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Art. 275-bis Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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Altri anni per Art. 275-bis Codice di Procedura Penale

Maltrattamenti in famiglia: il rifiuto del braccialetto punito
Una donna ha impugnato in Cassazione l'ordinanza che le imponeva il divieto di avvicinamento all'ex partner con braccialetto elettronico per il reato di maltrattamenti in famiglia. La difesa sosteneva la presenza di una semplice litigiosità di coppia e l'illegittimità dell'automatismo della misura più grave del divieto di dimora in caso di rifiuto del dispositivo elettronico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i maltrattamenti in famiglia sussistono anche se la vittima reagisce o mantiene la propria vita sociale e lavorativa. Inoltre, il rifiuto del braccialetto elettronico giustifica l'applicazione automatica di una misura cautelare più stringente per garantire la tutela della persona offesa.
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Sostituzione della custodia in carcere: no ai domiciliari
Un uomo condannato in primo grado a oltre undici anni di reclusione per associazione finalizzata al narcotraffico ha chiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari muniti di braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto che l'abitazione indicata si trovasse lontano dai luoghi dei delitti e che la condotta carceraria fosse stata corretta. I giudici hanno respinto l'istanza evidenziando la gravità del ruolo ricoperto come fornitore abituale di cocaina e il persistente rischio di riallacciare contatti criminali. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Custodia cautelare in carcere: niente domiciliari per abusi su minore
Un uomo indagato per violenza sessuale aggravata su una minore aveva ottenuto dal giudice per le indagini preliminari gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale del riesame, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, ha ripristinato la custodia cautelare in carcere per l'elevato rischio di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. L'indagato ha fatto ricorso per Cassazione, sostenendo che l'allontanamento della vittima e la fine delle indagini rendessero sufficienti i domiciliari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che per i delitti sessuali opera una presunzione di idoneità del carcere, non superata da semplici divieti di comunicazione o dall'incensuratezza dell'imputato.
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Braccialetto elettronico: stop al carcere automatico per guasti
Un indagato, trovato in possesso di un documento falso dopo una prolungata irreperibilità, ha ricevuto la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il Tribunale del riesame ha stabilito che, in caso di non fattibilità tecnica dell'apparato, l'uomo sarebbe andato automaticamente in carcere. La difesa ha impugnato tale automatismo dinanzi alla Corte di Cassazione. I Supremi Giudici hanno confermato la gravità del pericolo di recidiva, ma hanno accolto il ricorso sul secondo punto. La Cassazione ha stabilito che l'impossibilità tecnica di installare il braccialetto elettronico non può causare l'automatica carcerazione. Il giudice deve invece valutare nuovamente le esigenze cautelari secondo i criteri di adeguatezza e proporzionalità, potendo confermare i domiciliari semplici o applicare una misura diversa.
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Arresti domiciliari con braccialetto elettronico negati per spaccio
Un indagato per spaccio di droga ha chiesto di sostituire la custodia in carcere con gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I giudici di merito hanno respinto la richiesta perché l'uomo ha commesso il fatto mentre svolgeva lavori di pubblica utilità e risiede nella stessa zona di spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che, se la detenzione domestica è del tutto inidonea a fermare la recidiva, l'uso del dispositivo elettronico non basta a renderla adeguata.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: confermati i domiciliari
La Corte di Cassazione ha confermato la misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per un uomo accusato del reato di detenzione di sostanze stupefacenti. Nel corso di una perquisizione, le forze dell'ordine hanno sequestrato 230 grammi di hashish, un bilancino di precisione, strumenti per il confezionamento e fogli contenenti annotazioni contabili. L'imputato ha sostenuto che la droga fosse destinata al solo uso personale. La Suprema Corte ha ritenuto la tesi difensiva inverosimile alla luce del quantitativo, degli strumenti rinvenuti e delle precarie condizioni economiche dell'uomo. I giudici hanno inoltre precisato che l'applicazione del dispositivo elettronico rappresenta la regola ordinaria per gli arresti domiciliari e non richiede una motivazione speciale.
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Custodia cautelare in carcere: serve una motivazione concreta
L'Indagato è stato arrestato per aver fatto esplodere un congegno a ridosso di due automobili e per la detenzione di sostanze stupefacenti. Il giudice ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere. L'Indagato ha richiesto la concessione degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico presso la casa paterna. Il Tribunale del Riesame ha confermato il carcere usando motivazioni generiche e astratte. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Indagato. I giudici di legittimità hanno stabilito che la custodia cautelare in carcere richiede una motivazione rigorosa sulla concreta inidoneità dei domiciliari con controllo elettronico, specialmente per un soggetto incensurato. L'ordinanza cautelare è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame del caso.
