LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 346-bis Codice Penale — Sezione Seconda Penale

Altri anni per Art. 346-bis Codice Penale

Traffico di influenze illecite: Sequestro confermato, autonomia del reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una persona indagata per traffico di influenze illecite, confermando il sequestro preventivo di 212.000 euro. L'indagata, legale rappresentante di una società, avrebbe ricevuto parte delle somme illecite percepite da un mediatore che sfruttava relazioni con un Commissario per l'emergenza Covid per ottenere commesse di mascherine. La Corte ha ribadito che il traffico di influenze illecite è un reato autonomo, punibile anche se il pubblico ufficiale non è corrotto o non ha commesso un reato più grave come l'abuso d'ufficio. La sentenza ha chiarito la distinzione tra questo reato e il concorso in corruzione, sottolineando la validità del sequestro.
Continua »
Formula assolutoria: quando l’imputato può fare ricorso
L'Imputato, prosciolto in appello dal reato di traffico di influenze illecite con la formula assolutoria 'perché il fatto non è previsto dalla legge come reato' a seguito di riforme normative, propone ricorso in Cassazione. Il ricorrente richiede la sostituzione con una formula assolutoria più favorevole, come 'il fatto non sussiste', per evitare possibili conseguenze nei procedimenti civili o disciplinari pendenti. La Corte di Cassazione riconosce l'interesse del prosciolto a impugnare la decisione. Tuttavia, i giudici rigettano il ricorso nel merito: la modifica legislativa che ha ristretto i confini della norma incriminatrice rende tecnicamente corretta solo la formula adottata. Di conseguenza, la Suprema Corte conferma l'assoluzione formulata e condanna l'imputato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Revisione della sentenza: condanna ferma se l’altro è assolto
Un intermediario, condannato in via definitiva per corruzione, ha richiesto la revisione della sentenza. La sua richiesta si fondava sull'assoluzione dei presunti funzionari pubblici corrotti in un altro processo e su nuove prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revisione della sentenza non può essere concessa se i nuovi elementi non portano all'assoluzione totale, ma solo alla riqualificazione del fatto in un reato diverso e meno grave, come il traffico di influenze illecite. Di conseguenza, la condanna originaria resta ferma e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Traffico di influenze illecite: scontro tra truffa e reato
Un detenuto, d'accordo con un complice, ha indotto un altro carcerato a promettere tremila euro per evitare un imminente trasferimento in Sardegna, millantando l'intervento di un agente penitenziario. Dopo varie vicende giudiziarie, la Corte d'Appello ha riqualificato il fatto come traffico di influenze illecite. L'imputato ha fatto ricorso, contestando la continuità tra il vecchio reato di millantato credito e la nuova fattispecie. La Seconda Sezione Penale della Cassazione ha rilevato un profondo contrasto giurisprudenziale sul punto. Di conseguenza, con l'ordinanza in esame, i giudici hanno deciso di rimettere la questione alle Sezioni Unite per stabilire se esista una reale continuità normativa tra le due norme o se la condotta debba essere considerata semplice truffa.
Continua »
Utilizzabilità delle intercettazioni: prove illegittime e truffa
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della utilizzabilità delle intercettazioni telefoniche in un procedimento per truffa aggravata ai danni dello Stato e traffico di influenze illecite. Tre imputati hanno contestato l'uso di registrazioni nate da un'indagine per corruzione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la truffa aggravata è un reato contro il patrimonio e non contro la pubblica amministrazione. Inoltre, entrambi i reati non superano le soglie di pena previste dalla legge per consentire l'uso delle intercettazioni. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza di condanna per questi tre soggetti, disponendo un nuovo processo senza l'utilizzo di tali prove. Al contrario, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di altri due imputati che avevano concordato la pena in appello.
