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Art. 36 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 36 Codice di Procedura Penale

Ricusazione del giudice e sequestro: no a incompatibilità
Una dirigente aziendale imputata per truffa e false comunicazioni sociali proponeva istanza di ricusazione del giudice chiamato a presiedere il collegio di merito. Il magistrato aveva in precedenza confermato un sequestro preventivo da cinque milioni di euro nei confronti dell'imputata. La difesa sosteneva che il magistrato avesse anticipato la propria convinzione sulla colpevolezza analizzando il ruolo societario della donna e le email con allegati contabili alterati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'imputata confermando il rigetto della ricusazione del giudice. I giudici hanno chiarito che la valutazione espressa in sede cautelare reale costituiva un passaggio necessario e funzionale alla decisione sul sequestro, senza alcuna indebita anticipazione sul merito della res iudicanda (questione principale da decidere nel processo).
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Ricusazione del giudice e associazione: i limiti dell’istanza
L'Imputato ha presentato istanza di ricusazione del giudice verso due componenti del collegio, sostenendo la loro parzialità poiché iscritti alla medesima associazione di magistrati costituitasi parte civile nel processo. La difesa sosteneva che l'eventuale vittoria economica dell'ente e la comunanza di intenti ideologici avrebbero avvantaggiato i singoli magistrati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la ricusazione del giudice richiede un interesse personale, diretto e concreto nella causa. La semplice iscrizione a un'associazione sindacale di categoria non crea un beneficio economico né un pregiudizio morale tale da cancellare la presunzione di terzietà dell'organo giudicante.
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Ricusazione del giudice: stop a ricorsi generici
Un imputato ha presentato formale istanza di ricusazione del giudice nei confronti del Presidente e del Consigliere relatore del Collegio di Cassazione. Il ricorrente ha sostenuto genericamente la mancata imparzialità dei magistrati, lamentando di essere già stato condannato troppe volte dagli stessi giudici in precedenti procedimenti. La Suprema Corte ha dichiarato la richiesta totalmente inammissibile a causa dell'assoluta genericità delle affermazioni e della totale assenza di fatti specifici a sostegno della tesi difensiva. Per effetto di questa decisione, il cittadino perde la causa e subisce la condanna al pagamento di tutte le spese di giudizio, oltre a dover versare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver promosso una procedura pretestuosa e priva di basi concrete.
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Ricusazione del giudice: no al sospetto per i rinvii negati
L'Imputato ha presentato istanza di ricusazione del giudice sostenendo che il rigetto delle proprie richieste di rinvio dell'udienza e di restituzione nei termini per svolgere l'esame testimoniale costituisse una manifestazione anticipata di colpevolezza. La Corte di Appello ha dichiarato l'istanza inammissibile. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità, precisando che la ricusazione del giudice non può fondarsi sulle ordinarie decisioni organizzative del processo. I provvedimenti ordinatori del magistrato sulle udienze non rappresentano un'indebita anticipazione del giudizio di merito sulla responsabilità penale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricusazione del giudice: fatti distinti escludono la parzialità
La Parte Civile ha presentato istanza di ricusazione del giudice penale perché lo stesso magistrato aveva precedentemente assolto un parente degli imputati per un episodio simile di blocco del passaggio stradale avvenuto anni prima. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile l'istanza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo che la ricusazione del giudice richiede la rigorosa coincidenza sia del fatto storico sia della persona giudicata. Episodi cronologicamente distinti con imputati differenti non minano la terzietà del magistrato. Le gravi ragioni di convenienza giustificano l'astensione spontanea ma non consentono la ricusazione da parte dei privati. La ricorrente ha subito la condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Ricusazione del giudice: tra scelte in aula e ostilità reale
Una parte civile ha proposto la ricusazione del giudice dell'udienza preliminare, sostenendo che la mancata ammissione di alcuni documenti dimostrasse un grave pregiudizio nei suoi confronti. La Corte di appello ha rigettato l'istanza, ritenendo le scelte del magistrato ordinaria gestione del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino. I giudici di legittimità hanno chiarito che la ricusazione del giudice per grave inimicizia non può fondarsi su semplici scelte processuali o presunte violazioni di legge interne al giudizio. Tale inimicizia deve invece derivare da rapporti personali esterni e oggettivi, estranei all'attività giudiziaria. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricusazione del giudice: il GIP tra cautela e prove è imparziale
L'Indagato ha presentato istanza di ricusazione del giudice per le indagini preliminari (GIP), sostenendo che il magistrato fosse incompatibile a condurre l'incidente probatorio. Il motivo risiedeva nel fatto che lo stesso GIP aveva precedentemente disposto una misura cautelare e autorizzato intercettazioni nei confronti di un coindagato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'inammissibilità della richiesta. I giudici hanno chiarito che l'assunzione di prove nell'incidente probatorio ha natura preparatoria e non decisoria sul merito. Di conseguenza, non si configura alcuna incompatibilità o causa di ricusazione del giudice per atti compiuti all'interno della medesima fase delle indagini preliminari, poiché non è possibile disporre di un magistrato diverso per ogni singolo atto investigativo.