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Custodia cautelare in carcere: quando i domiciliari non bastano
Un giovane partecipa a manifestazioni di protesta sfociate in gravi atti di violenza, lancio di oggetti pericolosi e danneggiamenti urbani. Il giudice dispone la custodia cautelare in carcere per il reato di devastazione. La difesa propone ricorso chiedendo la concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, evidenziando che l'indagato beneficiava già della misura domestica in un diverso procedimento penale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma che la custodia cautelare in carcere rappresenta l'unica misura idonea. I giudici evidenziano la reiterazione dei reati commessi in diverse città e la spiccata pericolosità del soggetto. La decisione chiarisce che il giudizio di adeguatezza della misura inframuraria esclude in modo automatico l'uso dei dispositivi elettronici di controllo.
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Custodia cautelare in carcere: il NO ai domiciliari va motivato
L'Indagato affrontava la custodia cautelare in carcere per detenzione di un'arma clandestina e ricettazione. La difesa ha richiesto gli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico, evidenziando il corretto percorso di reinserimento sociale e l'assenza di armi nella casa. Il Tribunale del Riesame ha respinto la richiesta con motivazioni generiche sulla pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Indagato relativamente alla scelta della misura. I giudici hanno chiarito che, per i reati privi di presunzione automatica di carcere, i magistrati devono motivare in modo rigoroso e concreto l'inadeguatezza degli arresti domiciliari. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per una nuova e approfondita valutazione.
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Custodia cautelare in carcere: il tempo non cancella il pericolo
L'indagato ha subito la misura della custodia cautelare in carcere per aver pianificato il trasporto di quarantaquattro chilogrammi di hashish tramite un corriere stipendiato. La difesa ha contestato il provvedimento sostenendo che il trascorrere di oltre due anni dai fatti escludesse l'attualità delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. I giudici hanno confermato la legittimità della detenzione provvisoria evidenziando la gravità del traffico organizzato, i precedenti penali dell'uomo e i suoi stretti legami con reti criminali stabili. Il semplice passaggio del tempo non cancella il pericolo di recidiva quando la condotta dimostra una spiccata professionalità criminale. Il ricorrente resta in carcere ed è condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato omicidio o lesioni: spari alla gamba e carcere
L'Indagato scopre un messaggio inviato dalla Persona Offesa alla propria compagna e pianifica una spedizione punitiva notturna. L'uomo carica una pistola illegale ed esplode quattro colpi a breve distanza: un proiettile ferisce la vittima alla coscia, vicino all'arteria femorale, mentre altri tre colpiscono l'edificio ad altezza d'uomo. La difesa sostiene l'ipotesi di semplici lesioni personali, affermando l'assenza della volontà di uccidere e chiedendo i domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione conferma l'accusa di tentato omicidio e la permanenza in carcere. I giudici evidenziano la micidialità dell'arma, la reiterazione dei colpi ad altezza d'uomo e l'inadeguatezza del braccialetto elettronico di fronte a una marcata incapacità di autocontrollo.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari con braccialetto
L'indagato ha contestato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per reati legati alla coltivazione organizzata di marijuana. La difesa ha sostenuto l'assenza di gravi indizi, l'insussistenza di pericoli di recidiva e l'adeguatezza degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo la custodia cautelare in carcere l'unica misura proporzionata. I giudici hanno accertato la presenza di gravi indizi desunti da pedinamenti, intercettazioni e il ruolo attivo di vedetta svolto dall'indagato. Inoltre, il braccialetto elettronico impedisce l'allontanamento dall'abitazione ma non neutralizza i contatti con la rete criminale, il rischio di inquinamento delle prove e la prosecuzione a distanza dei traffici illeciti.
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Custodia cautelare in carcere: annullata per omessa prova lavoro
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza con cui il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di traffico di stupefacenti. La difesa aveva depositato la documentazione attestante un lavoro stabile a tempo indeterminato e la disponibilità di un alloggio per i domiciliari. I giudici del riesame hanno omesso di esaminare tali prove, trascurando il lungo tempo trascorso dai fatti e l'eventuale idoneità degli arresti domiciliari con controllo elettronico. La Suprema Corte ha imposto una nuova valutazione sulla concreta attualità delle esigenze cautelari.