Continua »
Tentata estorsione o recupero crediti? Il caso della tangente
Due soggetti, padre e figlio, hanno tentato di costringere con minacce il titolare di una ditta edile a restituire cinquantacinquemila euro. Tale somma era stata precedentemente versata a terzi come tangente per ottenere un appalto pubblico. Le minacce hanno coinvolto anche la suocera della vittima. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentata estorsione, rigettando la richiesta di qualificare il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni. I giudici hanno chiarito che la richiesta di restituzione di una tangente, essendo legata a una causa illecita, non può ricevere alcuna tutela legale o giudiziaria. Di conseguenza, l'uso della violenza o della minaccia per recuperare una somma illecita integra sempre il reato più grave di estorsione e non quello di autotutela di un diritto.
Continua »
Dissequestro parziale per tasse: la guida legale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società che ha richiesto il dissequestro parziale di somme vincolate per poter pagare le imposte (IRES e IRAP) maturate sui profitti oggetto di indagine. Il Tribunale del riesame aveva negato lo svincolo basandosi su ipotesi congetturali circa la capacità della società di ottenere prestiti bancari o di utilizzare riserve pregresse. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, sottolineando che il giudice deve verificare con prove concrete l'impossibilità di adempiere agli obblighi fiscali senza lo svincolo delle somme, al fine di garantire la continuità aziendale.
Continua »
Sospensione condizionale pena: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un ex pubblico ufficiale, rigettando il suo ricorso. La sentenza chiarisce due punti fondamentali: primo, la valutazione della pena può basarsi sulla durata e ripetitività del reato per negare le attenuanti e superare il minimo edittale; secondo, e più importante, la sospensione condizionale della pena è preclusa a chi ha una precedente condanna a pena detentiva, anche se il reato è estinto o è intervenuta la riabilitazione.
Continua »
Presunzione esigenze cautelari: il tempo non basta
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato ai domiciliari per intestazione fittizia aggravata dal metodo mafioso. La difesa sosteneva la cessazione delle esigenze cautelari per il tempo trascorso e la caduta di altre accuse. La Corte conferma che la presunzione di esigenze cautelari per reati di mafia non è superata dal solo 'tempo silente' o dall'assenza di precedenti, data la gravità dei legami con l'associazione criminale.
Continua »
Millantato credito: abolitio criminis e conseguenze
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per un fatto originariamente qualificato come millantato credito, poi riqualificato come tentativo di traffico di influenze illecite. La decisione si fonda sul principio di abolitio criminis, poiché la norma sul millantato credito è stata abrogata senza che vi sia continuità normativa con la nuova fattispecie. Di conseguenza, il fatto commesso nel 2005 non è più previsto dalla legge come reato.
Continua »
Misura interdittiva: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imprenditore colpito da una misura interdittiva che gli vietava di esercitare attività professionali. L'imprenditore aveva richiesto la revoca della misura, sostenendo che il pericolo di reiterazione del reato fosse venuto meno a seguito del cambiamento delle amministrazioni comunali coinvolte. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando la misura sebbene limitata ai comuni di maggiore interesse. La sentenza ha stabilito che il rischio di recidiva va valutato sulla base della personalità dell'indagato e del suo consolidato modus operandi, rendendo la misura interdittiva proporzionata e legittima anche in un mutato contesto politico.
Continua »
Risarcimento danno penale: la prova per la condanna
Due individui hanno impugnato una sentenza che confermava una provvisionale a titolo di risarcimento del danno per truffa, nonostante il reato fosse prescritto. I ricorsi si basavano sul rigetto di una perizia fonica su una registrazione chiave e sullo standard di prova applicato per il risarcimento danno penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, affermando che i giudici di merito hanno correttamente valutato l'attendibilità della prova audio sulla base di altri elementi convergenti e hanno legittimamente confermato la responsabilità civile dopo una piena valutazione dei fatti, come richiesto dall'art. 578 c.p.p. anche in caso di prescrizione.
