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Art. 31 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 31 Codice Civile

Contratto a tempo determinato: quando è nullo?
Una lavoratrice ottiene la conversione del suo contratto a tempo determinato in indeterminato. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10094/2024, ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della banca subentrante. Il motivo? La causale indicata nel contratto era troppo generica e non specificava le reali esigenze che giustificavano un'assunzione a termine, ribadendo che la valutazione di tale specificità spetta al giudice di merito.
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Contratto a tempo determinato: quando la clausola è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato. La clausola che giustificava il termine era troppo generica, limitandosi a menzionare un generico "incremento di attività" post-fusione, senza specificare le reali e concrete esigenze aziendali. La lavoratrice era stata inoltre impiegata per mansioni diverse da quelle previste, a riprova della non veridicità della causale. Di conseguenza, l'azienda cessionaria del rapporto di lavoro è stata condannata alla riammissione in servizio della dipendente e al risarcimento del danno.
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Demansionamento dirigenza sanitaria: la Cassazione
Un dirigente medico veterinario ha agito in giudizio contro un'azienda sanitaria a seguito di una riorganizzazione che ha comportato la cessazione dei suoi incarichi di direttore. Sosteneva di aver subito un demansionamento e chiedeva il risarcimento dei danni e il pagamento di differenze retributive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La Corte ha stabilito che, nel contesto di una riorganizzazione aziendale, la modifica degli incarichi per la dirigenza sanitaria, che è inquadrata in un ruolo unico, non costituisce automaticamente un demansionamento. Inoltre, ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso volti a una rivalutazione dei fatti e delle prove, confermando la legittimità dell'operato dell'azienda sanitaria.
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Indennità di amministrazione: sì all’estero (Cass.)
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul diritto all'indennità di amministrazione per i dipendenti pubblici in servizio all'estero. Pur dichiarando inammissibili la maggior parte dei ricorsi per un vizio di procura, la Corte ha accolto la domanda nel merito per le parti ritualmente costituite. Ha stabilito che, per i periodi precedenti alla legge interpretativa del 2011 (poi dichiarata parzialmente incostituzionale), tale indennità va considerata un emolumento fisso e continuativo e quindi corrisposta, cumulandosi con l'assegno di sede. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Responsabilità ente successore: i limiti del debito
La Corte di Cassazione ha stabilito i limiti della responsabilità di un Ministero per i debiti previdenziali di un'associazione soppressa le cui funzioni ha assorbito. La responsabilità dell'ente successore non è illimitata (ultra vires), ma circoscritta al valore dei beni ricevuti, includendo sia l'attivo netto della liquidazione sia le risorse strumentali trasferite. L'appello del Ministero è stato respinto perché, pur contestando la tesi della successione universale, non ha scalfito la seconda autonoma motivazione della sentenza d'appello, basata sull'art. 31 c.c., che fonda la responsabilità nei limiti di quanto ricevuto.
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Rimborso iscrizione albo: no per biologi pubblici
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'Azienda Sanitaria Locale non è tenuta a rimborsare le spese di iscrizione all'albo professionale a una propria dirigente biologa, anche se operante in regime di esclusività. Secondo la Corte, l'iscrizione è un requisito essenziale per l'esercizio della professione in sé, e non una spesa sostenuta nel solo interesse del datore di lavoro pubblico. La sentenza ribalta le decisioni dei gradi di merito che avevano invece concesso il rimborso.
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