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Art. 33 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 33 Codice Civile

Agevolazione tariffaria ex dipendenti: l’Azienda vince, addio sconto
Un gruppo di pensionati ha citato in giudizio la loro ex Azienda energetica per mantenere uno sconto sulla bolletta elettrica, previsto da un vecchio accordo collettivo. L'Azienda aveva eliminato il beneficio tramite un recesso unilaterale. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Azienda, stabilendo che l'agevolazione tariffaria ex dipendenti non è un 'diritto quesito' (un diritto acquisito e intoccabile). Essa deriva dalla contrattazione collettiva, che può essere modificata o terminata. Poiché il nuovo accordo non conteneva clausole di salvaguardia, la revoca del beneficio è stata ritenuta legittima. I pensionati hanno quindi perso la causa e lo sconto.
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Agevolazione tariffaria: non è un diritto acquisito
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'agevolazione tariffaria sull'energia elettrica, concessa a ex dipendenti di una società energetica, non costituisce un diritto acquisito e permanente. Il beneficio, derivante da contrattazione collettiva e non legato a una specifica prestazione lavorativa, può essere legittimamente revocato a seguito della disdetta del contratto collettivo da parte dell'azienda, non trattandosi di un elemento retributivo intangibile.
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Ultrattività del giudicato: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ultrattività del giudicato formatosi su una precedente controversia è valida anche in un nuovo processo, nonostante l'estinzione del giudizio di rinvio. In un caso riguardante scatti di anzianità per i dipendenti di una casa di cura, la Corte ha confermato che i capi di una sentenza non cassati diventano definitivi e mantengono la loro efficacia. L'estinzione del processo per mancata riassunzione non annulla il giudicato già formatosi sulle questioni decise in via definitiva, garantendo così la stabilità dei diritti accertati.
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Orario minimo part-time: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'orario minimo part-time previsto dal contratto collettivo nazionale non può essere ridotto da un accordo individuale, neppure su richiesta del lavoratore. La Corte ha respinto il ricorso di una società di servizi, condannandola al risarcimento del danno per aver stipulato un contratto con un orario inferiore al minimo legale. È stato inoltre chiarito che le ore lavorate per altri datori di lavoro non possono essere sommate per raggiungere la soglia minima.
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Indennità direttore: sì se coordina più UOC
Un dirigente medico, in qualità di direttore di un distretto sanitario comprendente due Unità Operative Complesse (UOC), si è visto negare l'indennità economica prevista per i direttori di dipartimento. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che per il riconoscimento dell'indennità direttore non conta il nome formale dell'incarico ('nomen'), ma la sostanza delle funzioni svolte. Se l'atto aziendale dell'ente sanitario prevede che la struttura diretta dal dirigente raggruppi più UOC, l'indennità è dovuta.
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Retribuzione onnicomprensiva: no extra per il personale EP
Una dipendente universitaria di categoria EP si è vista negare dalla Corte di Cassazione il diritto a un compenso aggiuntivo per attività svolte in favore di soggetti esterni, sulla base di una convenzione stipulata dall'Ateneo. La Corte ha stabilito che il principio della retribuzione onnicomprensiva, previsto dai contratti collettivi per tale categoria, assorbe anche queste prestazioni, in quanto rientranti nel profilo professionale e non derogabili da normative precedenti come il D.P.R. 382/1980.
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Indennità di amministrazione: sì all’estero (Cass.)
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto all'indennità di amministrazione per i dipendenti pubblici in servizio all'estero. Pur dichiarando inammissibili la maggior parte dei ricorsi per un vizio di procura, la Corte ha accolto la domanda nel merito per le parti ritualmente costituite. Ha stabilito che, per i periodi precedenti alla legge interpretativa del 2011 (poi dichiarata parzialmente incostituzionale), tale indennità va considerata un emolumento fisso e continuativo e quindi corrisposta, cumulandosi con l'assegno di sede. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Restituzione somme indebite: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul caso di una dirigente di un ente pubblico condannata alla restituzione di somme indebite. L'ordinanza stabilisce due principi fondamentali: la restituzione deve avvenire al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, in quanto il lavoratore non ha mai incassato tali importi. Inoltre, gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla data della domanda giudiziale o di un atto di costituzione in mora, e non da una data precedente, presumendo la buona fede del percipiente.
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Agevolazione tariffaria: ricorso inammissibile
Un gruppo di ex dipendenti di una società energetica ha perso la causa per il ripristino di una agevolazione tariffaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha ritenuto il ricorso tecnicamente mal formulato e ha sottolineato che la questione della buona fede della società nel revocare il beneficio era irrilevante. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese legali e pesanti sanzioni per lite temeraria.
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