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Art. 311 Codice Penale — Anno 2023

Altri anni per Art. 311 Codice Penale

Sequestro di persona a scopo di estorsione: il debito non scusa
L'Imputato è stato condannato a 17 anni di reclusione per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione ai danni di un uomo, suo debitore per questioni di droga. La difesa ha impugnato la condanna sostenendo che il denaro richiesto fosse un debito pregresso e che la vittima non fosse fisicamente rinchiusa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche se il riscatto serve a pagare un debito illecito precedente. Inoltre, per configurare il sequestro non serve una prigione fisica, ma basta la costrizione psichica e la paura che impediscono alla vittima di fuggire. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Giurisdizione italiana reato estero: basta una telefonata
La Corte di Cassazione affronta un caso di sequestro di persona a scopo di estorsione avvenuto all'estero, ma con richiesta di riscatto telefonica rivolta alla madre della vittima in Italia. L'imputato sosteneva la mancanza di giurisdizione dei tribunali italiani. La Corte ha respinto il ricorso, affermando un principio chiave sulla **giurisdizione italiana reato estero**: è sufficiente che anche un solo 'frammento della condotta', come la telefonata estorsiva, si verifichi sul territorio nazionale per attribuire la competenza al giudice italiano. Di conseguenza, la condanna dell'imputato è stata confermata in via definitiva.
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Ricorso inammissibile per sequestro: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile presentato da due imputati condannati per sequestro di persona a scopo di estorsione. La sentenza chiarisce i limiti del giudizio di legittimità, ribadendo che la Corte non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. Vengono respinti i motivi relativi alla mancata sostituzione della pena e alla presunta insussistenza del dolo specifico, in quanto tentativi di ottenere una nuova valutazione del merito, non consentita in sede di Cassazione.
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