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Astensione del giudice: no al ricorso contro il rifiuto

L’Imputato ha presentato una formale richiesta di astensione del giudice nei confronti del collegio penale giudicante. Il tribunale ha respinto la sollecitazione, disponendo l’allegazione dell’atto al fascicolo per mancanza di presupposti normativi. Contro questo provvedimento, l’imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando difetto di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che il provvedimento con cui il magistrato non si astiene e inserisce la segnalazione agli atti ha natura meramente ordinatoria e non è impugnabile autonomamente. La parte processuale non può contestare direttamente la mancata astensione, dovendo invece attivare gli specifici rimedi di legge, quali la ricusazione o la richiesta di rimessione del processo ad altra sede giudiziaria. L’imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione di 4.000 euro.

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Pubblicato il 1 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 44667 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 3 n. 44667/2022)

Il caso della richiesta di astensione del giudice

Nel corso di un procedimento penale, la difesa de L’Imputato ha sollecitato l’astensione del giudice. Nello specifico, la parte ha presentato un’istanza formale indirizzata ai componenti del collegio giudicante. L’atto segnalava presunte ragioni di incompatibilità e chiedeva ai magistrati di fare un passo indietro.

Il tribunale ha esaminato la segnalazione ma ha ritenuto del tutto insussistenti i motivi di incompatibilità. I magistrati hanno quindi disposto l’allegazione della richiesta agli atti del fascicolo, proseguendo regolarmente l’udienza. L’Imputato ha contestato questa decisione, presentando ricorso per Cassazione contro il provvedimento del tribunale e denunciando una motivazione apparente.

La natura giuridica dell’astensione del giudice

L’ordinamento processuale disciplina con estremo rigore i casi di incompatibilità del magistrato. L’astensione costituisce una scelta autonoma e doverosa del singolo giudice quando ricorrono gravi ragioni di convenienza o vincoli con le parti del processo.

Se il magistrato non ravvisa profili di parzialità, l’atto con cui ordina il semplice deposito della segnalazione difensiva assume una natura puramente organizzativa interna. Tale scelta non costituisce una sentenza e non decide sul merito dell’accusa penale. Essa fotografa soltanto la valutazione del giudice circa l’assenza dei doveri di rinuncia all’incarico giudicante.

I rimedi a disposizione della difesa contro il magistrato non imparziale

La legge processuale garantisce la tutela del diritto a un processo equo attraverso strumenti tipici e specifici. La parte privata non può costringere il magistrato ad astenersi, ma possiede il potere di ricusarlo formalmente davanti a una sezione diversa del tribunale.

Qualora sussistano situazioni ambientali gravi e idonee a turbare la libertà di determinazione dell’intero ufficio giudiziario, la difesa può anche richiedere la rimessione del processo. Questi rimedi previsti dal codice rappresentano le sole vie legali per rimuovere il giudice sospettato di non essere imparziale.

Le motivazioni: i limiti di impugnabilità nell’astensione del giudice

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso dell’imputato radicalmente inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribadito che il provvedimento con cui il giudice ordina di allegare agli atti la richiesta difensiva non è ontologicamente impugnabile in sede di legittimità né in altro grado.

La giurisprudenza ha da tempo chiarito che persino i provvedimenti di accoglimento dell’astensione non possono essere impugnati con ricorso per Cassazione. A maggior ragione, la decisione interna con cui il magistrato esclude di dover fare un passo indietro non ammette alcun ricorso diretto. Le parti non possono aggirare la disciplina della ricusazione mediante ricorsi straordinari contro le decisioni organizzative interne del collegio penale.

Le conclusioni: la pronuncia di inammissibilità e la condanna per la condotta processuale

La Suprema Corte ha respinto definitivamente le pretese del ricorrente, confermando l’efficacia del provvedimento emesso dal tribunale territoriale. La decisione riafferma il principio di tipicità dei mezzi di impugnazione e sbarra la strada a ricorsi dilatori privi di fondamento normativo.

L’inammissibilità dell’impugnazione ha determinato la condanna dell’imputato al rimborso delle spese processuali sostenute dallo Stato. Inoltre, i giudici hanno inflitto al ricorrente una sanzione di 4.000 euro da versare alla Cassa delle ammende per aver promosso una procedura palesemente contraria alle regole del codice di rito penale.

La parte può impugnare direttamente il rifiuto del giudice di astenersi dal processo penale?
No, il provvedimento con cui il giudice ritiene insussistenti i motivi di astensione ha natura ordinatoria e non è impugnabile in Cassazione.

Quale strumento deve utilizzare l’imputato per contestare l’imparzialità del magistrato?
L’imputato deve promuovere un’istanza formale di ricusazione nei casi e nei termini tassativamente previsti dal codice di procedura penale.

Cosa rischia chi propone un ricorso per Cassazione inammissibile su un atto non impugnabile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento di tutte le spese di giudizio e a una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Astensione
La rinuncia spontanea del magistrato a trattare un processo per ragioni di parzialità o legami con le parti.
Ricusazione
La richiesta formale avanzata dalle parti per sostituire un magistrato ritenuto non imparziale.
Inammissibilità
La bocciatura immediata di un atto processuale che non rispetta i requisiti di legge.
Rimessione del processo
Lo spostamento della causa penale a un altro tribunale per gravi situazioni locali che turbano la serenità del giudizio.
Provvedimento ordinatorio
Un atto del tribunale finalizzato alla sola organizzazione interna del processo, privo di contenuto decisorio sul reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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