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Art. 357 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 357 Codice Penale

Estorsione giudiziaria: quando una causa è reato
Un soggetto avviava una serie di cause civili con richieste di risarcimento esorbitanti. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23907/2024, ha chiarito che l'abuso del processo attraverso azioni seriali e pretestuose, finalizzate non a vincere la causa ma a costringere la controparte a una transazione economica ingiusta, configura il reato di tentata estorsione giudiziaria. La Corte ha quindi annullato la decisione del tribunale del riesame, che aveva escluso il reato, rinviando per una nuova valutazione dei fatti.
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Pluralità di truffe: reati distinti o unico crimine?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21116/2024, ha annullato una condanna per truffa aggravata, stabilendo un principio fondamentale sulla pluralità di truffe. La Corte ha chiarito che raggirare più persone con promesse di lavoro costituisce una serie di reati distinti e non un'unica truffa collettiva. Questa distinzione è cruciale per il calcolo della prescrizione, che deve essere valutata per ogni singolo episodio criminoso. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Incaricato di pubblico servizio: il ruolo del liquidatore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del liquidatore di una società municipalizzata, accusato di peculato. La sentenza conferma che per definire un soggetto come incaricato di pubblico servizio non basta la natura 'in house' della società, ma è decisiva la funzione pubblica dell'attività svolta. La Corte ha ritenuto legittimo anche il sequestro preventivo, giustificato dal rischio concreto di dispersione del patrimonio dell'indagato.
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Confisca allargata: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso del titolare di una scuola guida accusato di falso e istigazione alla corruzione. Mentre ha confermato la legittimità del sequestro preventivo per i reati contestati, ha annullato la confisca allargata sui beni dell'indagato per totale assenza di motivazione. La Corte ha stabilito che il giudice non può limitarsi a indicare il reato presupposto, ma deve confrontarsi specificamente con le prove difensive sulla legittima provenienza del patrimonio.
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