Un professionista è stato condannato per il reato di esercizio abusivo della professione medica. Il Tribunale aveva ordinato la confisca dell'intero immobile adibito a studio, che coincideva in parte con l'abitazione familiare. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, annullando la confisca con rinvio. I giudici di legittimità hanno stabilito che, per confiscare un immobile in caso di esercizio abusivo della professione, non basta la sistematicità dell'attività illecita. Occorre dimostrare un nesso strumentale esclusivo, intrinseco e non occasionale tra il bene e il reato, accertando che la struttura sia specificamente e oggettivamente predisposta per compiere l'illecito, evitando così una sproporzionata compressione del diritto di proprietà.
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