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Art. 32 Costituzione — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 32 Costituzione

Tollerabilità delle immissioni: il cementificio vince sui vicini
I Proprietari dell'Abitazione hanno citato in giudizio La Società proprietaria di un cementificio per ottenere la cessazione di rumori e vibrazioni nocive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari, confermando che la tollerabilità delle immissioni deve essere valutata considerando la destinazione industriale della zona. I giudici hanno evidenziato che i limiti acustici di legge non erano stati superati e che i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti del danno o dell'intollerabilità dei rumori. Inoltre, le crepe sull'edificio risalivano a un vecchio terremoto e non al passaggio dei mezzi pesanti. Di conseguenza, i proprietari hanno perso la causa e dovranno rimborsare le spese legali.
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Abbattimento barriere architettoniche: l’ascensore batte il decoro
Un condomino ha impugnato la delibera per l'installazione di un ascensore destinato a una condomina disabile, lamentando la violazione delle distanze legali, la perdita di luce e il danno al decoro dell'edificio. La Corte d'Appello ha dichiarato nulla la delibera e ordinato la rimozione dell'impianto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Condominio e dell'erede della condomina. La Suprema Corte ha stabilito che l'abbattimento barriere architettoniche costituisce un principio di solidarietà sociale preminente. Di conseguenza, l'installazione dell'ascensore è legittima anche se comporta lievi sacrifici estetici o di distanza, purché non pregiudichi la stabilità o la sicurezza dell'edificio. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
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Radiazione medico: Cassazione rinvia per vizio notifica
Un medico, radiato dall'albo per aver diffuso informazioni considerate anti-scientifiche sulle vaccinazioni, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, prima di valutare il merito, ha rilevato un vizio nella notifica dell'atto al Pubblico Ministero. Di conseguenza, ha emesso un'ordinanza interlocutoria con cui ha ordinato la rinnovazione della notifica, rinviando la decisione sulla legittimità della radiazione medico.
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Ritenzione illegittima immobile: il risarcimento danni
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26828/2024, ha confermato il diritto del committente al risarcimento del danno per la ritenzione illegittima immobile da parte dell'appaltatore. Il caso riguardava un contratto d'appalto per la ristrutturazione di una villa, al termine del quale l'appaltatore si era rifiutato di consegnare le chiavi per oltre quattro anni. La Corte ha ribadito che l'appaltatore non ha diritto di ritenzione e che il danno per il mancato godimento del bene può essere liquidato in base al suo valore locativo di mercato.
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Attività professionale riservata: limiti e società
Due professionisti hanno citato in giudizio due società, una pubblica "in house" e la sua controllata, accusandole di svolgere illecitamente attività professionale riservata di analisi chimiche. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che tali analisi, se svolte come "controlli interni" per conto degli enti pubblici soci e da personale dipendente qualificato, non costituiscono esercizio abusivo di professione né concorrenza sleale, data l'assenza di un monopolio assoluto e l'operatività al di fuori del mercato.
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Immissioni rumorose: quando manca l’interesse ad agire
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21134/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni residenti contro un supermercato per immissioni rumorose. La decisione si fonda sul principio del difetto di interesse ad agire: poiché le perizie tecniche avevano già accertato che i rumori non superavano la soglia di normale tollerabilità, qualsiasi discussione sulla legittimazione ad agire dei ricorrenti è stata ritenuta irrilevante. In sostanza, anche se avessero avuto il diritto di fare causa, la loro domanda sarebbe stata comunque respinta nel merito.
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Danno in re ipsa: la Cassazione nega il risarcimento
Una lunga controversia relativa a uno scarico fognario abusivo si conclude in Cassazione. La proprietaria di un cortile aveva citato in giudizio i vicini per l'inesistenza di una servitù di scarico e per i danni subiti. Nonostante la successiva rimozione dello scarico, la richiesta di risarcimento è stata portata avanti, invocando un danno in re ipsa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il danno non è automatico ma deve essere specificamente provato. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito che, basandosi su una CTU, avevano escluso la presenza di sversamenti o inquinamento.
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Azione di riduzione: i limiti alla prova in Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un figlio che aveva intentato un'azione di riduzione contro la sorella, lamentando la lesione della sua quota di legittima a causa di donazioni paterne. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo che l'azione è inammissibile se l'erede non accetta l'eredità con beneficio d'inventario quando agisce contro non coeredi. Inoltre, ha sottolineato l'impossibilità per la Cassazione di riesaminare le prove, confermando l'inammissibilità di censure generiche e non adeguatamente provate.
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Immissioni rumorose: quando agire contro il proprietario
In un caso di immissioni rumorose da una palestra, la Cassazione ha stabilito che se per eliminare il disturbo sono necessarie modifiche strutturali all'immobile (come l'installazione di pannelli fonoassorbenti), l'azione legale va intentata contro il proprietario e non contro l'inquilino. La Corte ha chiarito che tale richiesta configura un'azione di natura reale, rendendo il proprietario l'unico soggetto passivamente legittimato a rispondere.
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Uso parti comuni condominio: limiti e decoro
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 17038/2025, ha rigettato il ricorso di un esercente che aveva installato strutture fisse su un marciapiede condominiale. La Corte ha confermato che l'uso delle parti comuni del condominio non può limitare il godimento degli altri condòmini né alterare il decoro architettonico dell'edificio. È stata inoltre ribadita la presunzione di proprietà comune del marciapiede, non superata da prove contrarie.
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Vizio costituzione giudice: nulla la decisione collegiale
Un avvocato si opponeva alla liquidazione del proprio compenso per un'attività svolta in regime di patrocinio a spese dello Stato. La Corte d'Appello rigettava l'opposizione con un'ordinanza emessa da un collegio di giudici. La Corte di Cassazione ha annullato tale provvedimento per vizio costituzione giudice, stabilendo che la competenza a decidere su tale opposizione spetta a un giudice monocratico e non a un collegio, rinviando il caso per un nuovo esame.
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