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Art. 309 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

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Altri anni per Art. 309 Codice di Procedura Penale

Traffico di stupefacenti e dosi minime: confermato il carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio continuato di cocaina. La difesa chiedeva la riqualificazione dei fatti in reati di lieve entità e contestava i gravi indizi dell'esistenza di una consorteria criminale organizzata, evidenziando il ruolo marginale dell'accusato e la vendita di singole dosi. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, sottolineando che l'attività si inseriva in una struttura organizzata stabile, dotata di basi logistiche e telefoni dedicati, con un volume di affari incompatibile con la lieve entità. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Pericolo di Reiterazione: Cassazione annulla misura cautelare per droga
Un individuo, accusato di tentata cessione di 60 kg di hashish, era stato sottoposto a misura cautelare. Il Tribunale del riesame aveva convertito l'arresto in domiciliari. La difesa ha impugnato questa decisione, contestando sia l'identificazione dell'imputato sia la sussistenza del pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha confermato la validità degli indizi di colpevolezza. Tuttavia, ha ritenuto insufficiente la motivazione del Tribunale riguardo l'attualità e la concretezza del pericolo di reiterazione. Per questo motivo, la Cassazione ha annullato l'ordinanza e ha rinviato il caso al Tribunale del riesame per una nuova valutazione su questo punto cruciale.
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Carcere vs Domiciliari: La Cassazione sull’Adeguatezza Misura Cautelare
Un Lavoratore è stato fermato con 6,5 kg di marijuana nel bagagliaio di un'auto a noleggio. Inizialmente, il Giudice ha disposto la custodia cautelare in carcere. La difesa ha chiesto il riesame, sostenendo che gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico fossero una misura sufficiente. Il Tribunale ha confermato il carcere, ritenendo inadeguata la misura meno afflittiva. La Cassazione ha annullato questa decisione, evidenziando che il Tribunale non ha spiegato in modo chiaro e logico perché gli arresti domiciliari, anche con controllo elettronico, non fossero idonei a prevenire la reiterazione del reato, specialmente riguardo all'attività illecita che l'indagato avrebbe potuto compiere dal proprio domicilio. La sentenza sottolinea l'importanza dell'adeguatezza misura cautelare.
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Spaccio di stupefacenti: Lieve entità o pervicace continuità?
Un individuo era stato posto in custodia cautelare in carcere per spaccio di stupefacenti, avendo ceduto cocaina e hashish in una nota piazza di spaccio a Roma per oltre trenta volte. Ha presentato ricorso, sostenendo che il reato dovesse essere considerato di lieve entità e che le esigenze cautelari fossero superate dal suo presunto cambiamento di vita. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la valutazione della lieve entità del reato di spaccio deve considerare tutti gli aspetti della condotta, non solo la quantità di droga. Ha inoltre confermato l'attualità del pericolo di reiterazione dei reati, data la 'pervicace continuità' del comportamento illecito dell'individuo.
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Misure Cautelari: Bando di Gara Pubblicato, Pericolo di Reato Svanito
L'Indagata, accusata di reati di turbativa d'asta, si è vista ripristinare gli arresti domiciliari dal Tribunale di Bari. La decisione si basava sul "pericolo di reiterazione del reato" in relazione a una nuova gara d'appalto. La Corte di Cassazione ha annullato questa ordinanza. Ha ritenuto che la pubblicazione del bando di gara avesse eliminato la concreta possibilità di influenzare la procedura. Le "misure cautelari" devono fondarsi su esigenze attuali. Il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione.
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Gravi indizi di colpevolezza: la Cassazione ordina la scarcerazione
La Corte di Cassazione ha esaminato la posizione di un indagato sottoposto alla custodia cautelare in carcere per presunto spaccio di sostanze stupefacenti. L'accusa si basava su intercettazioni di messaggi contenenti riferimenti a vino e a parti meccaniche, interpretati dai giudici di merito come gergo cifrato per occultare una cessione di droga pagata mediante la vendita simulata di una moto. La difesa ha dimostrato la reale esistenza della compravendita del veicolo e la plausibilità delle espressioni utilizzate. I giudici di legittimità hanno accertato la totale insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, ritenendo l'ipotesi accusatoria fondata su mere congetture smentite dalle prove documentali. La Suprema Corte ha pertanto annullato senza rinvio l'ordinanza applicativa della misura, ordinando la liberazione immediata della persona indagata.
