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Art. 36 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 36 Codice di Procedura Penale

Ricusazione del giudice: denunciare il magistrato non lo esclude
L'Imputato in un procedimento per presunti reati tributari ha sporto diverse denunce penali contro il magistrato giudicante, originando un fascicolo a proprio carico per il reato di calunnia. Subito dopo, ha promosso l'istanza di ricusazione del giudice sostenendo un presunto conflitto di interessi derivante dal suo stesso esposto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che nessuna parte processuale può precostituire ad arte un motivo di ricusazione del giudice tramite denunce unilaterali, poiché tale condotta violerebbe la garanzia costituzionale del giudice naturale precostituito per legge. Chi accusa il magistrato non acquisisce il diritto di allontanarlo dal dibattimento. Il ricorrente ha subito la condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Astensione del giudice: no al ricorso contro il rifiuto
L'Imputato ha presentato una formale richiesta di astensione del giudice nei confronti del collegio penale giudicante. Il tribunale ha respinto la sollecitazione, disponendo l'allegazione dell'atto al fascicolo per mancanza di presupposti normativi. Contro questo provvedimento, l'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il provvedimento con cui il magistrato non si astiene e inserisce la segnalazione agli atti ha natura meramente ordinatoria e non è impugnabile autonomamente. La parte processuale non può contestare direttamente la mancata astensione, dovendo invece attivare gli specifici rimedi di legge, quali la ricusazione o la richiesta di rimessione del processo ad altra sede giudiziaria. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione di 4.000 euro.
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Ricusazione del giudice: quando il debito societario non basta
Un professionista ha richiesto la ricusazione del giudice durante un processo penale. Il richiedente sosteneva la presenza di un conflitto di interessi, poiché una società estera a lui collegata vantava un credito verso la convivente del magistrato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la ricusazione del giudice richiede un rapporto di debito o credito diretto tra la persona fisica imputata e il magistrato, oppure tra i loro stretti congiunti come coniuge o figli. La società rappresenta un soggetto giuridico distinto e la convivenza di fatto non rientra nelle ipotesi tassative di legge. Il professionista ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento di duemila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Traffico di stupefacenti: condannato il complice, no automatismi
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di diversi soggetti condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e singoli episodi di spaccio. Il Gestore dell'Autolavaggio, che sosteneva una semplice connivenza passiva, ha visto confermata la sua condanna poiché offriva supporto logistico concreto al gruppo. Al contrario, la Suprema Corte ha accolto i ricorsi del Promotore e degli altri Associati riguardo ai singoli reati di spaccio. I giudici di merito avevano infatti dedotto automaticamente la colpevolezza per le singole cessioni di droga dalla sola partecipazione all'associazione, senza individuare e motivare gli specifici episodi contestati. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio limitatamente a queste accuse, mentre sono state confermate le condanne per il reato associativo.
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Ricusazione giudice: valutazione anticipata e nullità
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio un'ordinanza della Corte d'Appello che aveva respinto un'istanza di ricusazione giudice. Il caso riguardava un giudice dell'udienza preliminare che, in una precedente fase di riesame di un sequestro preventivo, aveva espresso valutazioni sulla "gravità degli indizi di colpevolezza". La Suprema Corte ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel non verificare se tale valutazione fosse un'anticipazione non necessaria del giudizio di merito, potenzialmente lesiva dell'imparzialità del magistrato.
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Sequestro preventivo: quando è inammissibile il ricorso
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di tre società contro un'ordinanza di sequestro preventivo per indebita compensazione di crediti d'imposta. La Corte stabilisce che, dopo il rinvio a giudizio, non è più possibile contestare in sede cautelare né la competenza territoriale né la sussistenza dei gravi indizi di reato.
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Ricusazione giudice: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38503/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la ricusazione di un giudice. L'imputato sosteneva che il magistrato, avendo precedentemente deciso su una misura cautelare in un procedimento connesso, avesse già manifestato un'opinione sulla sua colpevolezza. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione espressa in sede cautelare, se limitata alla verifica del "fumus commissi delicti" e funzionale a quella fase, non costituisce un'anticipazione di giudizio e non viola il principio di imparzialità, rendendo infondata la richiesta di ricusazione del giudice.
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Ricusazione giudice esecuzione: quando è possibile?
Una società, terza estranea a un processo penale, ha contestato un ordine di confisca sui propri beni tramite un incidente di esecuzione. Ha richiesto la ricusazione dei giudici dell'esecuzione, poiché gli stessi avevano confermato la confisca nel giudizio di merito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, specificando che la ricusazione del giudice dell'esecuzione non è automatica. È necessario dimostrare che il giudice abbia precedentemente espresso una valutazione pregiudizievole specifica nei confronti del terzo, e non solo nei confronti degli imputati originari.
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Sequestro per equivalente: stop alla solidarietà
La Corte di Cassazione interviene sul tema del sequestro per equivalente in caso di concorso di persone nel reato. In una vicenda di frode fiscale su prodotti petroliferi, la Suprema Corte ha stabilito che la misura cautelare non può essere disposta in solido per l'intero profitto nei confronti di un singolo concorrente, ma deve essere limitata alla quota di profitto da lui effettivamente percepita. Se la quota non è determinabile, il profitto totale va diviso in parti uguali. La sentenza annulla parzialmente l'ordinanza impugnata con rinvio per una nuova quantificazione.
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