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Art. 278 Codice di Procedura Penale — Sezione Terza Penale

Altri anni per Art. 278 Codice di Procedura Penale

Custodia cautelare in carcere: confermato l’arresto per spaccio
L'Indagato ha presentato ricorso contro la conferma della custodia cautelare in carcere per una serie di cessioni di sostanze stupefacenti. La difesa contestava i gravi indizi, eccependo periodi di assenza dall'Italia e una presunta confusione con il fratello, oltre a invocare la lieve entità del fatto e l'eccessiva severità della misura. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno ritenuto pienamente attendibili i riconoscimenti fotografici degli acquirenti e concreto il pericolo di reiterazione del reato, data la recidiva, lo stato di tossicodipendenza e l'assenza di redditi leciti. Anche nell'ipotesi di cessioni non occasionali di lieve entità, la carcerazione preventiva resta compatibile e necessaria per contenere il rischio di fuga e di recidiva.
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Termini di custodia cautelare: 18 anni di condanna non bastano
Un imputato, condannato a 18 anni per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di droga, ha chiesto la scarcerazione sostenendo la scadenza dei termini di custodia cautelare. La sua difesa riteneva che la pena concreta dovesse guidare il calcolo della durata massima della detenzione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per calcolare i termini di custodia cautelare si deve guardare alla pena massima prevista dalla legge in astratto, non a quella inflitta nel caso specifico. Poiché il reato contestato prevede una pena massima teorica di 24 anni, il termine di detenzione applicabile era quello più lungo (6 anni), non ancora superato. Di conseguenza, la richiesta di scarcerazione è stata negata.
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Revoca misura cautelare: i limiti del giudice d’appello
Un imputato, sottoposto a divieto di dimora, ha chiesto la revoca misura cautelare. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in sede di appello il giudice non può riesaminare le condizioni originarie, ma solo valutare fatti nuovi, come una successiva condanna, per confermare la pericolosità del soggetto.
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Omessa dichiarazione: Cassazione chiarisce i limiti
Un imprenditore del settore immobiliare è stato condannato per omessa dichiarazione fiscale. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, chiarendo principi fondamentali: i costi aziendali, per essere deducibili, devono essere provati documentalmente. Inoltre, la Corte ha specificato che la recidiva non modifica il rito processuale e che un'evasione significativamente superiore alla soglia di legge impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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