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Art. 360-bis Codice di Procedura Civile

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Assegnazione casa familiare: l’interesse del minore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5738/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di assegnazione casa familiare. La revoca del godimento dell'immobile non può essere una conseguenza automatica dell'affido condiviso con frequentazione paritetica del minore. I giudici devono fornire una motivazione puntuale e rigorosa, basata esclusivamente sul preminente interesse del figlio a conservare il proprio habitat, specialmente se in tenera età. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva revocato l'assegnazione alla madre senza una specifica valutazione del benessere del minore.
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Remunerazione medici specializzandi: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4299/2023, ha rigettato il ricorso dello Stato, confermando il diritto alla remunerazione per i medici specializzandi che frequentarono corsi tra il 1982 e il 1991. La Corte ha stabilito che la remunerazione è dovuta anche per i corsi iniziati prima del 1° gennaio 1983, per il periodo successivo a tale data. È stato inoltre dichiarato inammissibile il ricorso incidentale dei medici che richiedevano un importo maggiore, consolidando l'orientamento che individua nella Legge 370/1999 la corretta misura risarcitoria per il tardivo recepimento delle direttive europee.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4089/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano il risarcimento per la mancata retribuzione durante i loro corsi tra il 1979 e il 1994. La Corte ha ribadito la sua giurisprudenza consolidata sulla prescrizione per medici specializzandi, confermando che il termine decennale per agire in giudizio decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge 370/1999. Tale legge, pur risolvendo solo parzialmente il problema, ha generato la 'ragionevole certezza' che lo Stato non sarebbe più intervenuto, cristallizzando così il diritto al risarcimento e facendo partire il conteggio della prescrizione.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4088/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni medici specializzandi volto a ottenere il risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione. Il punto centrale è la prescrizione: la Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato, secondo cui il termine decennale per l'azione di risarcimento del danno da mancata attuazione di direttive europee decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Qualsiasi incertezza giurisprudenziale successiva non sposta tale termine, rendendo tardive le azioni intraprese oltre dieci anni da quella data.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione fa il punto
Un gruppo di medici ha richiesto il risarcimento danni per la mancata retribuzione durante la specializzazione prima del 1993. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto è soggetto a un termine di dieci anni. Il caso ruota attorno alla prescrizione per i medici specializzandi, che secondo la Corte decorre dal 27 ottobre 1999, data in cui la situazione giuridica si è sufficientemente chiarita per consentire l'esercizio del diritto.
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Remunerazione medici specializzandi: no agli aumenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4082/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un adeguamento economico delle loro borse di studio per il periodo successivo al 2006. La Corte ha confermato la sua giurisprudenza consolidata, stabilendo che la legislazione nazionale, pur recependo il principio di una remunerazione adeguata imposto dalle direttive UE, ha legittimamente bloccato gli adeguamenti automatici per ragioni di bilancio. Pertanto, la richiesta di adeguamento della remunerazione medici specializzandi è stata respinta, ribadendo la discrezionalità del legislatore nazionale in materia.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3943/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici. Il caso riguarda la prescrizione del diritto al risarcimento per la mancata attuazione di direttive europee sulla loro remunerazione. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che il termine di prescrizione decennale è iniziato a decorrere dall'entrata in vigore della Legge n. 370/1999, e non da una legge successiva del 2011. Pertanto, il diritto dei ricorrenti è stato considerato estinto.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3950/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione, in violazione delle direttive UE. La Corte ha confermato il proprio orientamento consolidato, stabilendo che la prescrizione del diritto al risarcimento ha iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge 370/99, che ha cristallizzato l'inadempimento definitivo dello Stato.
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Remunerazione medici specializzandi: no risarcimenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3942/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni medici specializzandi che chiedevano un risarcimento per l'inadeguata remunerazione percepita durante la loro formazione. La Corte ha stabilito che lo Stato italiano ha correttamente recepito le direttive europee con il D.Lgs. n. 257/1991, considerando adeguata la borsa di studio allora introdotta. Le successive normative che hanno congelato gli adeguamenti economici rientrano nella discrezionalità del legislatore nazionale e non configurano una violazione del diritto comunitario.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione. L'ordinanza conferma il consolidato orientamento secondo cui la prescrizione risarcimento medici, di durata decennale, ha iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Le incertezze legali sollevate dai ricorrenti non sono state ritenute sufficienti a posticipare tale decorrenza.
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Remunerazione medici specializzandi: Cassazione nega
Un gruppo di medici specializzandi ha citato in giudizio lo Stato, sostenendo che la loro borsa di studio fosse inadeguata e non aggiornata secondo le direttive UE. Hanno richiesto un risarcimento per il periodo dal 2006-2007 in poi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la determinazione della remunerazione per i medici specializzandi rientra nella scelta discrezionale del legislatore nazionale. La Corte ha inoltre confermato che una serie di leggi nazionali ha legittimamente bloccato qualsiasi adeguamento automatico delle borse di studio al costo della vita o revisioni triennali.
