Un creditore ha avviato un'esecuzione forzata per recuperare le spese legali liquidate in una sentenza d'appello. Il debitore si è opposto, sostenendo l'invalidità del titolo esecutivo per la mancanza del dispositivo cartaceo firmato nel fascicolo d'ufficio e per presunte anomalie nei metadati informatici del file della sentenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la sentenza esiste dal momento della sua pubblicazione telematica con firma digitale del giudice, rendendo irrilevanti i metadati del file. Inoltre, la Corte ha condannato il debitore per lite temeraria a causa dell'infondatezza manifesta delle sue tesi, palesemente contrarie alla legge e a decenni di giurisprudenza consolidata. Il debitore dovrà quindi pagare le spese legali e una sanzione pecuniaria aggiuntiva per aver abusato dello strumento giudiziario.
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