La Procura ha disposto il sequestro probatorio di dispositivi informatici appartenenti a un uomo indagato per violenza sessuale e diffusione illecita di immagini intime. Gli inquirenti hanno prelevato undici apparecchi, tra computer, tablet e telefoni, per estrarre messaggi, post e registrazioni audio. L'indagato ha contestato la misura davanti al Tribunale del Riesame e poi in Cassazione. La difesa lamentava la violazione della privacy e la sproporzione dell'acquisizione massiva di dati senza limiti temporali prefissati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso giudicandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il decreto indicava chiaramente le finalità probatorie e i reati contestati. La difesa non ha specificato quali file personali non pertinenti siano stati lesi, rendendo legittimo il sequestro degli apparati per il tempo necessario alla perizia tecnica.
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