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Art. 2913 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 2913 Codice Civile

Pignoramento presso terzi in liquidazione: il credito non ammesso
Una ex-moglie ha tentato di recuperare l'assegno di mantenimento dovuto dal suo ex-marito tramite un pignoramento presso terzi sullo stipendio erogato da un'azienda. L'azienda è poi entrata in liquidazione coatta amministrativa. La donna ha chiesto l'ammissione del suo credito allo stato passivo dell'azienda, ma il commissario liquidatore ha rifiutato, sostenendo che l'azienda vantava un controcredito verso l'ex-marito. La Corte di Cassazione ha confermato il rifiuto, stabilendo che l'ordinanza di assegnazione era successiva all'apertura della liquidazione e che la donna non aveva provato l'esistenza del credito del marito verso l'azienda, rendendo inefficace il pignoramento presso terzi in liquidazione.
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Occupazione d’urgenza: l’accordo del procuratore vincola l’erede
Un'originaria proprietaria chiedeva un risarcimento al Comune per l'occupazione d'urgenza dei propri terreni. Il Comune sosteneva l'esistenza di un accordo stipulato dal procuratore della donna per un indennizzo inferiore, compensato con altri oneri edilizi. A seguito del decesso della donna, l'erede proseguiva la causa contestando la validità della procura speciale e l'accordo stipulato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'erede. La Suprema Corte ha evidenziato che i motivi presentati erano generici e riproponevano questioni di fatto già esaminate nei gradi precedenti. Di conseguenza, l'erede è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al raddoppio del contributo unificato.
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Usucapione nel fallimento: il possesso vince sui creditori
Un soggetto chiedeva di essere riconosciuto proprietario di alcuni immobili, finiti nel patrimonio di un'azienda poi fallita, per averli posseduti per oltre vent'anni. La sua richiesta era stata respinta perché, secondo i giudici precedenti, non era possibile far valere l'usucapione all'interno di una procedura fallimentare senza un titolo già trascritto. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: la domanda di **usucapione nel fallimento** è pienamente ammissibile. L'usucapione, infatti, è un acquisto a titolo originario basato su un fatto (il possesso nel tempo) e può essere fatto valere contro il curatore fallimentare anche se non esiste un atto scritto precedente al fallimento. Di conseguenza, il richiedente ha vinto e il caso tornerà in tribunale per essere riesaminato secondo questo nuovo principio.
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Rivendicazione beni mobili nel fallimento
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di una domanda di rivendicazione beni mobili presentata da una professionista contro un fallimento. Il cuore della controversia riguardava attrezzature medico-estetiche rinvenute presso la sede della società fallita. La ricorrente non è stata in grado di fornire la prova con data certa della proprietà e del titolo di affidamento dei beni, requisiti essenziali previsti dall'art. 621 c.p.c. La Corte ha ribadito che la semplice fattura, priva di data certa anteriore al fallimento, non è sufficiente a superare la presunzione di appartenenza dei beni al debitore fallito.
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Domanda tardiva fallimento: quando è inammissibile?
La Cassazione ha respinto una domanda tardiva di fallimento per la rivendica di un immobile, presentata oltre un anno dopo la ricezione dell'avviso di vendita. La Corte ha stabilito che, pur avendo un titolo di proprietà valido, il ritardo non era giustificabile, poiché la richiesta doveva essere avanzata entro un 'termine ragionevole' dalla consapevolezza che il bene era stato acquisito dalla procedura fallimentare.
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Legittimazione debitore sovraindebitato: No al ricorso
Un debitore in una procedura di liquidazione del patrimonio ha impugnato lo stato passivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, negando la legittimazione debitore sovraindebitato a contestare l'elenco dei crediti. La Corte ha stabilito che, analogamente al fallimento, il liquidatore rappresenta la massa dei creditori e non il debitore, il quale perde il diritto di agire in questa fase.
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Legittimazione attiva e pignoramento: chi può agire?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il debitore, proprietario di quote societarie sottoposte a pignoramento, conserva la legittimazione attiva per agire in giudizio per la risoluzione del contratto di vendita di tali quote. La Corte distingue tra i diritti reali sul bene pignorato, gestiti dal custode, e i diritti personali derivanti dal contratto, che restano in capo al debitore. Il ricorso delle società acquirenti, che contestavano tale legittimazione, è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali e infondatezza nel merito.
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Cancellazione società: cosa succede ai contratti?
Una società che ha acquistato un immobile all'asta ha intentato una causa contro l'inquilino e la società locatrice originale. Quest'ultima, tuttavia, era stata cancellata dal registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha confermato che, a seguito della cancellazione della società, i suoi rapporti giuridici, incluso il contratto di locazione, si trasferiscono ai suoi ex soci. La causa iniziale è stata quindi dichiarata nulla perché non includeva questi soci, considerati parti necessarie nel processo.
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Rinuncia liquidazione patrimonio: non si può tornare indietro
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18118/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di sovraindebitamento. Una volta che il tribunale ha emesso il decreto di apertura della procedura di liquidazione del patrimonio, il debitore non può più rinunciarvi. La Corte ha chiarito che la procedura, pur avviata su istanza del debitore, acquisisce una natura concorsuale e pubblicistica, finalizzata a tutelare tutti i creditori secondo il principio della par condicio. La rinuncia liquidazione patrimonio è quindi possibile solo prima del decreto di apertura, dopodiché la procedura prosegue indipendentemente dalla volontà del debitore, similmente a quanto avviene nel fallimento.
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