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Art. 29 Codice Civile — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per Art. 29 Codice Civile

Diritto ai buoni pasto: la Cassazione smentisce l’ASL sui turni
Un'infermiera ha fatto causa all'Azienda Sanitaria per ottenere il riconoscimento del servizio mensa o dei buoni pasto sostitutivi per i suoi turni di lavoro. L'Azienda Sanitaria limitava il beneficio solo ad alcune categorie e a specifici turni diurni. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda della lavoratrice, ritenendo legittimo il regolamento aziendale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il diritto ai buoni pasto spetta a tutti i dipendenti con turni superiori alle sei ore, indipendentemente dalle fasce orarie del servizio. La Suprema Corte ha chiarito che la pausa pranzo è un diritto finalizzato al recupero delle energie psico-fisiche, cassando la decisione precedente e rinviando la causa alla Corte d'Appello per un nuovo esame basato su questo principio.
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Ripetizione dell’indebito: nullo il compenso extra del dirigente
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per un ex Direttore Generale di un ente pubblico di restituire le somme incassate come diritti di rogito tra il 2000 e il 2006. L'ente aveva richiesto la restituzione poiché tali compensi erano stati erogati in violazione della contrattazione collettiva e del principio di onnicomprensività della retribuzione dirigenziale. I giudici hanno chiarito che l'amministrazione ha il dovere di procedere alla ripetizione dell'indebito quando i pagamenti contrastano con i contratti collettivi, risultando nulli. Non rileva la buona fede del dipendente o la volontarietà del pagamento iniziale, poiché non si consolidano diritti acquisiti su somme non dovute. Inoltre, i compensi erano confluiti nel fondo per la retribuzione di risultato senza che fossero stati definiti o verificati gli obiettivi annuali previsti dalla legge.
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Condanna generica: quando il giudice deve quantificare
Un dipendente pubblico, trasferito ad un nuovo ente, ha citato in giudizio l'amministrazione per ottenere il pagamento di differenze retributive legate all'anzianità. La Corte d'Appello, pur riconoscendo il suo diritto, ha emesso una condanna generica, senza specificare l'importo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale: se l'attore richiede una somma di denaro determinata, il giudice non può limitarsi a una condanna generica, ma deve decidere anche sul 'quantum', ovvero quantificare l'importo esatto, accogliendo o respingendo la domanda.
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Condanna generica e retribuzione: la Cassazione decide
Un dipendente pubblico, trasferito tra due enti, ha citato in giudizio il nuovo datore di lavoro per differenze retributive legate al mancato riconoscimento di una voce salariale maturata in precedenza. La Corte d'Appello aveva emesso una condanna generica, riconoscendo il diritto del lavoratore ma senza quantificare l'importo dovuto. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che, a fronte di una domanda per una somma specifica, il giudice non può limitarsi a una condanna generica ma deve pronunciarsi anche sul 'quantum debeatur', ovvero sull'importo esatto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per la corretta liquidazione delle somme.
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Retribuzione di anzianità: no dopo la riforma PA
Alcuni dipendenti pubblici, promossi a dirigenti, chiedevano l'adeguamento della retribuzione di anzianità secondo una vecchia legge regionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la riforma del pubblico impiego ha trasferito la disciplina della retribuzione alla contrattazione collettiva, superando le leggi precedenti. La data di decorrenza economica della promozione è il momento decisivo per individuare la normativa applicabile.
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Retribuzione di risultato: no a bonus se mancano criteri
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio il suo ente per una retribuzione di risultato ritenuta troppo bassa, lamentando la mancata definizione preventiva dei criteri di valutazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un vizio procedurale da parte del datore di lavoro non conferisce automaticamente al dipendente il diritto a un punteggio superiore o al risarcimento per perdita di chance. È onere del lavoratore dimostrare il raggiungimento effettivo degli obiettivi.
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Restituzione somme indebite: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul caso di una dirigente di un ente pubblico condannata alla restituzione di somme indebite. L'ordinanza stabilisce due principi fondamentali: la restituzione deve avvenire al netto delle ritenute fiscali e previdenziali, in quanto il lavoratore non ha mai incassato tali importi. Inoltre, gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla data della domanda giudiziale o di un atto di costituzione in mora, e non da una data precedente, presumendo la buona fede del percipiente.
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Contratto di apprendistato nullo: quando è a rischio
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un contratto di apprendistato stipulato con una fisioterapista che già possedeva le qualifiche previste. Il rapporto viene riqualificato come lavoro subordinato a tempo indeterminato sin dall'inizio. La Corte ha inoltre ribadito l'illegittimità del licenziamento per giusta causa intimato senza la preventiva contestazione formale, violando il diritto di difesa della lavoratrice.
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Inquadramento Polizia Municipale: i requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni agenti di polizia municipale che chiedevano l'inquadramento nella categoria superiore (D) sulla base delle mansioni di coordinamento svolte. La Corte ha stabilito che, per l'inquadramento polizia municipale in categoria D, non è sufficiente lo svolgimento di fatto di mansioni superiori, ma è necessario il possesso di tutti i requisiti formali previsti dal Contratto Collettivo, in particolare l'accesso alla qualifica precedente tramite concorso pubblico, requisito mancante nel caso di specie.
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Sanzione disciplinare docente: chi è competente?
Un docente ha impugnato una sanzione disciplinare di sospensione di due giorni irrogata dal dirigente scolastico, sostenendone l'incompetenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per una sanzione disciplinare docente, la competenza a procedere non si valuta sulla base della sanzione concretamente inflitta, ma sulla base della sanzione massima prevista dalla legge per quella tipologia di infrazione. Poiché per i docenti la sospensione può arrivare fino a un mese, la competenza spetta all'Ufficio per i Procedimenti Disciplinari (UPD) e non al dirigente scolastico.
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