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Art. 345 Codice di Procedura Civile

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Uso aziendale: quando una prassi diventa diritto
Due farmaciste si vedono richiedere la restituzione di un'indennità percepita per anni. La Cassazione interviene, stabilendo che una prassi consolidata, o "uso aziendale", può creare un diritto per i lavoratori. La Corte ha cassato la sentenza di merito, rinviando il caso per accertare la natura giuridica dell'ente datore di lavoro e verificare se la prassi continuativa possa essere considerata una fonte di obbligazione al pari di un accordo collettivo, bloccando così la richiesta di restituzione.
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Prelazione agraria: esclusa per destinazione edilizia
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una proprietaria terriera che rivendicava il diritto di prelazione agraria su un fondo confinante. La decisione si fonda sul principio che la potenziale destinazione edilizia, industriale o turistica di un terreno, prevista dagli strumenti urbanistici, è sufficiente a escludere tale diritto, a prescindere dall'uso agricolo attuale. La Corte ha inoltre chiarito diversi aspetti procedurali, come l'ammissibilità di documenti formatisi dopo la scadenza dei termini.
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Indennità sostitutiva: onere della prova sul datore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di un ente pubblico, stabilendo che in caso di mancata fruizione del riposo compensativo, spetta al datore di lavoro dimostrare di averlo concesso. Il lavoratore deve solo allegare di non aver goduto del riposo, senza necessità di provare una previa richiesta formale. La mancata concessione del riposo per esigenze di servizio obbliga il datore al pagamento dell'indennità sostitutiva riposo compensativo, qualificata come un inadempimento contrattuale.
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Liquidazione controllata: quando si avvia la procedura?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice nomina di un Organismo di Composizione della Crisi (OCC) non costituisce un procedimento giudiziario pendente e, pertanto, non può impedire l'apertura di una liquidazione controllata. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una debitrice, chiarendo che la procedura di esdebitazione inizia solo con il deposito della domanda al giudice competente tramite l'OCC, non con il solo conferimento dell'incarico. Inoltre, per bloccare la liquidazione non basta una generica assenza di beni, ma è necessaria la certezza assoluta che non vi siano attivi da liquidare, neanche in futuro.
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Prova della simulazione: limiti del ricorso in Cassazione
Un'erede impugna la vendita di un immobile effettuata dal nipote della defunta, sostenendo la mancanza di prova della simulazione. I giudici di merito rigettano la domanda e la Corte di Cassazione conferma la decisione, dichiarando i motivi di ricorso inammissibili. La sentenza chiarisce i limiti del sindacato della Suprema Corte sulla valutazione delle prove, il funzionamento della regola della "doppia conforme" e l'inammissibilità di nuove eccezioni e prove in appello.
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Vendita immobile nulla: la dichiarazione non basta
La Corte di Cassazione chiarisce che una vendita immobile nulla per la mancanza delle dichiarazioni urbanistiche previste dalla legge non può essere sanata con la semplice produzione in giudizio del documento mancante. È necessario un apposito e formale atto di conferma. La pronuncia esamina una compravendita immobiliare contestata tra eredi, dove un contratto era stato giudicato nullo in primo grado. La Corte d'Appello aveva riformato la decisione, ritenendo sufficiente una dichiarazione prodotta in sede di gravame. La Cassazione ha cassato la sentenza d'appello, riaffermando il rigore formale richiesto per la sanatoria di tali nullità.
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Canoni demaniali: la Cassazione sui conguagli
Una associazione sportiva ha contestato la richiesta di pagamento di un conguaglio sui canoni demaniali per il periodo 1989-2000, sostenendo il diritto a riduzioni e l'applicabilità di un condono. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che la definitività dei canoni versati non sana gli usi non conformi della concessione, come l'ormeggio di imbarcazioni private. Inoltre, ha chiarito che il condono previsto dalla legge non si applica alle sanzioni per occupazione abusiva ma solo alle controversie sui criteri di calcolo dei canoni.
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Violazione distanze legali: confine e domanda
In una causa per violazione distanze legali tra edifici, la Corte di Cassazione ha stabilito che, se la linea di confine è incerta, il giudice deve accertarla come presupposto per decidere sulla violazione, anche senza una specifica richiesta delle parti. La Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente ritenuto che le parti avessero concordato il confine in un muro esistente, commettendo un travisamento del fatto processuale e omettendo di pronunciarsi sulla reale domanda dell'attore.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
Una controversia sulle distanze tra costruzioni arriva in Cassazione. La Corte annulla la sentenza d'appello per motivazione apparente, poiché i giudici si erano limitati a richiamare la decisione di primo grado senza analizzare criticamente i motivi del gravame. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Onere della prova restituzione somma: la Cassazione
Un soggetto chiedeva la restituzione di una somma di denaro, sostenendo fosse un prestito. La controparte eccepiva si trattasse di una liberalità. La Cassazione, confermando la decisione d'appello, ribadisce che l'onere della prova per la restituzione di una somma grava su chi agisce in giudizio. L'attore deve dimostrare non solo la consegna del denaro, ma anche il titolo giuridico che obbliga alla restituzione, rigettando il ricorso per mancanza di tale prova.
