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Art. 295 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

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Altri anni per Art. 295 Codice di Procedura Civile

Errore di fatto revocatorio: quando è inammissibile
Un comune ha presentato ricorso per la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione relativa a un'esenzione IMU per un'azienda agricola. Il comune ha sostenuto l'esistenza di un dolo processuale e di un errore di fatto revocatorio, affermando che la Corte avesse erroneamente interpretato l'annotazione di ruralità nei registri catastali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errore di fatto revocatorio consiste in una pura svista percettiva dei fatti e non in un errore di valutazione giuridica. Inoltre, ha ribadito che l'accusa di frode basata su un documento falso richiede un preventivo accertamento giudiziale della sua falsità.
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Revocazione per dolo: quando è inammissibile?
Un comune ha richiesto la revocazione di un'ordinanza della Corte di Cassazione che aveva concesso un'esenzione IMU a una società agricola. Il comune sosteneva che la società avesse ottenuto l'esenzione tramite una falsa autocertificazione di ruralità, configurando una revocazione per dolo processuale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la falsità di un documento deve essere accertata in un giudizio separato e preventivo prima di poter fondare un'istanza di revocazione.
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Dolo processuale: quando non basta a revocare la sentenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per revocazione di un Comune contro una società agricola. Il Comune denunciava un presunto dolo processuale e un errore di fatto legati all'ottenimento di un'esenzione IMU. La Corte ha stabilito che, per il dolo processuale derivante da un documento falso, la falsità deve essere accertata in un giudizio separato e precedente. Inoltre, un'errata interpretazione giuridica da parte del giudice non costituisce un errore di fatto revocatorio.
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Foro del consumatore: scelta limitata o ampliabile?
Una famiglia di consumatori residenti all'estero ha citato in Italia una compagnia di crociere per un danno subito durante un viaggio partito da un porto italiano. La Corte di Cassazione, confermando la qualifica di consumatori, ha sospeso il giudizio e chiesto alla Corte di Giustizia UE se il foro del consumatore consenta di agire solo presso il domicilio del professionista o del consumatore stesso, o se permetta anche di scegliere il luogo di esecuzione del servizio, come il porto di imbarco.
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