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Art. 2913 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 2913 Codice Civile

Pignoramento presso terzi in liquidazione: il credito non ammesso
Una ex-moglie ha tentato di recuperare l'assegno di mantenimento dovuto dal suo ex-marito tramite un pignoramento presso terzi sullo stipendio erogato da un'azienda. L'azienda è poi entrata in liquidazione coatta amministrativa. La donna ha chiesto l'ammissione del suo credito allo stato passivo dell'azienda, ma il commissario liquidatore ha rifiutato, sostenendo che l'azienda vantava un controcredito verso l'ex-marito. La Corte di Cassazione ha confermato il rifiuto, stabilendo che l'ordinanza di assegnazione era successiva all'apertura della liquidazione e che la donna non aveva provato l'esistenza del credito del marito verso l'azienda, rendendo inefficace il pignoramento presso terzi in liquidazione.
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Validità del pignoramento immobiliare ed errore sulla via
Il Terzo Acquirente acquista un immobile dal precedente proprietario, ma scopre che il bene era già stato pignorato da un creditore e poi venduto all'asta all'Acquirente della Vendita Forzata. Il Terzo Acquirente contesta la validità del pignoramento immobiliare poiché l'atto indicava una via errata (via Adua invece di via Roma). La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Terzo Acquirente, stabilendo che l'errore sull'indirizzo o sui dati catastali non aggiornati costituisce una semplice inesattezza irrilevante se non genera incertezza assoluta sull'identificazione del bene. Di conseguenza, prevale la prima trascrizione del pignoramento, rendendo inefficace l'acquisto successivo del Terzo Acquirente. Vince l'Acquirente della Vendita Forzata.
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Pignoramento immobiliare batte acquisto: chi perde la casa
Un'acquirente chiedeva la revoca della vendita di un immobile, trasferito a suo favore con sentenza definitiva dopo una causa di compravendita. Tuttavia, sull'immobile gravava un precedente pignoramento immobiliare, trascritto da un altro creditore prima della domanda dell'acquirente. Con il successivo fallimento della società venditrice, il curatore fallimentare è subentrato nella procedura esecutiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente perché presentato oltre i termini di legge. I giudici hanno chiarito che il pignoramento immobiliare originario prevale sul successivo trasferimento del bene, poiché il curatore subentra nella procedura esecutiva mantenendone gli effetti originari. L'acquirente perde la proprietà del bene e deve pagare le spese processuali.
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Risoluzione del contratto preliminare: pignoramento contro crisi
I Promissari Acquirenti hanno firmato un compromesso per l'acquisto di un terreno edificabile. Successivamente, hanno scoperto che l'immobile era gravato da un pignoramento immobiliare che ne bloccava la vendita. Hanno quindi richiesto la risoluzione del contratto preliminare per inadempimento della Società Venditrice. I giudici di merito hanno accolto la domanda, ordinando la restituzione delle somme versate. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della Società Venditrice. La Suprema Corte ha chiarito che la presenza di un pignoramento non cancellato rappresenta un inadempimento definitivo e gravissimo dell'obbligo principale del venditore, tale da giustificare lo scioglimento del vincolo contrattuale, a prescindere da presunte difficoltà economiche degli acquirenti.
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Sottrazione di cose sottoposte a pignoramento: condanna annullata
Il caso riguarda un debitore accusato del reato di sottrazione di cose sottoposte a pignoramento per aver venduto alla moglie due immobili subito dopo la notifica del pignoramento, ma prima della sua trascrizione nei registri immobiliari. La Corte di Cassazione chiarisce che il reato si configura già con la notifica dell'ingiunzione al debitore, indipendentemente dalla successiva trascrizione. Tuttavia, i giudici accolgono il ricorso del debitore per un vizio procedurale: la querela presentata dal creditore tramite un intermediario non conteneva l'autenticazione della firma da parte del difensore. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio le sentenze di condanna precedenti per improcedibilità dell'azione penale dovuta alla mancanza di una valida querela.
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