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Sostituzione misura cautelare: risarcimento non evita il carcere
Un giovane indagato per estorsione e usura aggravate dal metodo mafioso ha richiesto la sostituzione della misura cautelare dal carcere agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico in un'altra regione. A sostegno della richiesta, la difesa ha evidenziato l'integrale risarcimento del danno, l'adesione delle vittime a percorsi di giustizia riparativa, la giovane età e lo stato di incensurato. Il Tribunale ha respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato il diniego, dichiarando inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che le condotte risarcitorie postume e il trasferimento geografico non superano la presunzione di pericolosità sociale quando il soggetto ha continuato a delinquere violando precedenti prescrizioni giudiziarie.
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Custodia cautelare in carcere: illegittime le armi clandestine
L'Indagato è stato trovato in possesso di due pistole non denunciate, di cui una clandestina con matricola abrasa, e numerose munizioni. Il Giudice per le Indagini Preliminari e il Tribunale del Riesame hanno disposto la custodia cautelare in carcere. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, sostenendo l'assenza di un effettivo pericolo di reiterazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la massima misura restrittiva. I giudici hanno chiarito che il possesso di armi clandestine, unito a gravi precedenti penali e ai legami con contesti criminali, giustifica pienamente la custodia cautelare in carcere. Di conseguenza, l'Indagato resta in carcere e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro.
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Violazione degli arresti domiciliari: 38 minuti costano il carcere
L'Indagato, sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, si è allontanato da casa per circa 38 minuti a causa di una lite familiare, presentandosi poi spontaneamente dai Carabinieri. Il Tribunale del Riesame ha aggravato la misura disponendo la custodia in carcere. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato. I giudici hanno chiarito che la violazione degli arresti domiciliari comporta automaticamente il trasferimento in carcere, a meno che il fatto non sia di lieve entità. Nel caso specifico, l'allontanamento ingiustificato non è stato ritenuto di lieve entità, confermando così la legittimità della custodia cautelare in carcere.
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Custodia cautelare in carcere: quando la rinuncia è un autogol
Il Tribunale di Salerno confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di estorsione e atti persecutori. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Successivamente, il giudice per le indagini preliminari sostituiva la misura con gli arresti domiciliari. La difesa presentava quindi rinuncia al ricorso per sopravvenuta carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso originario poiché la rinuncia, firmata solo dal difensore privo di procura speciale, era inefficace. Inoltre, i motivi del ricorso erano generici e infondati. Di conseguenza, l'indagato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: la confessione nega i domiciliari
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di concorso in rapina aggravata ai danni di una banca. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione lamentando l'assenza di gravi indizi di colpevolezza e l'inadeguatezza della misura rispetto agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare il merito delle prove, ma solo la coerenza logica della motivazione. Nel caso di specie, la gravità della rapina e la violenza contro le forze dell'ordine giustificano la custodia cautelare in carcere, escludendo misure basate sull'autocontrollo. Inoltre, le confidenze autoaccusatorie rese a terzi hanno pieno valore confessorio se ritenute spontanee e attendibili.
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Divieto di avvicinamento: la disabilità non cancella la tutela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico per i reati di maltrattamenti e violenza sessuale ai danni dell'ex compagna. La difesa contestava la capacità di testimoniare della vittima, affetta da disabilità psichica, e l'utilizzabilità degli screenshot dei messaggi WhatsApp. I giudici hanno chiarito che la disabilità non esclude automaticamente la capacità di testimoniare e che gli screenshot sono prove valide se consegnati spontaneamente dalla vittima. Inoltre, l'eventuale indisponibilità tecnica del braccialetto elettronico non comporta un'attenuazione automatica della misura cautelare, ma impone al giudice una rivalutazione complessiva della pericolosità del soggetto, confermando in questo caso la necessità di tutelare l'incolumità della persona offesa.
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Pericolo di Reiterazione Reato: Arresti Domiciliari Insufficienti
La Corte di Cassazione ha giudicato inammissibile il ricorso di un indagato per spaccio di stupefacenti contro l'inasprimento della misura cautelare. Inizialmente agli arresti domiciliari, l'uomo si è visto applicare una misura più severa a causa di un elevato e attuale pericolo di reiterazione del reato. La decisione si fonda su elementi concreti: la professionalità dimostrata nell'attività di spaccio, il ruolo di coordinatore in un gruppo criminale, l'assenza di fonti di reddito lecite e una precedente violazione di un'altra misura cautelare. Secondo i giudici, questi fattori dimostrano una forte inclinazione a delinquere, rendendo inadeguata una misura meno restrittiva degli arresti domiciliari per prevenire la commissione di nuovi crimini.
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