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Ricusazione del giudice: i sospetti generici costano caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una persona offesa che chiedeva la ricusazione del giudice per le indagini preliminari. La Corte d'Appello aveva già respinto l'istanza perché tardiva e generica. Il ricorrente lamentava la mancata attività istruttoria sui suoi sospetti di relazioni occulte del magistrato. La Cassazione ha chiarito che la ricusazione del giudice non può basarsi su sospetti generici per avviare indagini esplorative, spettando invece alla parte l'onere di allegare prove concrete. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricusazione del giudice: quando l’astensione spegne la lite
L'Imputato propone ricorso per Cassazione contro l'ordinanza che dichiarava inammissibile la sua istanza di ricusazione del giudice dell'udienza preliminare. L'Imputato lamentava che il magistrato avesse manifestato risentimento dopo la richiesta di ricusazione. Nelle more del giudizio di legittimità, tuttavia, il Presidente del Tribunale accoglie una nuova dichiarazione di astensione presentata dallo stesso magistrato. La Corte di Cassazione dichiara quindi inammissibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il giudice è stato già sostituito, condannando l'Imputato al pagamento delle sole spese processuali.
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Istanza di ricusazione: i rinvii formali non bloccano la difesa
Un indagato ha presentato un'istanza di ricusazione contro il Giudice per le indagini preliminari a causa di una grave inimicizia personale e familiare tra il proprio avvocato e il magistrato. La Corte di Appello ha dichiarato la richiesta inammissibile perché tardiva, ritenendo che andasse presentata prima dell'udienza in camera di consiglio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'indagato. I giudici di legittimità hanno chiarito che, nei procedimenti camerali, il termine di decadenza scatta solo quando si realizza il primo effettivo confronto tra le parti (contraddittorio). I semplici rinvii dell'udienza non avviano questo confronto. Di conseguenza, l'istanza di ricusazione è stata considerata tempestiva e la Corte di Appello dovrà ora valutarla nel merito.
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Ricusazione del giudice: quando il no alle prove non è parzialità
Un imputato ha presentato un'istanza di ricusazione del giudice ritenendo che il rigetto di alcune prove e la valutazione sulla gravità dei fatti, espressa nel negare la revoca di una misura cautelare, dimostrassero parzialità. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta per vizi di forma e infondatezza. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la ricusazione del giudice non può fondarsi sul legittimo esercizio delle sue funzioni decisionali. Le valutazioni necessarie per decidere sulle misure cautelari non costituiscono un indebito pregiudizio, anche se sfavorevoli alla difesa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricusazione Giudice: Rigetto di Istanze non Prova la sua Parzialità
Un soggetto, destinatario di una confisca di prevenzione, ha chiesto la ricusazione del giudice d'appello sostenendo che avesse manifestato un pregiudizio. La presunta parzialità deriverebbe dal rigetto di due sue istanze istruttorie, interpretato come un'anticipazione della decisione finale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che il semplice rigetto di richieste procedurali non è una prova sufficiente di parzialità né un motivo valido per la ricusazione del giudice, in quanto rientra nella normale gestione del processo. L'interessato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Ricusazione e imparzialità del giudice
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso relativo alla **ricusazione** di un collegio giudicante in un procedimento di prevenzione patrimoniale. Il ricorrente lamentava l'incompatibilità dei giudici che avevano precedentemente restituito gli atti al Pubblico Ministero per integrazioni probatorie. La Suprema Corte ha stabilito che tale attività non è pregiudicante, in quanto il procedimento di prevenzione è unitario e la valutazione sulla sufficienza degli atti non anticipa il giudizio finale sulla confisca dei beni.
