LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 2755 Codice Civile — Sezione Prima Civile

Altri anni per Art. 2755 Codice Civile

Prededucibilità compenso liquidatore: curatela sconfitta
Un liquidatore giudiziale di un concordato preventivo ha chiesto l'ammissione al passivo del successivo fallimento per ottenere il pagamento del proprio compenso residuo in prededuzione. La curatela fallimentare ha contestato il diritto, adducendo presunte inadempienze del professionista nella gestione e vendita dei beni e nella mancata promozione di azioni di responsabilità. Il Tribunale ha accolto la richiesta del professionista e la Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione. I giudici hanno stabilito che la prededucibilità compenso liquidatore sussiste perché l'attività svolta nella fase concordataria è funzionale alla conservazione del patrimonio e all'interesse dell'intera massa dei creditori, anche se sopravviene il fallimento senza la preventiva risoluzione del concordato.
Continua »
Cessione del contratto preliminare: banca sconfitta
Una banca creditrice, titolare di ipoteca iscritta nel 2014 su un immobile, contestava la priorità di riparto assegnata a una società cessionaria. Quest'ultima era subentrata nel 2014 in un contratto preliminare originariamente stipulato e trascritto nel 2012 da un altro soggetto. La banca sosteneva che la cessione del contratto preliminare costituisse un nuovo accordo, facendo perdere gli effetti della prima trascrizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, stabilendo che la cessione del contratto preliminare non comporta novazione ma una semplice successione nel rapporto, conservando gli effetti prenotativi della trascrizione del 2012. Inoltre, la Corte ha chiarito che le contestazioni sulla collocazione privilegiata del credito dovevano essere sollevate in sede di ammissione al passivo e non durante il riparto dell'attivo.
Continua »
Spese istanza di fallimento: sì al privilegio, no per le accise
Una società fornitrice di gasolio ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di un'azienda cliente, pretendendo il rango privilegiato per diverse voci, tra cui le spese sostenute per presentare la richiesta di fallimento. Il Tribunale ha negato tale preferenza, ritenendo che le spese antecedenti alla dichiarazione di fallimento non potessero essere privilegiate. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso sul punto, stabilendo che le spese istanza di fallimento godono del privilegio per le spese di giustizia. Questo perché l'iniziativa del creditore avvantaggia l'intera massa dei creditori, consentendo di aggredire e preservare il patrimonio del debitore. Sono stati invece respinti i privilegi relativi all'IVA e alle accise, quest'ultime non evidenziate separatamente in fattura.
Continua »
Prededuzione compensi liquidatore: guida legale
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un liquidatore giudiziale a ottenere il pagamento dei propri compensi in prededuzione nel fallimento successivo a un concordato preventivo. La curatela fallimentare aveva contestato il credito ipotizzando negligenze nella gestione dei beni e nell'omessa segnalazione dello stato di insolvenza. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che i compiti di vigilanza spettano al commissario giudiziale e non al liquidatore. Poiché l'attività del liquidatore è stata funzionale alla conservazione del patrimonio nell'interesse della massa dei creditori, il suo credito gode della prededuzione ex art. 111 l.fall., indipendentemente dalla risoluzione formale del precedente concordato.
Continua »
Spese di giustizia: quando sono ammesse al passivo?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i requisiti per l'ammissione in privilegio delle spese di giustizia nel passivo fallimentare. La Corte ha rigettato il ricorso di un creditore, stabilendo che le spese per azioni esecutive e di opposizione sono privilegiate solo se si dimostra la loro concreta utilità per la massa dei creditori. Inoltre, ha confermato che i compensi legali per la domanda di insinuazione non sono rimborsabili, poiché l'assistenza di un avvocato non è obbligatoria.
Continua »
Liquidazione del patrimonio: i termini non sono perentori
La Corte di Cassazione ha stabilito che nella procedura di liquidazione del patrimonio, il termine di 30 giorni per il deposito del programma non è perentorio e la sua violazione non causa nullità. Inoltre, ha ribadito che il debitore non ha la legittimazione per impugnare lo stato passivo, competenza che spetta al liquidatore in rappresentanza dei creditori. La Corte ha rigettato anche la richiesta di compenso del debitore per la custodia dei beni e di prededuzione per le spese legali iniziali.