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Custodia Cautelare: Confermata per Droga, Negata la Lieve Entità
Un individuo era in custodia cautelare in carcere per reati di droga. Ha impugnato la decisione del Tribunale del riesame che aveva confermato la misura. I motivi del ricorso riguardavano la competenza del Giudice per le indagini preliminari distrettuale, la mancata applicazione della fattispecie di lieve entità per le condotte contestate e una questione di legittimità costituzionale sui limiti di pena per la custodia cautelare. La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi, confermando la competenza e la non applicabilità della lieve entità, e ha dichiarato infondata la questione di legittimità costituzionale. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Misura Cautelare Annullata: Indizi Insufficienti per Associazione a Delinquere
La Corte di Cassazione ha annullato una misura cautelare di obbligo di dimora e presentazione alla polizia giudiziaria, applicata a un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Il Tribunale di Catanzaro aveva confermato la misura, ma la Cassazione ha ritenuto insufficiente e contraddittoria la motivazione sui gravi indizi di colpevolezza riguardo la partecipazione dell'indagato all'associazione. La motivazione del Tribunale si basava sul ruolo di fornitore di droga dell'indagato, ma non chiariva il suo inserimento nella struttura associativa, contraddicendosi con l'identificazione di altri soggetti come capi. Di conseguenza, l'ordinanza è stata annullata con rinvio per un nuovo giudizio, che dovrà riesaminare la sussistenza dei gravi indizi e delle esigenze cautelari per l'annullamento misura cautelare.
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Sequestro Preventivo: Il Periculum in Mora non è un automatismo
Un giudice aveva disposto il sequestro preventivo di 1.500.000 euro sui conti di alcuni indagati per reati di autoriciclaggio. Il Tribunale del riesame aveva inizialmente annullato il sequestro per mancanza di fumus commissi delicti. La Cassazione aveva poi rinviato il caso al Tribunale, che aveva confermato il sequestro. La Suprema Corte, con questa sentenza, ha annullato nuovamente l'ordinanza del Tribunale. Ha stabilito che la motivazione sul periculum in mora nel sequestro preventivo era insufficiente. Il Tribunale aveva basato il sequestro su un rischio generico di dispersione dei beni, senza valutare la situazione concreta di ciascun indagato, violando i principi delle Sezioni Unite. La Cassazione ha rinviato il caso per una nuova valutazione.
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Intercettazioni illegittime: la Cassazione annulla gli arresti per reato tributario
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Indagato contro un'ordinanza che confermava gli arresti domiciliari per vari reati, incluso un reato tributario. L'Indagato contestava l'uso di intercettazioni tramite "trojan" per il reato tributario, sostenendo la loro inutilizzabilità. La difesa argomentava che la legge sull'ammissibilità delle intercettazioni per quel reato era cambiata dopo i fatti. La Corte ha accolto il ricorso limitatamente al reato tributario, dichiarando l'inutilizzabilità intercettazioni per tale capo. Questa decisione comporta la necessità di una nuova valutazione delle esigenze cautelari. La Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato il caso al Tribunale di Napoli per un nuovo giudizio.
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Ex Generale e Concorso in Corruzione: Cassazione Annulla Arresti
Un ex generale della Guardia di Finanza era stato posto agli arresti domiciliari per presunto concorso in corruzione in atti giudiziari e corruzione propria. L'accusa sosteneva avesse contribuito a un patto corruttivo per ottenere favori da un magistrato. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, ritenendo che il Tribunale non avesse adeguatamente motivato la reale partecipazione dell'indagato al patto corruttivo e la sua consapevolezza degli intenti illeciti. Mancava una prova rigorosa del suo contributo causale e del dolo, elementi essenziali per il concorso in corruzione.
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Inefficacia misura cautelare: decorrenza termini
L'indagato ha richiesto l'inefficacia misura cautelare sostenendo il deposito tardivo delle motivazioni da parte del Tribunale del Riesame. La difesa calcolava la scadenza di quarantacinque giorni a partire dalla camera di consiglio, conclusa a metà luglio. La cancelleria ha invece depositato il dispositivo tre giorni dopo e le motivazioni a fine agosto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato, confermando la piena validità della misura coercitiva. I giudici hanno stabilito che il termine per depositare le motivazioni decorre dal giorno del deposito formale del dispositivo in cancelleria e non dalla data della deliberazione interna. Di conseguenza, il deposito dell'ordinanza è avvenuto tempestivamente entro i quarantacinque giorni previsti.
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Tempestività decisione riesame: quando un festivo non ferma la giustizia
Un indagato ha presentato ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare, contestando la tempestività decisione riesame e la presunta mancanza di autonoma valutazione da parte del giudice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha chiarito che i termini processuali, se scadono in un giorno festivo, si prorogano al primo giorno feriale successivo. Inoltre, l'interrogatorio di garanzia, anche senza risposte, costituisce un atto nuovo che influenza i termini. La Corte ha confermato la correttezza della decisione del Tribunale, ribadendo che la contestazione sulla valutazione autonoma era generica.
