LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 307 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

Altri anni per Art. 307 Codice di Procedura Penale

Fine carcere, non fine controlli: l’attualità esigenze cautelari
Un imprenditore, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio, viene scarcerato per scadenza dei termini di custodia. Il Tribunale gli impone però nuove misure cautelari non detentive. L'imprenditore ricorre in Cassazione, sostenendo che manchi l'attualità delle esigenze cautelari. La Corte Suprema rigetta il ricorso, confermando le misure. I giudici stabiliscono che, anche dopo la scarcerazione, è possibile imporre nuove restrizioni se il pericolo di reiterazione del reato è ancora concreto e attuale. Nel caso specifico, i profondi legami dell'imprenditore con il clan e il suo ruolo fiduciario dimostrano una pericolosità sociale persistente, giustificando pienamente il mantenimento delle misure di controllo.
Continua »
Misure cautelari cumulative: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti di applicazione delle misure cautelari cumulative. In un caso di danneggiamento durante una manifestazione, il Tribunale aveva imposto sia l'obbligo di dimora che l'obbligo di firma. La Suprema Corte ha stabilito che tali misure doppie sono ammesse solo per reati particolarmente gravi o in casi specifici previsti dalla legge, annullando la misura meno afflittiva.
Continua »
Misure cautelari: inammissibile il ricorso se c’è condanna
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'aggravamento di alcune misure cautelari, poiché nel frattempo la sentenza di condanna a carico del ricorrente è diventata definitiva. Tale evento determina una sopravvenuta carenza di interesse, estinguendo di diritto la misura cautelare e rendendo irrilevante ogni questione ad essa relativa.
Continua »
Divieto di comunicazione: appello contro il rigetto
La Corte di Cassazione ha stabilito che il provvedimento con cui un giudice nega a una persona agli arresti domiciliari l'autorizzazione a incontrare i propri familiari è appellabile. Tale decisione non riguarda le semplici modalità esecutive della misura, ma incide sulla sua afflittività e sulla libertà personale. Pertanto, il diniego relativo al divieto di comunicazione non può essere sottratto al controllo del giudice dell'appello, che deve esaminare il caso nel merito. La Corte ha annullato l'ordinanza che dichiarava inammissibile l'appello, rinviando gli atti al Tribunale per una nuova valutazione.
Continua »