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Art. 315 Codice di Procedura Penale — Sezione Prima Penale

Altri anni per Art. 315 Codice di Procedura Penale

Riparazione per ingiusta detenzione: limiti al ricorso
Un indagato sottoposto agli arresti domiciliari ottiene la sostituzione della misura cautelare con il solo obbligo di dimora. Il difensore impugna comunque il provvedimento originario davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'inutilizzabilità delle prove per decorrenza dei termini di indagine. La difesa afferma che l'interesse all'impugnazione rimane vivo per richiedere la riparazione per ingiusta detenzione. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile. La legge stabilisce che la misura custodiale cessata rende il ricorso inutile, salvo un espresso mandato per l'indennizzo. L'intenzione di chiedere l'indennizzo costituisce un atto personale dell'imputato e non può basarsi su una semplice deduzione del difensore privo di procura speciale specifica.
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Pena residua: quando non si può sospendere l’esecuzione
Un condannato, dopo aver finito di scontare la sua pena, ha presentato ricorso per un presunto errore nel calcolo della pena residua e per la mancata sospensione dell'ordine di esecuzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che una volta terminata l'esecuzione della pena, il giudice dell'esecuzione perde la sua competenza funzionale. Qualsiasi richiesta di indennizzo per ingiusta detenzione deve essere presentata alla Corte d'Appello, e la questione della sospensione dell'esecuzione diventa priva di interesse.
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