Continua »
Prededuzione subappaltatore: no in caso di fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22890/2024, ha stabilito che il credito di un subappaltatore nei confronti dell'appaltatore fallito non gode di prededuzione. Il meccanismo di tutela che consente alla stazione appaltante di sospendere i pagamenti all'appaltatore inadempiente verso il subappaltatore non si applica in caso di fallimento. Di conseguenza, il credito del subappaltatore deve essere ammesso al passivo come credito chirografario, rispettando il principio della par condicio creditorum, senza alcun privilegio derivante dalla sua funzione nell'appalto pubblico.
Continua »
Giudicato endofallimentare e ammissione al passivo
Un professionista si oppone alla parziale ammissione del suo credito nel passivo di un fallimento. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, stabilendo che la mancata impugnazione da parte del curatore della parziale ammissione del credito crea un giudicato endofallimentare sull'esistenza del diritto, precludendo contestazioni successive sulla prestazione.
Continua »
Procura speciale Cassazione: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro la curatela fallimentare di un debitore. La decisione non entra nel merito della controversia (l'opponibilità di un decreto ingiuntivo al fallimento), ma si fonda su un vizio procedurale: l'avvocato del ricorrente non era munito di una valida procura speciale per la Cassazione, agendo sulla base di una procura generale rilasciata anni prima del provvedimento impugnato. La sentenza ribadisce la necessità di un mandato specifico per il giudizio di legittimità.
Continua »
Ammissione al passivo: interessi e privilegi del credito
Una società di gestione crediti ricorre in Cassazione contro la decisione di un tribunale che aveva parzialmente respinto la sua domanda di ammissione al passivo del fallimento di una società alberghiera. La Corte Suprema accoglie il ricorso, chiarendo i principi sull'ammissione dei crediti per rate insolute e interessi moratori in caso di risoluzione di un mutuo, e sul corretto riconoscimento di un privilegio mobiliare. La Corte distingue tra l'ammissione del credito in sé e il suo rango, affermando che il primo non può essere negato per incertezze relative al secondo. Il decreto viene cassato con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Compenso OCC: no al privilegio su beni ipotecati
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso spettante all'Organismo di Composizione della Crisi (OCC) nelle procedure di sovraindebitamento, pur essendo prededucibile, non può essere soddisfatto in via prioritaria con il ricavato della vendita di un bene ipotecato. La Corte ha accolto il ricorso di un creditore ipotecario, affermando che la tutela del credito garantito da ipoteca prevale sulle spese dell'OCC, in quanto la procedura è avviata nell'interesse del debitore e non di tutti i creditori. Di conseguenza, il compenso OCC non può diminuire la quota spettante al creditore garantito.
Continua »
Privilegio spese esecutive: prova di utilità essenziale
Una creditrice ha impugnato in Cassazione il provvedimento del Tribunale che negava il riconoscimento di un privilegio speciale per le spese di procedure esecutive avviate prima del fallimento di una società. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per ottenere tale privilegio è necessario dimostrare l'effettiva utilità delle azioni esecutive per la massa dei creditori e indicare specificamente i beni su cui grava la prelazione. Inoltre, è stata confermata l'inammissibilità della richiesta di interessi ulteriori, in quanto costituiva una modifica non consentita della domanda originaria di insinuazione al passivo.
Continua »
Decreto ingiuntivo fallimento: quando è opponibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opponibilità di un decreto ingiuntivo al fallimento dipende da un momento preciso: l'emissione del decreto di esecutorietà da parte del giudice. Se questo provvedimento interviene dopo la dichiarazione di fallimento, il credito non può essere ammesso al passivo sulla base del solo decreto ingiuntivo, anche se non opposto. La Corte ha però chiarito che le spese della procedura esecutiva già avviata e le domande subordinate di ammissione al chirografo devono essere comunque esaminate.
Continua »