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Inammissibilità Ricorso: Aggravante Contro Custodia Cautelare Inutile
Un Lavoratore era in custodia cautelare in carcere per la coltivazione di una piantagione di canapa indiana. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'aggravante dell'ingente quantità di sostanza stupefacente, basandosi su una consulenza tecnica di parte e sulla mancanza del verbale di campionamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso per difetto di interesse. Ha ritenuto che l'esclusione dell'aggravante non avrebbe modificato la durata massima della custodia cautelare, che rimaneva di un anno nella fase delle indagini preliminari. Non sussisteva un vantaggio pratico per il Lavoratore nell'impugnare la decisione.
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Custodia cautelare: Droga ed Estorsione, ricorso inammissibile
Un individuo è stato sottoposto a custodia cautelare in carcere per reati di cessione di stupefacenti ed estorsione, consumata e tentata, ai danni di acquirenti morosi. Ha presentato ricorso contestando la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità della custodia cautelare. La decisione ha sottolineato l'utilizzabilità delle sommarie informazioni e la pericolosità sociale del ricorrente, evidenziando la sua indifferenza alle norme.
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Misure cautelari: Trasferimento geografico e pericolo di reiterazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo accusato di spaccio di stupefacenti, a cui era stata applicata la custodia in carcere. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura, basandosi sul pericolo di reiterazione del reato. Il Ricorrente contestava la motivazione, sostenendo di essersi trasferito in Sicilia, di cercare lavoro e di aver interrotto i legami con l'ambiente criminale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendo insufficiente la motivazione del Tribunale. Ha stabilito che il giudice non aveva adeguatamente valutato l'attualità e la concretezza del pericolo di reiterazione, soprattutto in presenza di un cambiamento del contesto socio-ambientale. L'ordinanza è stata annullata e rinviata al Tribunale di Napoli per un nuovo esame, che dovrà considerare attentamente questi aspetti per le misure cautelari.
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Divieto di dimora per spaccio: ricorso inammissibile in Cassazione
Un Indagato, coinvolto in reati di spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina ed eroina), era stato sottoposto al divieto di dimora nella provincia di Teramo. Il Tribunale di L'Aquila aveva parzialmente modificato la misura, limitandola al solo comune di Alba Adriatica. L'Indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza di gravi indizi, la qualificazione dei fatti come di lieve entità e la sproporzione della misura cautelare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale e, di fatto, la misura del divieto di dimora nel comune di Alba Adriatica.
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Corruzione: Cassazione annulla misure cautelari per motivazione debole
La Cassazione ha esaminato il caso di un Comandante dei Carabinieri forestali, accusato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio. Il Comandante aveva permesso lavori non autorizzati in cambio di favori, partecipando attivamente alla vicenda. Il Tribunale del Riesame aveva confermato per lui le misure cautelari di divieto di dimora e interdizione dai pubblici uffici. Il Comandante ha contestato la motivazione sulla gravità degli indizi e sul pericolo di reiterazione del reato. La Cassazione ha confermato la validità degli indizi di corruzione, ritenendo il Comandante consapevole del patto illecito. Tuttavia, ha annullato l'ordinanza nella parte relativa al pericolo di reiterazione, giudicando la motivazione insufficiente e generica, soprattutto in considerazione del suo passato incensurato e del ruolo secondario. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale di Roma per una nuova e più approfondita valutazione sulle misure cautelari.
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Concorso morale nello spaccio: respinta la lieve entità
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato accusato di concorso morale nello spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo sosteneva la natura lecita dei dialoghi intercettati, riconducendoli alla propria gestione di un locale, e chiedeva la riqualificazione dei fatti nella lieve entità dato l'esiguo numero di episodi monitorati. I giudici di legittimità hanno confermato la misura cautelare. L'interpretazione delle intercettazioni spetta al giudice di merito quando motivata in modo logico. Inoltre, la disponibilità materiale di spacciatori a proprio servizio e il ruolo direttivo escludono la lieve entità, a prescindere dal quantitativo sequestrato o dal limitato numero di cessioni contestate.
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Custodia cautelare in carcere per 170 chili di marijuana
Le autorità hanno arrestato l'indagato dopo la scoperta di circa centosettanta chili di marijuana, nascosti in un camper appositamente modificato e in un capannone, insieme a ventimila euro in contanti. Il Tribunale del Riesame ha confermato la custodia cautelare in carcere per fermare il pericolo di reiterazione del reato. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto la modesta entità dei precedenti penali e la mancanza di motivazione sulla scelta carceraria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'enorme carico di stupefacente, i nascondigli professionali e i contatti stabili con la criminalità organizzata rendono la misura carceraria l'unica soluzione adeguata.
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