LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 336 Codice di Procedura Penale — Anno 2022

Pagina 2 di 2

Altri anni per Art. 336 Codice di Procedura Penale

Frode in assicurazione: querela dell’assicurato non valida, sentenza annullata
Un individuo è stato condannato per frode in assicurazione, reato previsto dall'Art. 642 c.p. La Corte d'Appello aveva ridotto la pena. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza senza rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che la querela, condizione necessaria per procedere, era stata presentata dall'assicurato, anziché dalla compagnia assicurativa, che è la vera persona offesa dal reato di frode in assicurazione. Questa mancanza ha reso l'azione penale improcedibile, evidenziando la distinzione tra persona offesa e danneggiata.
Continua »
Minaccia senza querela: la Cassazione annulla la condanna
L'imputato subiva una condanna per il reato di minaccia semplice. La difesa contestava la totale assenza dell'atto di denuncia della persona offesa nel fascicolo processuale. Gli accertamenti eseguiti presso il tribunale e le forze dell'ordine hanno confermato la mancata presentazione della formale richiesta punitiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando un insanabile vizio procedurale. I giudici di legittimità hanno dunque annullato la condanna senza rinvio, sancendo l'impossibilità di proseguire l'azione penale per difetto di querela.
Continua »
Legittimazione a sporgere querela: valida anche dal dipendente
La vicenda nasce dalla condanna di alcuni soggetti per il reato di truffa ai danni di attività commerciali. Gli imputati hanno impugnato la sentenza lamentando il difetto di querela. In particolare, la difesa ha sostenuto l'assenza di legittimazione a sporgere querela in capo al collaboratore della farmacia danneggiata, privo di formale procura speciale, nonché l'assenza della richiesta di punizione in un'altra denuncia orale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che chi detiene il controllo materiale del bene al momento del reato possiede piena legittimazione ad agire. Gli imputati soccombenti devono pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione di domicilio e denuncia: basta la volontà di punire
Un uomo ha subito una condanna per minaccia grave e violazione di domicilio aggravata dall'uso di violenza. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando l'improcedibilità dell'azione penale. La difesa sosteneva l'assenza di una formale querela e l'inesistenza della violenza necessaria per configurare l'aggravante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il verbale di denuncia esprime in modo univoco la volontà punitiva della persona offesa. Tale elemento attribuisce all'atto pieno valore di querela per entrambi i reati. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Validità della querela per furto: confermata la condanna
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un uomo condannato per furto, il quale ha contestato la validità della querela per furto sporta dalla vittima. L'imputato sosteneva che la persona offesa, cittadina straniera con scarsa conoscenza della lingua italiana, non avesse compreso la reale intenzione di perseguirlo penalmente al momento della denuncia. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente tale tesi, dichiarando il ricorso inammissibile. Le motivazioni difensive non contenevano una critica giuridica puntuale alla decisione di secondo grado, limitandosi a ripetere argomenti già ampiamente smentiti dai giudici territoriali. La Suprema Corte ha dunque confermato la condanna penale, ordinando al ricorrente il rimborso delle spese processuali e il pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per aver attivato un giudizio palesemente privo di fondamento.
Continua »
Condanna per furto annullata per difetto di querela
Due imputati subiscono una condanna iniziale per furto in abitazione. La Corte di Appello riqualifica il fatto in furto semplice ma conferma la condanna. Uno dei due condannati ricorre per Cassazione, sostenendo che la persona offesa ha presentato solo una semplice denuncia e non una querela formale con richiesta di punizione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e rileva il difetto di querela. La semplice esposizione dei fatti non equivale a una richiesta di procedere penalmente. I giudici estendono l'esito favorevole anche al secondo coimputato, il cui ricorso autonomo risultava inammissibile. La Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna perché l'azione penale non poteva proseguire.
