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Art. 2948 Codice Civile

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Retribuzione ferie: inclusi i compensi variabili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33779/2023, ha stabilito che la retribuzione durante le ferie deve includere tutte le indennità corrisposte in via continuativa e collegate alle mansioni, come incentivi e compensi per attività di riserva. Questa decisione, basata sull'interpretazione del diritto dell'Unione Europea, mira a garantire che il lavoratore non sia economicamente dissuaso dal fruire del proprio diritto al riposo. La Corte ha inoltre confermato che la prescrizione per tali crediti retributivi decorre solo dalla cessazione del rapporto di lavoro.
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Inerzia del lavoratore: non basta a perdere il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33731/2023, ha stabilito che la prolungata inerzia del lavoratore nel rivendicare differenze retributive non comporta automaticamente la perdita del diritto. Il caso riguardava un dipendente che chiedeva il pagamento di maggiorazioni per la pausa mensa. L'azienda sosteneva che il ritardo nella richiesta avesse generato un legittimo affidamento sulla rinuncia al diritto. La Corte ha respinto tale tesi, affermando che il semplice ritardo, di per sé, non costituisce una rinuncia tacita, la quale deve invece manifestarsi con comportamenti inequivocabili. L'inerzia del lavoratore, quindi, non è sufficiente a estinguere il suo credito.
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Retribuzione Feriale: Calcolo e Direttiva Europea
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33713/2023, ha stabilito che nella retribuzione feriale devono essere incluse tutte le indennità collegate alla mansione, anche quelle variabili. La decisione, basata sulla direttiva UE 2003/88/CE, mira a evitare che una paga ridotta durante le ferie possa disincentivare il lavoratore dal goderne. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, confermando che gli incentivi e le indennità corrisposte con continuità fanno parte della retribuzione ordinaria e, quindi, anche di quella feriale.
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Prescrizione differenze retributive: la Cassazione decide
Un lavoratore ha richiesto il pagamento di differenze salariali per mansioni superiori. Inizialmente accolta, la domanda è stata riesaminata dalla Corte di Cassazione, che ha parzialmente riformato la decisione. La Corte ha stabilito che la prescrizione delle differenze retributive decorreva anche in corso di rapporto, data la mancanza di un regime di stabilità post-riforme del 2012. Di conseguenza, i crediti più datati sono stati dichiarati prescritti, limitando il diritto del lavoratore al pagamento a un periodo più recente.
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Patrocinio Avvocatura dello Stato: appello nullo
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Ente di Riscossione contro un contribuente. La Corte ha rilevato che l'ente deve essere difeso dal patrocinio Avvocatura dello Stato nei giudizi di legittimità, salvo eccezioni motivate. L'assenza di una delibera che giustifichi la scelta di un avvocato privato rende la procura nulla e il ricorso inammissibile.
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Prescrizione crediti erariali: la Cassazione chiarisce
Un contribuente ha impugnato diverse cartelle di pagamento per intervenuta prescrizione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33213/2023, ha chiarito la questione della prescrizione crediti erariali. Ha stabilito che per tributi come IRPEF, IRAP e IVA, in assenza di norme specifiche, si applica il termine ordinario decennale. Per altri tributi, invece, la mancata impugnazione della cartella non converte il termine di prescrizione breve in quello decennale. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Inammissibilità ricorso: cartelle annullate in causa
Un contribuente ha impugnato una sentenza che respingeva la sua eccezione di prescrizione e usura su diverse cartelle esattoriali. La Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso, in parte per l'annullamento delle cartelle (difetto di interesse) e in parte per vizi procedurali come la mancata specificazione dei motivi (difetto di autosufficienza).
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Restituzione prestito coniugi: a chi pagare il debito?
Una coppia in comunione di beni presta una somma di denaro. I debitori la restituiscono interamente solo a un coniuge. L'altro coniuge, dopo la separazione, agisce per ottenere la sua metà. La Cassazione ha respinto la sua richiesta, chiarendo che nella restituzione prestito coniugi in regime di comunione legale, il credito appartiene alla comunione stessa. Di conseguenza, il pagamento effettuato a un solo coniuge è pienamente valido e libera il debitore. La questione della ripartizione della somma è una questione interna tra gli ex coniugi.
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Querela di falso: sospensione del processo tributario
Un contribuente ha impugnato un fermo amministrativo, sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle esattoriali sottostanti e presentando una querela di falso contro le firme sulle ricevute di notifica. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31708/2023, ha stabilito che il giudice tributario avrebbe dovuto sospendere il processo in attesa della decisione sulla querela di falso. La conoscenza delle cartelle non può essere desunta dalla sola impugnazione del fermo, poiché i dettagli del debito sono contenuti anche in quest'ultimo atto. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato la causa al giudice di secondo grado.
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Modifica unilaterale contratto: quando prevale?
La Cassazione conferma che un accordo collettivo aziendale non può peggiorare le condizioni di un contratto individuale, come un 'premio di collaborazione' incondizionato. Questa è una modifica unilaterale contratto illegittima. La prescrizione dei crediti decorre solo dalla fine del rapporto di lavoro, data l'assenza di stabilità reale post-riforma Fornero.
