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Art. 2969 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 2969 Codice Civile

Reiterazione contratti a tempo determinato: sanzionata la PA
Alcuni dipendenti hanno impugnato la reiterazione contratti a tempo determinato protrattasi per oltre trentasei mesi presso un ente pubblico. I giudici di merito hanno riconosciuto l'illegittimità dei contratti a termine reiterati, condannando l'amministrazione al risarcimento dei danni. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che i lavoratori fossero decaduti dai termini di impugnazione, che vi fosse un difetto di procura legale e che i contratti rientrassero in programmi regionali di politica sociale esclusi dalle tutele europee. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarificando che la decadenza non è rilevabile d'ufficio ma deve essere eccepita tempestivamente dal datore di lavoro. Inoltre, la Corte ha confermato che l'uso ripetuto di proroghe per sole esigenze di sostegno reddituale genera una precarietà vietata, rendendo illegittima la reiterazione dei contratti a termine.
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Licenziamento illegittimo: ente nazionale condannato
Un lavoratore addetto alla vigilanza ha impugnato il licenziamento intimato da una sede provinciale commissariata, sostenendo che il vero datore di lavoro fosse l'ente nazionale. I giudici hanno accertato l'assenza di autonomia della sede locale, qualificando il recesso come licenziamento illegittimo perché intimato da un soggetto privo di legittimazione. La Corte di merito ha condannato l'ente nazionale a risarcire le retribuzioni e a versare l'indennità risarcitoria, scomputando quanto già percepito dal dipendente in una transazione con la sede periferica, e ha compensato le spese legali. La Suprema Corte ha confermato integralmente la decisione, respingendo i ricorsi di entrambe le parti.
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Cancellazione dagli elenchi dei lavoratori agricoli: spese salve
Il Lavoratore ha impugnato la sua cancellazione dagli elenchi dei lavoratori agricoli per gli anni 2008 e 2009, con conseguente richiesta dell'Istituto Previdenziale di restituire le indennità di disoccupazione percepite. I giudici di merito hanno dichiarato il ricorso inammissibile per decadenza, essendo stato depositato oltre il termine di 120 giorni dalla pubblicazione online degli elenchi. La Cassazione ha confermato la tardività dell'impugnazione, ribadendo che la pubblicazione telematica fa decorrere i termini anche per le annualità precedenti al 2011. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso sulle spese di lite: poiché la causa non riguardava solo la cancellazione ma anche la restituzione dell'indebito, si applica l'esonero dalle spese processuali. Il Lavoratore non dovrà quindi pagare le spese del giudizio di appello.
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Nullità notifica e opposizione alla stima: vince il proprietario
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla nullità della notifica e opposizione alla stima. Un gruppo di comproprietari si era opposto all'indennità di asservimento per un'opera pubblica. Il decreto, però, era stato notificato solo a uno di loro. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'opposizione inammissibile perché presentata fuori termine. La Cassazione ha ribaltato la decisione: la notifica a un solo comproprietario è nulla e non fa decorrere il termine di decadenza per gli altri. La conoscenza informale dell'atto non sana questo vizio. Di conseguenza, l'opposizione dei proprietari è stata ritenuta ammissibile e il processo dovrà essere celebrato di nuovo.
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Prescrizione crediti tributari: Fisco vince, 10 anni per IRPEF/IVA
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle esattoriali. La Corte di Cassazione ha chiarito due principi fondamentali sulla prescrizione crediti tributari. Primo: la decadenza dell'amministrazione finanziaria è un'eccezione che il contribuente deve sollevare nel primo atto difensivo, altrimenti perde il diritto di farlo. Secondo: per crediti relativi a imposte come IRPEF e IVA, il termine di prescrizione è quello ordinario di dieci anni e non quello breve di cinque. Questo perché l'obbligazione tributaria, pur avendo cadenza annuale, ha carattere unitario e autonomo per ogni periodo d'imposta. Di conseguenza, la Corte ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate, annullando la precedente decisione favorevole al contribuente.
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Fideiussione nulla: la Cassazione dà ragione ai garanti vs la banca
Due garanti si opponevano alla richiesta di pagamento di una banca, sostenendo la nullità parziale della fideiussione firmata, poiché conteneva clausole anticoncorrenziali basate sul modello ABI. La Corte d'Appello aveva respinto la loro richiesta, ritenendo che non avessero contestato la qualificazione del contratto come 'autonomo', punto ormai definitivo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: contestare la validità di clausole specifiche equivale a contestare la qualificazione giuridica che ne deriva. La nullità parziale della fideiussione per violazione della normativa antitrust è rilevabile d'ufficio dal giudice e i suoi effetti si producono automaticamente, senza necessità di una specifica eccezione di parte. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Riqualificazione del rapporto di lavoro: stop alle finte A.S.D.
Una docente di danza ha richiesto la riqualificazione del rapporto di lavoro da autonomo a subordinato dopo tredici anni di attività presso un'associazione sportiva dilettantistica. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, dichiarando erroneamente la decadenza della lavoratrice e ritenendo l'associazione esente dalla disciplina ordinaria del lavoro a progetto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, rilevando che l'eccezione di decadenza non era stata sollevata tempestivamente in primo grado e non era rilevabile d'ufficio. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che il semplice riconoscimento formale del CONI non basta per escludere la subordinazione: l'associazione deve dimostrare l'effettiva assenza di scopo di lucro e il reale svolgimento di attività non imprenditoriale, elementi che nel caso specifico apparivano contraddittori rispetto alla gestione commerciale della struttura.
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Tremonti ambientale: termini per il rimborso IRES
Una società operante nel settore delle energie rinnovabili ha richiesto il rimborso IRES per l'anno 2010, invocando l'agevolazione Tremonti ambientale. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso ritenendo l'istanza tardiva rispetto al termine di 48 mesi previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine di decadenza decorre inderogabilmente dalla data del versamento dell'imposta, respingendo la tesi secondo cui l'incertezza normativa o l'emanazione di decreti ministeriali successivi possano spostare l'inizio del computo dei termini.
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Rimborso IRPEF: tassabilità spese viaggio medici
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di un medico specialista volta a ottenere il rimborso IRPEF sulle somme percepite come indennità chilometrica per gli spostamenti verso ambulatori esterni. I giudici hanno chiarito che tali rimborsi non hanno natura risarcitoria ma costituiscono reddito da lavoro dipendente, in virtù del principio di onnicomprensività. Inoltre, la Corte ha stabilito che l'eccezione di decadenza del contribuente dal diritto al rimborso può essere rilevata d'ufficio dal giudice anche in grado di appello, trattandosi di materia che riguarda situazioni non disponibili per l'Amministrazione finanziaria.
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Cancellazione elenchi agricoli: termine per il ricorso
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una lavoratrice che si è vista annullare i contributi per il periodo 1977-1993. La Corte d'Appello aveva dichiarato il ricorso tardivo, ritenendo che la conoscenza della cancellazione elenchi agricoli potesse derivare dalla semplice consultazione dell'estratto contributivo. La Suprema Corte ha invece stabilito che, per far decorrere il termine di 120 giorni, è necessario un provvedimento formale notificato o la prova di una conoscenza piena e specifica dell'atto amministrativo.
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