Continua »
Reato di truffa: la querela resta valida anche davanti a terzi
L'imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di truffa. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione contestando la validità della querela, sostenendo che la vittima l'avesse presentata alla presenza di terze persone e che il dichiarante non fosse del tutto legittimato, lamentando inoltre un presunto travisamento delle prove testimoniali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che la querela sporta dalla persona danneggiata è pienamente valida anche se redatta davanti a terzi, non costituendo un atto riservato o segreto. La Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Querela per furto contestata ma presente: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto semplice a carico di un'imputata. La ricorrente ha contestato la mancanza della querela per furto, sostenendo l'assenza della condizione di procedibilità per il reato contestato. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente l'impugnazione. Il ricorso era privo di argomentazioni giuridiche precise e non spiegava i collegamenti con la sentenza di secondo grado. Inoltre, l'eccezione si è rivelata manifestamente infondata sul piano fattuale, poiché nel fascicolo processuale era presente la querela sporta tempestivamente dalla vittima presso le forze dell'ordine. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputata al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Lesioni personali e minaccia: ricorso respinto e querela valida
L'Imputato è stato condannato per i reati di lesioni personali e minaccia ai danni della Persona Offesa. L'Imputato ha proposto ricorso contestando la tardiva acquisizione agli atti della querela, depositata solo durante la discussione finale, oltre all'attendibilità della vittima. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i documenti necessari per verificare la procedibilità dell'azione penale possono entrare nel fascicolo processuale in qualsiasi momento del giudizio. Inoltre, per configurare la minaccia basta la sola idoneità a intimidire la vittima, mentre l'aggressione fisica è stata provata dal referto medico e da un testimone. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Condizione di procedibilità della querela: riserva non basta
L'Imputato veniva condannato in grado di appello per il reato di furto. La Persona Offesa aveva presentato una denuncia dichiarando espressamente di riservarsi la presentazione della querela formale in un secondo momento. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la mancanza della condizione di procedibilità della querela. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che la semplice riserva non esprime una volontà punitiva attuale e inequivocabile. Poiché la vittima non si era costituita parte civile e mancava la condizione di procedibilità della querela, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza impugnata senza rinvio, determinando il proscioglimento dell'Imputato.
Continua »
Validità della querela: l’azienda vince contro il vizio di forma
Un automobilista era accusato di frode assicurativa. Il Tribunale aveva dichiarato l'improcedibilità del reato, ritenendo invalida la denuncia presentata dal Responsabile Antifrode della compagnia assicurativa poiché privo di procura speciale notarile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando la piena validità della querela. I giudici hanno chiarito che, se lo statuto aziendale delega la rappresentanza ai dirigenti, questi agiscono in virtù del rapporto organico con la società, senza necessità di ulteriori procure notarili. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello.
Continua »
Truffa contrattuale: la firma basta, inutile contestare
Il Ricorrente è stato condannato per truffa continuata e truffa contrattuale. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di una querela formale da parte di una vittima e l'assenza di prove sul danno e sul profitto ingiusto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la querela non richiede formule magiche o solenni: basta la firma su un verbale di denuncia per esprimere la volontà di punire il colpevole. Inoltre, la Cassazione ha stabilito che la valutazione delle prove sulla truffa contrattuale spetta solo ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Il Ricorrente perde la causa ed è condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Validità della querela: basta la firma per salvare il processo
Il Giudice di Pace aveva dichiarato il non doversi procedere per un reato di lesioni personali lievissime, ritenendo invalida la querela proposta oralmente dalla vittima e verbalizzata dalla polizia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore Generale, ribadendo che la validità della querela non dipende dall'uso di formule solenni. Se il verbale, intitolato denuncia/querela, viene riletto, confermato e sottoscritto dalla persona offesa, la volontà di punire il colpevole è chiara e inequivocabile. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata, disponendo la trasmissione degli atti al giudice competente per la prosecuzione del processo.