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Contratto individuale: più forte del collettivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto individuale di lavoro che prevede condizioni più favorevoli per il dipendente, come un bonus incondizionato, non può essere peggiorato da un successivo contratto collettivo aziendale. La Corte ha confermato che la previsione individuale rappresenta un diritto acquisito. Inoltre, ha ribadito che il termine di prescrizione per i crediti retributivi, in assenza di un regime di stabilità reale del posto di lavoro, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto.
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Prescrizione crediti rappel: è provvigione
Una società finanziaria ha citato in giudizio una banca per il mancato pagamento di bonus di produttività, noti come 'rappel'. La banca ha eccepito l'estinzione del diritto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che il 'rappel' ha natura di provvigione aggiuntiva. Di conseguenza, si applica la prescrizione crediti breve di cinque anni e non quella ordinaria decennale. La Corte ha inoltre escluso che la condotta della banca costituisse un doloso occultamento del debito, idoneo a sospendere la prescrizione.
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Prescrizione oneri consortili: 10 anni, non 5
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30576/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di prescrizione oneri consortili. Un consorzio di urbanizzazione aveva richiesto il pagamento di contributi a due società consorziate, le quali eccepivano la prescrizione quinquennale del credito. La Suprema Corte ha chiarito che tali oneri non costituiscono prestazioni periodiche, poiché la loro fonte risiede nelle singole delibere assembleari annuali che approvano i rendiconti. Di conseguenza, il termine di prescrizione applicabile non è quello breve di cinque anni, ma quello ordinario decennale. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
Un lavoratore ha richiesto differenze retributive per mansioni superiori. La società ha eccepito la prescrizione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, a seguito delle riforme dal 2012, il rapporto di lavoro non è più considerato stabile. Pertanto, la prescrizione dei crediti lavoro decorre solo dalla cessazione del rapporto, per tutelare il lavoratore dal timore di ritorsioni. Il ricorso dell'azienda è stato respinto.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30193/2023, ha stabilito che la prescrizione crediti lavoro, come le differenze retributive, non decorre in costanza di rapporto. A seguito delle riforme del 2012 e 2015, il lavoro a tempo indeterminato non gode più di un regime di stabilità reale, pertanto il termine di prescrizione inizia a correre solo dalla cessazione del rapporto per tutelare il lavoratore dal timore di ritorsioni. La Corte ha così rigettato il ricorso di un'azienda, confermando il diritto di un dipendente a ricevere le differenze retributive maturate dal 2007.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Un lavoratore ha citato in giudizio un'azienda di trasporti per ottenere il riconoscimento del periodo di apprendistato ai fini dell'anzianità di servizio. L'azienda si è difesa sostenendo che il diritto fosse estinto per prescrizione. La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione crediti di lavoro rimane sospesa per tutta la durata del rapporto, in quanto anche dopo le riforme del 2012 e 2015 il lavoratore non gode di una stabilità reale che lo metta al riparo dal timore di ritorsioni. Di conseguenza, il diritto del lavoratore è stato pienamente riconosciuto.
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Cessione ramo d’azienda: illegittima? I tuoi diritti
Un lavoratore, trasferito attraverso una illegittima cessione ramo d'azienda, ha citato in giudizio il suo datore di lavoro originario per ottenere il pagamento delle retribuzioni non corrisposte. La Corte di Cassazione ha confermato il suo diritto a ricevere l'intero stipendio dal datore di lavoro originario, anche se nel frattempo aveva lavorato per la nuova azienda. La Corte ha chiarito che la pretesa del lavoratore ha natura retributiva e non risarcitoria, respingendo le difese dell'azienda basate sul giudicato e sulla prescrizione.
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Prescrizione crediti lavoro: quando decorre il termine?
Un'azienda del settore trasporti ha contestato una sentenza che riconosceva a un dipendente il diritto al calcolo dell'anzianità maturata durante l'apprendistato. Il ricorso in Cassazione si basava sulla decorrenza della prescrizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che, in assenza di un regime di piena stabilità del posto di lavoro, la prescrizione crediti lavoro rimane sospesa per tutta la durata del rapporto e inizia a decorrere solo dalla sua cessazione.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione dei crediti di lavoro, come le differenze retributive, inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto e non durante il suo svolgimento. Questa decisione si basa sulla constatazione che le riforme del lavoro, a partire dal 2012, non garantiscono una stabilità reale del posto, esponendo il lavoratore a un potenziale 'metus' (timore) nel far valere i propri diritti. Di conseguenza, il ricorso di una società di trasporti, che sosteneva l'avvenuta prescrizione del diritto di un dipendente al riconoscimento dell'anzianità maturata in apprendistato, è stato respinto.
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Prescrizione mutuo: quando inizia a decorrere?
In un caso di mutuo non pagato, alcuni eredi si opponevano a un'intimazione di pagamento sostenendo che il debito fosse estinto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione mutuo: il termine di dieci anni per richiedere la restituzione dell'intera somma non inizia a decorrere dal mancato pagamento delle singole rate, ma dalla data di scadenza prevista per l'ultima rata del finanziamento. Di conseguenza, l'azione del creditore è stata ritenuta tempestiva.
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