale. Il caso riguardava un cittadino straniero la cui seconda richiesta, basata su problemi di salute e integrazione sociale, era stata dichiarata inammissibile dal Tribunale. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, affermando che il giudice deve esaminare nel merito il diritto soggettivo alla protezione, non potendosi limitare a una valutazione di legittimità dell'atto amministrativo che ha negato la richiesta.
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Stato di adottabilità: incapacità genitoriale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre contro la dichiarazione dello stato di adottabilità del figlio minore. La decisione si fonda sulla profonda e irreversibile inadeguatezza dei genitori e della nonna paterna a svolgere le funzioni educative e di cura, come emerso da consulenze tecniche e relazioni dei servizi sociali. La Corte ha stabilito che l'ambiente familiare d'origine non costituiva una risorsa per il bambino, confermando così la necessità di garantirgli un futuro stabile attraverso l'adozione.
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Protezione internazionale MGF: la Cassazione decide
Una richiedente asilo si è vista negare la protezione nonostante avesse documentato di aver subito una mutilazione genitale femminile (MGF) e altre violenze. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la protezione internazionale MGF deve essere riconosciuta come una forma di persecuzione. La Corte ha inoltre sottolineato che il giudice ha il dovere di indagare attivamente sulle condizioni del paese d'origine e non può rigettare la domanda solo per una presunta scarsa credibilità del racconto, soprattutto in presenza di prove mediche.
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Permesso di soggiorno per minori: la Cassazione decide
Una coppia di cittadini stranieri si è vista negare il permesso di soggiorno temporaneo richiesto per tutelare il figlio minore nato in Italia. La Corte di Appello aveva motivato il diniego sulla base della tenera età del bambino, ritenuta insufficiente a dimostrare un radicamento sul territorio. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che per un minore presente in Italia, e a maggior ragione se nato qui, il radicamento si presume. I giudici di merito hanno il dovere di condurre un'indagine concreta e non basarsi su valutazioni astratte, considerando tutti gli sforzi di integrazione della famiglia e il potenziale danno derivante da un eventuale sradicamento.
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Spese di lite telematiche: quando non spetta l’aumento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21365/2023, ha stabilito un principio importante in materia di spese di lite telematiche. Un cittadino aveva richiesto l'aumento del 30% sui compensi legali, sostenendo che l'utilizzo del processo telematico fosse sufficiente. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale aumento è giustificato solo quando gli atti processuali sono redatti con specifiche tecniche informatiche, come indici e link ipertestuali, che ne agevolano la consultazione. La semplice trasmissione telematica degli atti non dà diritto all'aumento.
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Protezione internazionale: il dovere del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato le decisioni del Tribunale che negavano lo status di rifugiato a una famiglia pakistana, pur concedendo la protezione speciale. La Corte ha stabilito che il giudice di merito ha il dovere di indagare attivamente (cooperazione istruttoria) e non può respingere una richiesta di protezione internazionale basandosi su una valutazione superficiale della credibilità del racconto. È stata inoltre censurata la motivazione 'per relationem' tra i vari decreti, ritenuta non autosufficiente.
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Protezione umanitaria: integrazione e comparazione
Un cittadino del Bangladesh ha ottenuto la protezione umanitaria dalla Corte d'Appello grazie alla sua integrazione sociale e lavorativa in Italia. Il Ministero dell'Interno ha impugnato la decisione, sostenendo la necessità di una comparazione con la situazione nel paese di origine. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per la concessione della protezione umanitaria, un elevato livello di integrazione può giustificare la tutela, secondo un principio di proporzionalità inversa, anche senza una vulnerabilità estrema nel paese d'origine.
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Protezione speciale: integrazione lavorativa decisiva
Un cittadino del Bangladesh si è visto negare la protezione internazionale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il tribunale di merito aveva erroneamente ignorato le prove complete della sua integrazione lavorativa. Il caso evidenzia come una valutazione approfondita dell'inserimento sociale sia fondamentale per la concessione della protezione speciale.
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Periodo di comporto tubercolosi: la tutela speciale
Una società ha licenziato una dipendente affetta da tubercolosi per superamento del periodo di comporto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, confermando la nullità del licenziamento. La sentenza stabilisce che la tutela speciale prevista dalla Legge n. 1088/1970 per i lavoratori malati di tubercolosi prevale sulle norme generali del contratto collettivo, garantendo la conservazione del posto di lavoro per un periodo più lungo e svincolato dal normale calcolo del periodo di comporto tubercolosi.
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Spese straordinarie figli: quando serve l’accordo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19532/2023, ha stabilito che le spese per l'alloggio universitario dei figli rientrano tra le spese straordinarie. Se il provvedimento di divorzio le subordina a un accordo preventivo tra i genitori, la semplice conoscenza della scelta universitaria da parte di un genitore non è sufficiente a far sorgere l'obbligo di rimborso in assenza di un consenso esplicito sulle spese.
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Addebito separazione: la Cassazione chiarisce i limiti
Una donna ricorre in Cassazione dopo il rigetto della sua richiesta di addebito separazione e di mantenimento. Adduce l'esistenza di procedimenti penali contro il marito e vari vizi procedurali. La Corte Suprema respinge il ricorso, ribadendo che il giudice civile deve valutare autonomamente la causa della crisi coniugale. È stato accertato che i comportamenti del marito erano una conseguenza, e non la causa, di una crisi già in atto, escludendo così l'addebito.
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Valore in dogana: quando le royalties si pagano?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18543/2023, ha chiarito i presupposti per includere le royalties nel valore in dogana delle merci. Il caso riguardava una società di importazione che pagava diritti di licenza alla sua casa madre americana per un noto marchio di moda. L'Agenzia delle Dogane aveva rettificato il valore dichiarato, includendo tali royalties. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che le royalties vanno aggiunte se il loro pagamento costituisce una 'condizione di vendita'. Ciò avviene anche quando il licenziante, pur non essendo il venditore diretto, esercita un controllo di fatto sull'importatore, tale da poter condizionare la vendita delle merci al pagamento dei diritti. La Corte ha rinviato il caso al giudice di merito per una nuova valutazione basata sull'analisi concreta del contratto di licenza.
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