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Art. 276 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

Altri anni per Art. 276 Codice di Procedura Penale

Reato di evasione o violazione: la Cassazione decide
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la condanna per il reato di evasione emessa dalla Corte di Appello. La difesa sosteneva che la condotta non integrasse una fuga punibile penalmente, ma rappresentasse solo la violazione di prescrizioni accessorie collegate alla misura cautelare. I Supremi Giudici hanno respinto totalmente questa ricostruzione difensiva. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché riproponeva censure di merito già respinte dai giudici territoriali e avanzava interpretazioni normative contrarie alla legge e alla giurisprudenza consolidata. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione dai domiciliari: confermata la sanzione
Un uomo sottoposto agli arresti domiciliari si allontana dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. Fermato dalle forze dell'ordine durante il controllo, l'imputato sostiene che l'allontanamento costituisca solo una violazione processuale della misura cautelare e non un nuovo delitto penale, chiedendo in subordine la non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione respinge integralmente la tesi difensiva. I giudici confermano che l'abbandono del domicilio integra a tutti gli effetti il reato di evasione dai domiciliari. L'aggravamento della misura cautelare e la sanzione penale operano su piani distinti e coesistenti. La Corte esclude anche la particolare tenuità a causa della durata prolungata dell'assenza e del contegno tenuto durante il controllo, condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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Inosservanza dei provvedimenti dell’autorità: quando non è reato
L'Imputato subisce una condanna per il reato di inosservanza dei provvedimenti dell'autorità dopo aver violato la misura cautelare del divieto di dimora in un Comune. La Corte di Cassazione annulla la sentenza di condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici spiegano che la fattispecie di inosservanza dei provvedimenti dell'autorità ha natura sussidiaria e non si applica quando la violazione è già sanzionata da norme processuali. Nel caso di violazione di una misura cautelare, il codice di procedura penale prevede infatti come conseguenza l'aggravamento della misura stessa. Pertanto, la condotta non costituisce un ulteriore e autonomo reato penale.
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Reato di evasione: visita medica finta e scusa del motorino
Un imputato agli arresti domiciliari si allontana dalla propria abitazione giustificando il rientro in ritardo con il guasto improvviso del motorino dopo una visita medica autorizzata. Gli accertamenti giudiziari rivelano che la visita specialistica si era svolta nove giorni prima rispetto alla data del controllo. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato e conferma la condanna per il reato di evasione, condannando l'uomo al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: pochi metri fuori casa costano la condanna
Un imputato agli arresti domiciliari si è allontanato di 10-15 metri dal portone del proprio stabile per parlare in strada con due conoscenti. Alla vista della pattuglia delle forze dell'ordine, i tre hanno tentato la fuga, ma l'uomo è stato bloccato e arrestato. L'interessato ha presentato ricorso sostenendo che l'uscita rappresentasse una semplice violazione delle prescrizioni o fosse giustificata da un presunto stato di necessità, richiedendo in subordine l'attenuante per essere rientrato a casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di evasione e ordinando il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la strada non è la soglia di casa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un uomo sottoposto agli arresti domiciliari. Il soggetto sosteneva di essersi fermato solo sulla soglia di casa, configurando una semplice violazione delle prescrizioni. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'uomo si trovava in mezzo alla strada di notte a parlare con estranei. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, escludendo la particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche a causa dei precedenti penali per spaccio e furto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione respinge il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato aveva contestato la qualificazione giuridica del fatto, sostenendo che si trattasse di una semplice violazione delle prescrizioni cautelari e non del reato di evasione, e aveva richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che i motivi di ricorso erano generici e non si confrontavano con la decisione precedente, mentre la richiesta sulla tenuità del fatto era stata presentata in ritardo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Evasione dagli arresti domiciliari: condanna anche senza fuga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo che ha violato gli obblighi della detenzione. L'imputato, autorizzato a recarsi unicamente presso il servizio per le tossicodipendenze (SERT), è stato controllato in un luogo diverso. La Corte ha stabilito che per configurare il reato di evasione dagli arresti domiciliari è sufficiente trovarsi in un luogo non autorizzato, a prescindere da altre circostanze, come la compagnia di persone con precedenti penali. Il tentativo della difesa di offrire una diversa valutazione dei fatti è stato respinto, poiché la violazione era oggettiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e aggiungendo il pagamento di una sanzione.
