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Art. 2729 Codice Civile

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Perdita di chance: risarcimento per inadempimento
Una società manifatturiera cita in giudizio una società di telecomunicazioni per inadempimento contrattuale relativo alla mancata realizzazione di un sito web e di un portale e-commerce. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, cassa la sentenza d'appello che aveva negato il risarcimento per la perdita di chance. La Suprema Corte chiarisce che la prova di tale danno non richiede la certezza del mancato guadagno, ma la dimostrazione di una concreta possibilità di ottenerlo, la cui quantificazione può avvenire in via equitativa.
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Lavoro in carcere: quando scatta la prescrizione?
Un ex detenuto ha richiesto differenze retributive per il lavoro svolto in carcere per diversi anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, data la natura rieducativa e unitaria del rapporto, la prescrizione quinquennale per i crediti non decorre dalla fine di ogni singolo incarico, ma dalla cessazione definitiva del rapporto di lavoro, che di norma coincide con la fine della detenzione. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione d'appello che aveva erroneamente dichiarato prescritti i crediti, rinviando il caso per un nuovo esame.
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IVA agevolata pannelli fotovoltaici: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32293/2024, ha risolto una controversia tra l'Agenzia delle Dogane e due società energetiche riguardo l'applicazione dell'IVA agevolata al 10% sull'importazione di pannelli fotovoltaici. La Corte ha stabilito che l'agevolazione spetta in base alla destinazione oggettiva del bene, ovvero la costruzione di impianti fotovoltaici, indipendentemente dal fatto che l'acquirente sia un installatore, un rivenditore o l'utilizzatore finale. È stata così confermata la decisione dei giudici di merito, respingendo il ricorso dell'Agenzia e chiarendo che la natura del bene e il suo impiego tipico sono sufficienti per giustificare l'aliquota ridotta.
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Responsabilità amministratori: analisi della Cassazione
Una recente ordinanza della Cassazione analizza la responsabilità amministratori e sindaci nel caso del fallimento di una società di navigazione. La Corte ha confermato la condanna per i danni derivanti da contratti di lavoro simulati, stipulati a favore dei proprietari di fatto, e da rovinose operazioni speculative in derivati. È stata ritenuta grave anche la negligenza dei sindaci nell'attività di controllo. La sentenza è stata però cassata con rinvio su un punto: la necessità di ricalcolare il danno a carico di un amministratore, tenendo conto delle transazioni già concluse dalla curatela con altri coobbligati.
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Accertamento fiscale presuntivo: l’agenda non mente
Un accertamento fiscale presuntivo, basato su annotazioni rinvenute nell'agenda personale di un professionista, è stato ritenuto legittimo dalla Corte di Cassazione. Il contribuente sosteneva che le cifre indicassero i metri percorsi in bicicletta, ma la sua difesa è stata giudicata non credibile. La Corte ha ribadito che la valutazione delle prove presuntive e la plausibilità delle giustificazioni del contribuente sono di competenza esclusiva del giudice di merito e non possono essere riesaminate in sede di legittimità.
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Licenziamento sproporzionato: quando c’è solo l’indennità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una dipendente licenziata per un'aggressione verbale a una cliente. La Corte ha confermato che si è trattato di un licenziamento sproporzionato, ma ha negato il diritto al reintegro. La motivazione risiede nel fatto che la condotta, pur non essendo così grave da giustificare il licenziamento, non era nemmeno riconducibile a quelle ipotesi per cui il contratto collettivo prevede esplicitamente una sanzione conservativa (come una multa). Di conseguenza, alla lavoratrice spetta solo la tutela risarcitoria, consistente in un'indennità economica.
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Raddoppio dei termini: escluso per l’IRAP, la Cassazione
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato sul raddoppio dei termini per un presunto reato tributario legato a fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il raddoppio dei termini è legittimo se sussiste l'obbligo di denuncia penale, anche se questa è tardiva, ma non può essere applicato all'IRAP, poiché le violazioni relative a tale imposta non costituiscono reato. La Corte ha inoltre confermato che, di fronte a seri indizi di inesistenza delle operazioni, l'onere di provare la loro effettività spetta al contribuente.
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Usucapione servitù di passaggio: la prova del possesso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34222/2024, ha respinto i ricorsi relativi a una complessa vicenda di usucapione di una servitù di passaggio. Il caso verteva sulla richiesta di accertamento di un diritto di passo acquisito per possesso ventennale. La Corte ha confermato la decisione d'appello, che aveva negato l'usucapione per mancanza della prova del decorso del termine ventennale, sottolineando che il possesso utile non può fondarsi su meri atti di tolleranza, specialmente in contesti familiari. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di riesaminare le prove, ma di verificare la corretta applicazione della legge.