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Rimessione del processo: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile una richiesta di rimessione del processo avanzata da un avvocato. La Corte ha stabilito che l'inimicizia personale con i magistrati della pubblica accusa non integra la 'grave situazione locale' necessaria per giustificare il trasferimento del procedimento, che deve invece derivare da un fenomeno esterno al processo che minacci concretamente l'imparzialità dell'organo giudicante.
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Partecipazione associazione mafiosa: prova e ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per partecipazione associazione mafiosa ed estorsione, rigettando i ricorsi degli imputati. La sentenza affronta temi cruciali come l'incompatibilità del giudice, l'utilizzabilità delle dichiarazioni tardive dei collaboratori di giustizia nei riti abbreviati e la validità delle testimonianze delle vittime precedentemente reticenti per timore. La Corte ha ritenuto che la prova della stabile appartenenza al clan fosse solidamente fondata su un insieme di elementi convergenti, superando le obiezioni difensive sulla presunta genericità delle accuse.
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Periculum in mora: annullato sequestro senza motivazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17673/2024, ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per un importo di oltre 1,7 milioni di euro. La decisione si fonda sulla mancata motivazione da parte del Tribunale del riesame riguardo al 'periculum in mora', ovvero il rischio concreto che, nelle more del giudizio, i beni potessero essere dispersi. La Suprema Corte ha ribadito che l'anticipazione degli effetti della confisca richiede una giustificazione specifica sulla necessità e urgenza della misura, che nel caso di specie era assente.
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Ricusazione giudice: quando è infondata?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della ricusazione del giudice. Con la sentenza n. 37635/2024, ha stabilito che non sussiste motivo di ricusazione se un giudice ha già valutato lo stesso imputato in un procedimento diverso per un 'fatto storico' differente, anche se il reato contestato è della stessa natura (associazione mafiosa) e le fonti di prova sono parzialmente sovrapponibili. La diversità del periodo temporale della condotta è cruciale per escludere il pregiudizio all'imparzialità.
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Ricusazione del giudice: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona offesa che chiedeva la ricusazione del giudice per le indagini preliminari. La richiesta si basava sul fatto che lo stesso giudice, archiviando un precedente procedimento per appropriazione indebita, avesse espresso valutazioni che, secondo il ricorrente, anticipavano il giudizio su un secondo reato collegato (frode processuale). La Corte ha stabilito che la valutazione del giudice, essendo funzionale alla decisione di archiviazione e quindi un atto dovuto, non costituisce un'indebita manifestazione di convincimento e non viola il principio di imparzialità. La ricusazione del giudice è quindi inammissibile in questi casi.
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Ricusazione del giudice: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la ricusazione del giudice del Tribunale di Sorveglianza per 'inimicizia grave'. La Corte ha stabilito che i provvedimenti sfavorevoli, se rientrano nel normale esercizio delle funzioni giurisdizionali, non costituiscono prova di inimicizia personale e non giustificano la ricusazione del giudice. Il rigetto si basa sulla distinzione tra atti processuali, impugnabili con i mezzi ordinari, e rapporti personali esterni al processo, unici rilevanti per la ricusazione.
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Ricusazione giudice: valida anche dopo la condanna?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di ricusazione del giudice è ammissibile anche dopo la lettura del dispositivo di condanna, se il processo prosegue con l'udienza per la valutazione di una pena sostitutiva (ex art. 545-bis c.p.p.). Tale udienza è considerata parte integrante della fase giurisdizionale. La Corte ha annullato l'ordinanza che riteneva tardiva l'istanza, precisando che il termine per la ricusazione decorre dalla conoscenza effettiva dei fatti e non da semplici sospetti.
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