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Evasione dagli arresti domiciliari: sosta alle slot, condanna certa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione dagli arresti domiciliari a carico di un uomo che, autorizzato a recarsi in ospedale, si era fermato in una tabaccheria per giocare alle slot machine. La sosta, avvenuta in un luogo distante dalla propria abitazione e in un orario incompatibile con il rientro, è stata considerata una violazione grave. I giudici hanno stabilito che tale comportamento integra pienamente il reato di evasione, escludendo la possibilità di applicare la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La condotta è stata ritenuta espressiva di un particolare disprezzo per le prescrizioni dell'autorità, rendendo il ricorso dell'imputato inammissibile.
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Evasione dagli Arresti Domiciliari: Violazione o Reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un imputato accusato di evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato sosteneva che il suo allontanamento fosse solo una violazione minore delle regole e non un vero e proprio reato. La Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, ritenendo che si limitasse a ripetere argomenti già esaminati e respinti correttamente dai giudici precedenti. Di conseguenza, la condanna per il reato di evasione è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Doppio campanello, nessuna risposta: valida la verifica assenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona che contestava la validità del controllo di polizia presso la sua abitazione. Secondo il ricorrente, il controllo era stato superficiale. I giudici hanno stabilito che la procedura seguita dagli agenti, i quali avevano suonato ripetutamente sia al citofono del cancello esterno sia al campanello della porta, era pienamente sufficiente. La Corte ha quindi confermato che una simile modalità costituisce una corretta verifica dell'assenza dal domicilio. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sottrazione al controllo di polizia: condannato anche se dormiva
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un individuo accusato di sottrazione al controllo di polizia. L'uomo, sottoposto a una misura che lo obbligava a restare in casa, non era stato trovato dagli agenti durante due controlli nello stesso giorno. La sua giustificazione, di non aver sentito il citofono perché dormiva, non è stata ritenuta credibile. I giudici hanno dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che le sue argomentazioni miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di Cassazione. La decisione finale ha reso la condanna definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali.
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Litigio sul pianerottolo: scatta l’evasione dagli arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per evasione dagli arresti domiciliari a carico di un soggetto che si era allontanato dalla propria abitazione per un breve lasso di tempo. L'uomo era uscito dal portone del condominio per trascinare all'interno una persona con cui aveva avuto un litigio. Secondo i giudici, questo comportamento integra pienamente il reato, poiché qualsiasi allontanamento non autorizzato dal luogo di detenzione costituisce una violazione della misura restrittiva. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, rendendo definitiva la sua responsabilità penale e condannandolo al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: inammissibile il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione. Il ricorrente invocava uno stato di necessità e la particolare tenuità del fatto, ma i giudici hanno ritenuto inammissibili tali doglianze. La decisione sottolinea che la Cassazione non può rivalutare le prove già esaminate nel merito e che l'abitualità della condotta inottemperante esclude l'applicazione dell'Art. 131 bis c.p. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: la Cassazione chiarisce i limiti
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto agli arresti domiciliari, confermando che l'allontanamento dal domicilio integra il reato di evasione (art. 385 c.p.) e non una semplice violazione delle prescrizioni. La Corte ha ritenuto infondata e non provata la giustificazione dell'imputato di non aver sentito il citofono, confermando la condanna.
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Evasione arresti domiciliari: quando è reato?
Un individuo ai domiciliari, con permesso di recarsi dall'avvocato, viene trovato in un altro luogo. La Cassazione conferma la condanna per evasione arresti domiciliari, stabilendo che un allontanamento incompatibile con le finalità del permesso costituisce reato e non una semplice infrazione.
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Ricorso inammissibile: evasione e motivazione logica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato in appello per il reato di evasione. I giudici hanno ritenuto i motivi del ricorso manifestamente infondati, confermando la piena validità della motivazione della sentenza impugnata, definita logica, coerente e puntuale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Delitto di evasione: sì al reato fuori orario lavoro
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto agli arresti domiciliari. La Corte ha stabilito che l'allontanamento dal luogo di lavoro, anche se solo per violazione dell'orario autorizzato, costituisce il delitto di evasione e non una semplice trasgressione delle prescrizioni. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Evasione arresti domiciliari: quando è reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una persona condannata per evasione dagli arresti domiciliari. La Corte conferma che l'allontanamento dal domicilio in orari diversi da quelli autorizzati integra il reato di evasione e non una semplice violazione delle prescrizioni, chiarendo anche aspetti procedurali sulla ricusazione dei giudici.
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Evasione arresti domiciliari: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per evasione arresti domiciliari. Dopo un permesso medico, l'imputato non era rientrato a casa ma si era recato in un'altra città. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato, confermando che tale condotta integra il reato di evasione e non una semplice trasgressione, motivando anche il diniego delle attenuanti generiche sulla base della personalità negativa dell'imputato e della gravità del fatto.
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