Continua »
Condizione di procedibilità: la vittima perde il risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Parte Civile contro la sentenza che aveva archiviato il processo per percosse e lesioni a carico dell'Imputata. Il Tribunale aveva rilevato l'assenza della querela, elemento essenziale come condizione di procedibilità. La Parte Civile sosteneva che il giudice avrebbe dovuto acquisire il documento d'ufficio, ma la Cassazione ha chiarito che spetta a chi propone il ricorso dimostrare l'esistenza della querela allegandola direttamente agli atti. Per questo motivo, a causa del difetto di autosufficienza del ricorso, la richiesta della Parte Civile è stata respinta, confermando l'assoluzione dell'Imputata e condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Validità della querela: la Cassazione batte i cavilli formali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per lesioni colpose e minacce gravi, respingendo il suo ricorso. L'imputato sosteneva che la vittima delle lesioni non avesse presentato una formale querela, essendosi limitata a presenziare alla denuncia del marito. I giudici hanno invece ribadito un principio fondamentale sulla validità della querela: non servono formule magiche o espressioni solenni. È sufficiente che la persona offesa descriva i fatti in modo dettagliato e manifesti chiaramente la volontà che il colpevole venga punito. Nel caso specifico, la denuncia presentata conteneva tutti gli elementi necessari per avviare le indagini. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Validità della querela: furto di metallo o legno?
Due soggetti sono stati condannati per il furto di materiali ferrosi e per il porto ingiustificato di due coltelli ai danni di uno stabilimento balneare. Gli imputati hanno fatto ricorso in Cassazione contestando la validità della querela, sostenendo che la custode dello stabilimento avesse denunciato inizialmente solo la sparizione di materiale in legno e non di quello ferroso indicato nel capo d'imputazione. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la validità della querela dipende dall'effettiva volontà della vittima di chiedere la punizione per il fatto-reato subito, interpretando l'atto secondo le regole dei contratti. Poiché la custode aveva riconosciuto come propri anche i materiali ferrosi restituiti al momento della denuncia, la sua volontà punitiva si estendeva all'intero furto.
Continua »
Elezione di domicilio e furto: la Cassazione respinge il ricorso
Un cittadino straniero, accusato di tentato furto di un paio di scarpe in un centro commerciale, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha eccepito la nullità della notifica degli atti, sostenendo l'invalidità dell'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio poiché avvenuta senza interprete. Inoltre, ha contestato la validità della querela sporta da un addetto alla sicurezza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che l'elezione di domicilio è valida in quanto l'imputato risiede in Italia e comprende la lingua. Inoltre, il responsabile della sicurezza di un supermercato è pienamente legittimato a sporgere querela, avendo la custodia dei beni.
Continua »
Validità della querela: la sostanza vince sui formalismi
Il Giudice di Pace dichiarava non doversi procedere nei confronti di tre soggetti accusati di lesioni e minacce, ritenendo invalido l'atto di querela per mancanza di un'esplicita volontà punitiva. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della persona offesa e del Procuratore della Repubblica, annullando la decisione. La Suprema Corte stabilisce che la validità della querela non richiede formule magiche o solenni. L'intestazione stessa dell'atto come "denuncia-querela", unita alla richiesta di essere informati in caso di archiviazione e alla nomina di un difensore per opporsi, esprime in modo inequivocabile la volontà che lo Stato proceda penalmente. Il principio del "favor querelae" impone di interpretare l'atto nel senso più favorevole alla tutela della vittima. Il processo viene quindi rinviato al Giudice di Pace per la celebrazione del giudizio.
Continua »
Appropriazione indebita dell’amministratore: condanna senza sconti
Un'amministratrice di condominio è stata condannata per il reato di appropriazione indebita dell'amministratore per essersi impossessata delle somme versate dai condomini per la gestione dell'immobile. L'imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando la validità della querela e il rifiuto di una perizia contabile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che per la validità della querela non servono formule solenni, ma basta la chiara volontà di punire il colpevole. Inoltre, la richiesta di nuove prove in appello è un fatto eccezionale. L'ex amministratrice perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »