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Art. 2964 Codice Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 2964 Codice Civile

Solidarietà negli appalti: i termini per l’INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza biennale per la solidarietà negli appalti non è applicabile alle azioni di recupero crediti promosse dagli enti previdenziali. Nel caso esaminato, un istituto previdenziale aveva richiesto a una società committente il pagamento di contributi omessi dall'appaltatore. Mentre i lavoratori devono agire entro due anni dalla fine dell'appalto, l'ente pubblico è soggetto solo alla prescrizione ordinaria, poiché l'obbligazione contributiva è autonoma e indisponibile rispetto a quella retributiva.
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Responsabilità solidale appalto: i termini INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza biennale previsto per la responsabilità solidale appalto non è applicabile alle azioni promosse dagli enti previdenziali. Nel caso esaminato, l'INPS aveva richiesto il pagamento di contributi omessi a una società committente per un appalto di servizi assistenziali. Mentre i giudici di merito avevano dichiarato l'ente decaduto dall'azione per il decorso di oltre due anni dalla fine dell'appalto, la Suprema Corte ha ribaltato la decisione. L'obbligazione contributiva è autonoma rispetto a quella retributiva e, pertanto, l'ente previdenziale è soggetto esclusivamente ai termini di prescrizione ordinaria, garantendo così la piena tutela assicurativa del lavoratore.
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Responsabilità solidale appalto: i termini INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza biennale previsto per la responsabilità solidale appalto non si applica all'INPS. L'ente previdenziale può richiedere i contributi omessi dal subappaltatore direttamente al committente entro i termini di prescrizione ordinaria, superando il limite dei due anni che vincola invece i lavoratori. La decisione ribadisce l'autonomia dell'obbligazione contributiva rispetto a quella retributiva, garantendo una tutela previdenziale più estesa.
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Responsabilità solidale: i termini per l’INPS
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di decadenza biennale previsto per la responsabilità solidale negli appalti non è applicabile all'ente previdenziale. L'INPS può quindi agire per il recupero dei contributi non versati oltre il limite dei due anni dalla cessazione dell'appalto, essendo soggetto esclusivamente ai termini di prescrizione ordinaria. La decisione chiarisce che il credito contributivo è autonomo e distinto rispetto al credito retributivo del lavoratore, garantendo una tutela previdenziale più estesa e non vincolata alle tempistiche ristrette previste per i rapporti tra privati.
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Imposta di registro: notaio non risponde di agevolazioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che il notaio non è responsabile in solido per il pagamento della maggiore imposta di registro derivante dal disconoscimento di agevolazioni fiscali. Nel caso analizzato, l'Agenzia delle Entrate aveva richiesto al professionista il versamento del tributo per la perdita dei benefici legati alla piccola proprietà contadina. La Corte ha chiarito che tale pretesa ha natura di imposta complementare e non principale, escludendo quindi la responsabilità del notaio, la quale resta limitata esclusivamente agli elementi immediatamente desumibili dall'atto al momento della registrazione.
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Mediazione obbligatoria: basta un solo condomino
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della mediazione obbligatoria in un contesto condominiale riguardante la modifica di un muro comune. La Corte d'Appello aveva dichiarato improcedibile la domanda poiché non tutti i condomini attori avevano partecipato alla procedura di conciliazione. Gli Ermellini hanno invece stabilito che, in caso di legittimazione disgiunta, è sufficiente che anche un solo attore esperisca correttamente la mediazione obbligatoria affinché la sua domanda sia procedibile. Inoltre, è stato chiarito che il termine assegnato dal giudice per avviare la mediazione non ha natura perentoria, purché l'incontro avvenga prima dell'udienza di rinvio.
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Termine rimborso fiscale: quando decorre?
Un consorzio chiede il rimborso di una ritenuta IRPEF dopo l'annullamento di una procedura di esproprio. La Cassazione chiarisce che il termine rimborso fiscale biennale decorre non dalla pubblicazione della sentenza amministrativa che annulla l'atto, ma dal suo passaggio in giudicato, confermando la decisione dei giudici d'appello e rigettando il ricorso dell'Ente Fiscale.
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Azione di rivendicazione: onere della prova e limiti
In un caso di rivendicazione di una quota immobiliare tra parenti con un antenato comune, la Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito. La Corte ha stabilito che, nell'azione di rivendicazione, la prova della proprietà a carico dell'attore deve essere completa e rigorosa. Non è ammissibile che il giudice fondi la sua decisione su ricostruzioni ipotetiche dei passaggi di proprietà, anche se l'esistenza di un dante causa comune potrebbe in teoria attenuare la cosiddetta 'probatio diabolica'. La decisione deve basarsi esclusivamente su quanto allegato e provato in giudizio.
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Rimborso credito IVA fallimento: i termini decadono?
Una società in fallimento ha richiesto il rimborso di un credito IVA che, anni prima, era stato destinato alla compensazione. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto la richiesta per tardività, non essendo stata presentata entro il termine biennale di decadenza. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito della questione sul rimborso credito IVA fallimento, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per acquisire i fascicoli dei gradi precedenti al fine di verificare un'eccezione procedurale sollevata dal ricorrente.
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Equa riparazione: diritto anche se la causa è persa
Un gruppo di cittadini ha richiesto un'equa riparazione per la durata eccessiva di un precedente processo. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, sostenendo che, avendo perso la causa iniziale, i ricorrenti non potevano aver subito un danno risarcibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, affermando che il diritto a un'equa riparazione per la lungaggine di un processo è autonomo rispetto all'esito della causa stessa. La Corte ha stabilito che la sofferenza per il ritardo deve essere valutata caso per caso, accogliendo il ricorso dei cittadini.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7873/2023, ha respinto il ricorso di alcuni docenti in possesso del diploma magistrale conseguito prima dell'a.s. 2001/2002, negando il loro inserimento nelle graduatorie ad esaurimento. La Corte ha stabilito che il solo possesso del titolo non è sufficiente e che l'annullamento di un decreto ministeriale da parte del giudice amministrativo non estende i suoi effetti a chi non ha impugnato l'atto, consolidando un orientamento restrittivo sull'accesso a tali graduatorie.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7785/2023, ha stabilito che il possesso del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento (GAE). La Corte ha rigettato il ricorso di alcune insegnanti, chiarendo che l'accesso a tali graduatorie era riservato a chi era già inserito nelle previgenti graduatorie permanenti al momento della loro trasformazione e chiusura a nuovi inserimenti, disposta dalla legge n. 296/2006.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7783/2023, ha stabilito che il solo possesso del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento. La Corte ha rigettato il ricorso di una docente, precisando che l'annullamento di un precedente decreto ministeriale non produce effetti generalizzati (erga omnes) tali da creare un diritto all'inserimento per tutti i docenti in possesso del titolo.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7681/2023, ha respinto il ricorso di due docenti che chiedevano l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento in virtù del possesso del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002. La Corte ha stabilito che tale titolo, da solo, non è sufficiente a garantire l'accesso a tali graduatorie, chiuse a nuovi inserimenti dalla legge n. 296/2006. La decisione conferma un orientamento consolidato, sottolineando che neppure l'annullamento di precedenti decreti ministeriali può creare un diritto automatico all'inserimento per tutti i soggetti non precedentemente inclusi.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma non basta
Un gruppo di insegnanti con 'diploma magistrale' ottenuto entro l'a.s. 2001/2002 ha richiesto l'inclusione nelle graduatorie ad esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha respinto il loro ricorso, ribadendo un principio consolidato: il solo possesso del diploma non è un titolo sufficiente per accedere a tali graduatorie. La Corte ha inoltre chiarito che l'annullamento di un decreto ministeriale da parte del Consiglio di Stato non crea automaticamente un diritto generalizzato all'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento per tutti i docenti.
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Graduatorie ad esaurimento: diploma non è sufficiente
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7673/2023, ha stabilito che il solo possesso del diploma magistrale, anche se conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002, non costituisce titolo sufficiente per l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento (GAE). La Corte ha rigettato il ricorso di una docente, chiarendo che tali graduatorie sono state chiuse a nuovi inserimenti dalla legge n. 296/2006 e che l'annullamento di un decreto ministeriale da parte del giudice amministrativo non crea un diritto generalizzato all'inserimento.
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Diploma magistrale: no all’inserimento nelle GAE
Una docente con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE), vedendo il suo ricorso respinto in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato l'appello finale, stabilendo che, sebbene il diploma magistrale sia un titolo abilitante, non è di per sé sufficiente per l'iscrizione nelle GAE. La Corte ha sottolineato che la legge del 2006 ha 'chiuso' tali graduatorie a nuove categorie, salvaguardando solo le posizioni di coloro che già possedevano i requisiti per le precedenti graduatorie permanenti.
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Diploma magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
Una docente con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il solo possesso del diploma magistrale GAE non è titolo sufficiente per accedere a tali graduatorie, chiuse a nuovi inserimenti dalla legge n. 296/2006.
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Inserimento GAE diploma magistrale: la Cassazione nega
Una docente in possesso di diploma magistrale, conseguito prima dell'anno scolastico 2001/2002, ha richiesto di essere inserita nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il solo possesso del titolo, sebbene abilitante, non è un requisito sufficiente per l'inserimento GAE diploma magistrale, poiché tali graduatorie sono state chiuse a nuovi ingressi dalla legge n. 296/2006. La finalità della norma era quella di stabilizzare il personale precario già presente nel sistema, non di ampliarlo.
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