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Canone a scaletta: legittimo l’aumento programmato
Una società conduttrice si opponeva alla risoluzione del contratto per mancato pagamento di un canone a scaletta. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 3838/2023, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la piena legittimità della pattuizione di un canone crescente per le locazioni a uso diverso dall'abitazione, a meno che non si provi che tale clausola miri a eludere i limiti di legge sull'aggiornamento monetario.
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Retribuzione medici specializzandi: no a cause tardive
Un gruppo di medici, specializzatisi tra gli anni '80 e '90, ha citato in giudizio lo Stato per ottenere la corretta retribuzione medici specializzandi, dovuta per la tardiva attuazione di direttive europee. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto si è estinto per prescrizione decennale, decorrente dal 1999. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per abuso del processo, avendo intentato una causa basata su questioni già ampiamente consolidate in giurisprudenza.
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Borse specializzandi medici: no a importi maggiori
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che chiedevano un adeguamento delle loro borse di studio, percepite ai sensi del D.Lgs. 257/1991, ai più alti importi previsti dal D.Lgs. 368/1999 per i colleghi iscritti dall'anno accademico 2006/2007. La Corte ha ribadito che i due regimi normativi sono distinti e non sovrapponibili, confermando che la borsa di studio originaria costituiva già un'adeguata remunerazione secondo le direttive UE, e che la successiva modifica legislativa fu una scelta discrezionale non retroattiva.
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Remunerazione medici specializzandi: no a importi maggiori
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto una maggiore remunerazione per i corsi frequentati dopo il 1991, invocando la normativa più favorevole entrata in vigore nel 2006. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la borsa di studio percepita era adeguata e che la nuova disciplina non ha efficacia retroattiva. La corretta remunerazione medici specializzandi è quella prevista dalla legge vigente al momento del corso.
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Remunerazione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici, specializzatisi tra il 1993 e il 2009, ha richiesto un adeguamento economico della propria borsa di studio, ritenendola non conforme alle direttive europee. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: la migliore remunerazione per i medici specializzandi, introdotta da una normativa del 1999, si applica solo a partire dall'anno accademico 2006-2007. La Corte ha escluso la possibilità di applicare retroattivamente tali benefici, confermando la legittimità del trattamento economico ricevuto dai ricorrenti.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
L'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione del diritto al risarcimento per i medici specializzandi per la mancata attuazione di direttive europee. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi che contestavano l'inizio della prescrizione dalla data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999, confermando il suo orientamento consolidato. Ha stabilito che da quel momento i medici avevano la 'ragionevole certezza' della lesione del loro diritto, facendo decorrere il termine decennale. Tuttavia, la Corte ha accolto un motivo di ricorso relativo all'errato calcolo delle spese processuali, cassando la sentenza su quel punto e rinviando alla Corte d'Appello.
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Remunerazione medici: no adeguamento dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici specializzandi che richiedevano l'adeguamento della loro remunerazione per il periodo 1998-2006. I medici sostenevano che il mancato aggiornamento della borsa di studio, a fronte dell'inflazione, violasse le direttive comunitarie su una "remunerazione adeguata". La Suprema Corte ha confermato la propria giurisprudenza consolidata, stabilendo che la determinazione e l'eventuale congelamento degli importi rientravano nella discrezionalità del legislatore nazionale, senza che le direttive UE imponessero un obbligo di adeguamento automatico.
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Fermo Amministrativo: Illegittimo con Garanzia IVA
Una società ha ottenuto una sentenza favorevole contro un fermo amministrativo applicato a un suo rimborso IVA, poiché aveva già presentato una garanzia fideiussoria. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che l'amministrazione finanziaria non può cumulare le due misure cautelari. L'utilizzo congiunto di garanzia e fermo amministrativo è stato ritenuto un'ingiustificata duplicazione di tutele e un onere eccessivo per il contribuente, in violazione dei principi di buona fede e collaborazione.
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Indennità di esproprio: responsabilità dell’ente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2348/2023, ha stabilito che l'ente pubblico committente di un'opera rimane il soggetto responsabile per il pagamento della corretta indennità di esproprio, anche quando delega le procedure a un contraente generale. La Corte ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando la decisione di merito che aveva aumentato l'indennizzo dovuto ai proprietari di un terreno espropriato per la costruzione di una strada. È stato inoltre chiarito che la riduzione del 25% dell'indennità non si applica automaticamente alle opere pubbliche e che i vincoli di inedificabilità su parti del terreno non ne diminuiscono necessariamente il valore complessivo se la cubatura edificabile può essere comunque sfruttata.
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