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Art. 2965 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 2965 Codice Civile

Specificità motivi appello: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5388/2024, interviene su un caso di appalto edile, chiarendo i requisiti di specificità dei motivi di appello. La controversia nasce da vizi e ritardi nei lavori. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato inammissibile per genericità un motivo di gravame, ribadendo che il giudice di legittimità può verificare direttamente la specificità degli atti. Vengono inoltre affrontati temi come l'interpretazione delle clausole penali e la corretta valutazione delle prove documentali.
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Clausole Claims Made: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda sanitaria contro due compagnie assicurative, confermando la validità delle clausole claims made inserite nei contratti di assicurazione. La decisione si fonda su due pilastri: la carenza di specificità del ricorso, che non riportava il testo delle clausole contestate, e la natura dei contratti, stipulati a seguito di gara pubblica e trattativa specifica (cd. "a relazione perfetta") e non per mera adesione, escludendo così la possibilità per l'ente pubblico di invocarne la nullità.
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Patto di non concorrenza: obblighi e decadenza
Una ex dipendente perde il diritto al corrispettivo per il patto di non concorrenza per non aver presentato trimestralmente la documentazione richiesta a prova del rispetto dell'obbligo. La Cassazione ha qualificato il termine per la presentazione come termine di decadenza, confermando la decisione della Corte d'Appello e rigettando il ricorso della lavoratrice.
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Fideiussione: Cassazione chiarisce onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un garante contro una condanna al pagamento di un debito derivante da una fideiussione. La Corte ha ribadito i principi sull'onere della prova a carico del fideiussore che invoca la liberazione per violazione della buona fede da parte del creditore e ha dichiarato inammissibili i motivi di ricorso che introducevano questioni nuove non dibattute nei precedenti gradi di giudizio o che mancavano del requisito di autosufficienza.
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Scadenza polizza fideiussoria: il termine è diverso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28559/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di contratti di garanzia. Il caso riguardava una compagnia assicurativa che rifiutava di onorare una polizza fideiussoria, sostenendo che la richiesta di pagamento (escussione) fosse avvenuta dopo la data di scadenza della polizza. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando il principio secondo cui la scadenza della polizza fideiussoria definisce solo il periodo in cui deve verificarsi l'inadempimento, ma non coincide con il termine di decadenza, ovvero il tempo limite per il creditore per far valere il proprio diritto. Far coincidere i due termini renderebbe eccessivamente difficile l'esercizio del diritto, violando l'art. 2965 c.c.
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Escussione fideiussione: PEC non vale se pattuita A/R
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26488/2024, ha stabilito che se un contratto di fideiussione prevede una specifica modalità per l'attivazione della garanzia (escussione fideiussione), come la lettera raccomandata, l'utilizzo di un mezzo diverso, quale la Posta Elettronica Certificata (PEC), rende la richiesta inefficace. La Corte ha inoltre ribadito che il principio della scissione degli effetti della notifica non si applica agli atti di natura sostanziale come questo, ma solo a quelli processuali.
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Responsabilità professionale avvocato: il caso
Un'azienda sanitaria ha citato in giudizio il proprio legale per responsabilità professionale avvocato, a causa del mancato appello contro una sentenza che negava la copertura assicurativa basata su una clausola 'claims made'. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, stabilendo che la negligenza del legale non era la causa del danno, poiché un eventuale appello avrebbe avuto scarse probabilità di successo. Di conseguenza, è stata esclusa la responsabilità professionale avvocato. È stato parzialmente accolto il ricorso incidentale del legale per il riconoscimento degli interessi sul suo compenso.
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Decadenza convenzionale: limiti e validità del termine
In un caso di cessione d'azienda tra padre e figlio, una clausola prevedeva un termine di sei mesi per agire in giudizio per il recupero del prezzo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del padre, che aveva agito tardivamente, stabilendo che la valutazione sulla congruità del termine di una decadenza convenzionale è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se la motivazione è priva di vizi logici o giuridici.
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Termine decadenziale contributi: la Cassazione decide
Una professionista si è opposta a una richiesta di pagamento di contributi previdenziali. La sua domanda per un versamento ridotto era stata respinta per superamento del termine decadenziale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione precedente, stabilendo che il termine decadenziale imposto dall'ente previdenziale era illegittimo perché rendeva eccessivamente difficile l'esercizio del diritto della contribuente, violando l'articolo 2965 del Codice Civile. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Clausola claims made: la Cassazione ne conferma validità
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena validità di una clausola claims made in un contratto assicurativo, ribaltando una decisione di merito. La Corte ha chiarito che tale clausola non è una decadenza vessatoria, ma definisce l'oggetto del rischio assicurato, legando la copertura alla data della richiesta di risarcimento e non solo a quella del fatto dannoso. Di conseguenza, una richiesta pervenuta oltre il termine previsto dalla polizza non è coperta.
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Pensione di reversibilità: decadenza o prescrizione?
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del termine di cinque anni per la richiesta della pensione di reversibilità previsto da un ente previdenziale privato. La Corte ha stabilito che non si tratta di un termine di prescrizione, ma di un termine di decadenza che incide solo sulla decorrenza delle somme arretrate. Se la domanda viene presentata oltre i cinque anni dal decesso, il diritto alla pensione non si estingue, ma i pagamenti decorrono dalla data della domanda e non dal decesso, con diritto a una somma forfettaria per il periodo precedente. L'appello della vedova è stato quindi respinto.
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Clausola vessatoria: approvazione e termini di decadenza
La Cassazione ha confermato la validità di una clausola vessatoria che prevedeva la decadenza dal diritto a commissioni. Anche se la descrizione della clausola era sommaria e non usava il termine 'decadenza', la Corte ha ritenuto sufficiente la specifica approvazione scritta, respingendo il ricorso di una società procacciatrice.
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