Continua »
Ricorso inammissibile: i limiti del riesame cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza che confermava una misura cautelare per traffico di influenze illecite. La Corte ha stabilito che il ricorso era volto a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e che i motivi relativi alle esigenze cautelari erano generici. La decisione sottolinea che il trascorrere del tempo non è di per sé sufficiente a escludere il pericolo di reiterazione del reato, specialmente in presenza di legami con sodalizi mafiosi.
Continua »
Doppio deposito ricorso: la PEC non esclude la posta
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di doppio deposito ricorso, l'inammissibilità di un primo atto inviato via PEC per vizi formali non invalida un secondo atto, inviato con mezzi tradizionali come la raccomandata, se quest'ultimo risulta tempestivo. La Corte ha inoltre annullato una condanna per il reato di millantato credito, confermando che la fattispecie è stata abrogata e non sussiste continuità normativa con il nuovo reato di traffico di influenze illecite.
Continua »
Carenza d’interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore, accusato di corruzione e omicidio colposo, contro una misura cautelare. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza d'interesse, poiché la misura restrittiva era stata revocata nelle more del giudizio e il ricorrente non aveva manifestato la volontà di proseguire ai fini della riparazione per ingiusta detenzione.
Continua »
Traffico di influenze illecite: annullamento e prescrizione
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio una sentenza di condanna per traffico di influenze illecite a carico di un imprenditore e di un dirigente pubblico. La decisione si fonda sul mancato rispetto, da parte della Corte d'Appello, delle indicazioni fornite in un precedente annullamento con rinvio, in particolare sulla necessità di dimostrare il 'nesso sinallagmatico' tra il vantaggio ottenuto dal dirigente (pagamento di lavori edili privati) e la sua presunta mediazione illecita. A causa di questo vizio di motivazione e del decorso del tempo, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione.
Continua »
Traffico di influenze illecite: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la misura cautelare per un ex agente accusato di traffico di influenze illecite. L'imputato avrebbe ricevuto denaro per mediare il superamento di un concorso pubblico. La Corte chiarisce che il reato si configura quando il prezzo remunera solo il mediatore, a differenza della corruzione, e dichiara inammissibile il ricorso basato su una rivalutazione dei fatti.
Continua »
Abolitio criminis: traffico influenze e ricalcolo pena
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di corruzione e traffico di influenze illecite. A seguito di una recente riforma legislativa, la Corte ha dichiarato l'abolitio criminis per il reato di traffico di influenze, annullando la relativa condanna. Per i restanti capi di imputazione per corruzione, la sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte di Appello per un corretto ricalcolo della pena, criticando la carenza di motivazione nell'individuazione del reato più grave e nella determinazione degli aumenti di pena conseguenti.
Continua »
Errore di fatto Cassazione: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti del ricorso straordinario per errore di fatto. In un caso complesso, la Corte riconosce un errore di percezione commesso in un precedente giudizio di legittimità, ma dichiara il ricorso inammissibile. La ragione risiede nella mancata dimostrazione, da parte del ricorrente, della decisività dell'errore. L'analisi sottolinea che non basta individuare la svista del giudice; è necessario provare che, senza quell'errore, la decisione sarebbe stata diversa. Questo principio si rivela cruciale, specialmente quando l'errore riguarda un motivo di ricorso che, a un esame più attento, si sarebbe comunque rivelato infondato.
Continua »
Divieto di reformatio in peius: limiti sulla pena
La Corte di Cassazione affronta il principio del divieto di reformatio in peius in un caso di induzione indebita. Un'imputata, assolta da vari capi d'accusa in sede di rinvio, vedeva la sua pena per l'unico reato residuo fissata in misura superiore alla pena base della sentenza annullata. La Suprema Corte ha accolto il ricorso su questo punto, annullando senza rinvio la sentenza e rideterminando la pena. È stato stabilito che, nel giudizio di rinvio, la pena per il reato residuo non può superare la pena base calcolata per il reato più grave nella precedente pronuncia, anche se la pena complessiva di allora era superiore a causa del cumulo giuridico per altri reati.
Continua »