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Art. 32 Costituzione — Sezione Quinta Penale

Altri anni per Art. 32 Costituzione

Diffamazione sui social network: l’insulto non è critica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di diffamazione a carico di un utente che aveva pubblicato su Facebook insulti gravi contro un noto medico. L'imputato sosteneva di aver agito per provocazione, reagendo a un post in cui il medico esprimeva soddisfazione per la radiazione di un collega contrario ai vaccini. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la soddisfazione per un provvedimento disciplinare legittimo non costituisce un fatto ingiusto. Di conseguenza, non si applica la causa di non punibilità della provocazione. Inoltre, l'uso di espressioni volgari e attacchi personali supera ampiamente il limite della continenza, configurando pienamente il reato di diffamazione sui social network. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Violenza privata: barricarsi in casa è reato
Un individuo con patologie psichiatriche si barricava in casa, impedendo alla madre di entrare. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta integra il reato di violenza privata (art. 610 c.p.). Secondo la Corte, l'atto di barricarsi costituisce la 'violenza' o 'minaccia', mentre l'impedire l'accesso all'abitazione è la 'costrizione' subita dalla vittima. L'appello, basato sulla presunta insussistenza del reato e sulla mancata attualità della pericolosità sociale, è stato dichiarato inammissibile, confermando la misura di sicurezza della libertà vigilata.
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Falsa autocertificazione Covid: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsità ideologica (art. 483 c.p.) a carico di un individuo che aveva presentato una falsa autocertificazione per giustificare uno spostamento tra regioni durante il lockdown Covid. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, stabilendo che le restrizioni alla circolazione imposte via DPCM erano legittime, che l'autocertificazione ha natura di atto pubblico ai fini penali e che l'obbligo di dichiarare il vero non viola il principio di non autoincriminazione.
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Diritti detenuti 41-bis: la Cassazione su CD e riviste
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui diritti dei detenuti in regime 41-bis, analizzando una richiesta per l'acquisto di CD, lettori musicali, riviste e altri oggetti. La Corte ha rigettato sia il ricorso del Ministero della Giustizia che quello del detenuto, stabilendo un delicato equilibrio: il diritto all'ascolto della musica è riconosciuto come un gesto di normalità, ma può essere limitato da concrete esigenze organizzative e di sicurezza, che invece giustificano restrizioni su altri beni come riviste non autorizzate e thermos per prevenire comunicazioni illecite.
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