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Notifica avviso di addebito: quando è valida?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la notifica di un avviso di addebito I.N.P.S. tramite raccomandata con 'invio diretto' è valida secondo le regole del servizio postale ordinario. Non è necessaria la seconda raccomandata informativa (C.A.D.) prevista per gli atti giudiziari. Di conseguenza, l'opposizione presentata da un contribuente è stata respinta perché tardiva, essendo il termine decorso dalla perfezione della notifica per compiuta giacenza.
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Giudizio di rinvio: i limiti dopo la Cassazione
In una complessa vicenda di espropriazione per pubblica utilità durata decenni, la Corte di Cassazione interviene per definire i limiti del giudizio di rinvio. Dopo una precedente pronuncia che aveva circoscritto l'oggetto del contendere alla sola rideterminazione di una voce di danno, la Corte d'Appello aveva riesaminato anche questioni già coperte da giudicato. La Suprema Corte ha cassato tale decisione, ribadendo che il giudice del rinvio deve attenersi scrupolosamente ai punti indicati dalla Cassazione, senza poter rimettere in discussione aspetti della controversia ormai definitivi.
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Notifica cartella esattoriale PEC: PDF è valido
Un contribuente ha impugnato una comunicazione di iscrizione ipotecaria, sostenendo la nullità della notifica delle cartelle esattoriali sottostanti, avvenuta via PEC in formato PDF anziché P7M. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la piena validità della notifica della cartella esattoriale via PEC in formato PDF. La Corte ha chiarito che tale modalità, equiparabile a una copia per immagine di un documento cartaceo, è ammessa dalla legge e che le firme digitali CAdES (tipiche dei PDF) e PAdES (P7M) sono equivalenti. Inoltre, ha ribadito che la prescrizione per i crediti erariali come IRPEF e IVA è decennale e non quinquennale.
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Accordo transattivo: copre anche le sanzioni fiscali?
Una società fornitrice e una acquirente hanno siglato un accordo transattivo per saldare pagamenti e regolarizzare l'IVA. La fornitrice ha poi pagato sanzioni tramite ravvedimento operoso, chiedendone il rimborso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un accordo transattivo onnicomprensivo, se non diversamente specificato, copre tutti gli aspetti economici della controversia, incluse le sanzioni prevedibili, negando così il diritto al rimborso.
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Domanda nuova in appello: la Cassazione chiarisce
Un cittadino, condannato per violazione delle distanze edilizie, ha tentato di modificare in appello il fondamento della sua richiesta di manleva contro il Comune, passando da una responsabilità contrattuale a una extracontrattuale. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di tale modifica, qualificandola come una domanda nuova in appello. La sentenza chiarisce che alterare la causa petendi, ovvero i fatti e il diritto su cui si fonda la pretesa, introduce un tema d'indagine radicalmente diverso, vietato in secondo grado.
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Recesso unilaterale: la decisione della Cassazione
In una controversia su un contratto per la vendita di diritti edificatori, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto di recesso unilaterale dell'acquirente. La Corte ha stabilito che la clausola che consentiva all'acquirente di richiedere la restituzione della somma versata in caso di mancata approvazione del piano edilizio costituiva un valido patto di recesso, legittimamente esercitato. Di conseguenza, il venditore è stato condannato a restituire l'importo ricevuto.
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Valutazione merito creditizio: doveri della banca
Una consumatrice propone un piano di ristrutturazione dei debiti, contestato da un istituto di credito. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della consumatrice, chiarendo che nella valutazione del merito creditizio, la banca non è negligente se si affida alle informazioni fornite dal cliente, senza obbligo di ulteriori verifiche esterne se non ritenute necessarie.
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TARI Attività Stagionale: La Chiusura non Esenta
Una società alberghiera ha contestato un avviso di accertamento TARI, sostenendo che la sua chiusura stagionale giustificasse una riduzione della tassa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il presupposto della TARI è la detenzione di locali potenzialmente idonei a produrre rifiuti. La mera chiusura stagionale, in presenza di una licenza annuale, non è sufficiente a escludere il pagamento. Per l'esenzione, l'impresa deve provare una concreta e oggettiva impossibilità di utilizzare i locali, condizione non soddisfatta dalla semplice inattività volontaria.
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Onere della prova: Cassazione chiarisce i termini
Una società di revisione si opponeva all'esclusione del proprio credito dal passivo di una società fallita. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del fallimento, ha chiarito che l'onere della prova grava interamente sul creditore, il quale deve dimostrare non solo l'incarico ma anche l'effettivo svolgimento della prestazione sin dal ricorso in opposizione, senza possibilità di produrre documenti in un momento successivo, a meno che la curatela non sollevi eccezioni proceduralmente nuove.
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Fideiussione nulla: prova e limiti temporali
La Corte di Cassazione si pronuncia sul caso di una fideiussione stipulata nel 1993, potenzialmente nulla per violazione della normativa antitrust. Un garante sosteneva la nullità basandosi su un provvedimento della Banca d'Italia del 2005 che accertava un'intesa restrittiva della concorrenza in uno schema contrattuale bancario. La Corte di Appello aveva respinto la tesi, limitando l'efficacia probatoria di tale provvedimento al periodo 2002-2005. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del garante, stabilendo che la valutazione dell'applicabilità di quella prova a periodi antecedenti costituisce un accertamento di fatto, non di sua competenza. Ha però chiarito che la nullità antitrust è un'eccezione rilevabile d'ufficio in ogni fase, purché i fatti a supporto siano già agli atti.
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