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Art. 337-sexies Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 337-sexies Codice Civile

Assegnazione casa familiare: no se il figlio disabile non convive
La Corte di Cassazione si pronuncia sull'assegnazione casa familiare figlio disabile. Un padre ricorre contro l'assegnazione dell'immobile alla ex moglie, poiché la figlia maggiorenne con grave disabilità non vive più con lei da anni, ma in una struttura residenziale. La Corte d'Appello aveva confermato l'assegnazione basandosi sulla mera possibilità di un futuro rientro della figlia. La Cassazione ribalta la decisione: l'assegnazione richiede una convivenza attuale e un legame concreto tra figlio, casa e genitore al momento della decisione. La speranza di un futuro rientro non è sufficiente. La causa torna in Appello per una nuova valutazione.
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Assegnazione casa familiare: l’interesse dei figli vince
Una madre, genitore collocatario, si vede revocare l'assegnazione della casa familiare a causa di presunti cattivi rapporti con i parenti dell'ex partner. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'assegnazione casa familiare deve basarsi esclusivamente sul superiore interesse dei figli a rimanere nel loro habitat. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice d'appello 'apparente' e contraddittoria, in quanto priva di prove concrete del pregiudizio per i minori. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Assegnazione casa familiare: l’interesse del minore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5738/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di assegnazione casa familiare. La revoca del godimento dell'immobile non può essere una conseguenza automatica dell'affido condiviso con frequentazione paritetica del minore. I giudici devono fornire una motivazione puntuale e rigorosa, basata esclusivamente sul preminente interesse del figlio a conservare il proprio habitat, specialmente se in tenera età. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva revocato l'assegnazione alla madre senza una specifica valutazione del benessere del minore.
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Assegnazione casa coniugale: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19602/2023, ha confermato la revoca del provvedimento di assegnazione casa coniugale a una madre. La decisione si basa sull'accertata intenzione della donna di trasferirsi in un altro immobile, facendo venire meno il presupposto fondamentale della tutela dell'habitat domestico dei figli. La Corte ha chiarito che la valutazione di tale intenzione è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Indipendenza economica figlio e casa coniugale
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'assegnazione della casa coniugale al padre, poiché il figlio maggiorenne convivente è stato ritenuto economicamente indipendente dopo aver avviato una propria attività imprenditoriale. La sentenza sottolinea che l'ingresso nel mondo del lavoro è il fattore decisivo per l'indipendenza economica del figlio, a prescindere dal successo dell'attività, facendo venir meno il presupposto per il mantenimento del diritto all'abitazione.
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Comodato familiare: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17095/2025, ha stabilito che l'assegnazione della casa coniugale al genitore collocatario dei figli è opponibile al terzo proprietario che aveva concesso l'immobile in comodato familiare. La Corte ha chiarito che tale comodato, finalizzato a soddisfare le esigenze abitative del nucleo familiare, non cessa con la separazione e può essere risolto dal proprietario solo in caso di un bisogno urgente e imprevisto, che deve essere provato.
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