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Prova del possesso: coltivare non basta per usucapione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni privati che rivendicavano la proprietà di un terreno per usucapione. La Corte ha stabilito che la prova del possesso utile all'usucapione richiede la dimostrazione di un potere di fatto sul bene esercitato 'uti dominus', ovvero con l'animo del proprietario. Nel caso specifico, la coltivazione del fondo e la realizzazione di piccole opere non sono state ritenute sufficienti, soprattutto a causa della mancanza di un accesso esclusivo al terreno, che avveniva tramite una proprietà comunale. La decisione conferma che l'onere della prova del possesso esclusivo, pubblico e ininterrotto grava su chi intende usucapire il bene.
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Responsabilità amministratori: nuove prove in appello
Una società bancaria ha citato in giudizio i suoi ex amministratori e sindaci per gravi violazioni nella gestione, chiedendo un cospicuo risarcimento danni. Dopo una condanna in Appello, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza. Il motivo principale riguarda l'inammissibilità di documenti cruciali prodotti dalla banca solo in fase di appello, violando le regole processuali. La Suprema Corte ha chiarito che la produzione di nuove prove in appello è severamente limitata e che tale violazione invalida la consulenza tecnica e la decisione basata su di essa. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce dei principi sulla responsabilità amministratori e sindaci e sulle prove ammissibili.
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Danno da illecito antitrust: non è mai presunto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33858/2024, ha rigettato il ricorso di un fideiussore che chiedeva il risarcimento per un contratto di fideiussione contenente clausole anticoncorrenziali. La Corte ha stabilito che il danno da illecito antitrust non è mai presunto (in re ipsa), ma deve essere sempre specificamente provato dal danneggiato, sia nella sua esistenza che nel suo ammontare, in base ai principi generali della responsabilità civile.
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Avviso accertamento firmato digitalmente: la Cassazione
Una società produttrice di alcolici ha impugnato un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA, sostenendo la nullità dell'atto perché firmato digitalmente in un'epoca in cui, a suo dire, la legge non lo consentiva per gli atti fiscali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'avviso di accertamento firmato digitalmente era pienamente valido. La Corte ha chiarito che l'esclusione prevista dal Codice dell'Amministrazione Digitale riguardava solo le attività di controllo e ispezione, non gli atti impositivi. La decisione ha inoltre confermato la legittimità delle contestazioni di merito relative a costi per operazioni ritenute inesistenti.
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Prescrizione danni investimenti: quando decorre?
La Corte di Cassazione stabilisce un principio cruciale sulla prescrizione danni investimenti. In un caso di perdite su obbligazioni a seguito del default dell'emittente, la Corte ha rigettato il ricorso di un istituto di credito, confermando che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risarcimento non decorre dalla data dell'investimento, ma dal momento in cui il danno patrimoniale si è manifestato in modo concreto e oggettivamente percepibile, ovvero dal default della società emittente. La sentenza protegge gli investitori, riconoscendo che il diritto al risarcimento sorge solo quando la perdita diviene effettiva.
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Interposizione fittizia e crediti: la Cassazione rinvia
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società un credito d'imposta per ricerca, sostenendo un'interposizione fittizia tramite un consorzio. Dopo decisioni contrastanti nei primi gradi, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma rinvia la causa a nuovo per l'emergere di complesse questioni sistemiche legate all'assoluzione in un parallelo procedimento penale.
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Attività extra lavorativa in malattia: quando è lecita?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31963/2024, ha stabilito che non è legittimo il licenziamento del dipendente che svolge un'attività extra lavorativa in malattia se il datore di lavoro non prova che tale attività pregiudica o ritarda la guarigione. Nel caso specifico, un infermiere licenziato per aver svolto attività presso un'associazione durante l'assenza per malattia è stato reintegrato, poiché l'azienda non ha fornito la prova né della simulazione della malattia né della sua incompatibilità con la guarigione.
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Procura speciale: quando è nulla in Cassazione?
Una dipendente pubblica impugna un presunto demansionamento. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile non per il merito della questione, ma a causa di un vizio formale della procura speciale. La Suprema Corte ha stabilito che la procura, per essere valida, deve essere rilasciata in data successiva alla pubblicazione della sentenza impugnata e contenere un riferimento specifico al giudizio di legittimità, requisiti mancanti nel caso di specie. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il legale della ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.
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Responsabilità condominio: chi paga per i danni?
Un condòmino subisce danni al proprio appartamento a causa di lavori di ristrutturazione della facciata condominiale. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, conferma la responsabilità del condominio in solido con l'impresa appaltatrice. Il provvedimento chiarisce che il condominio, in qualità di custode delle parti comuni, ha una responsabilità oggettiva ai sensi dell'art. 2051 c.c. e può essere esonerato solo provando il caso fortuito, non essendo sufficiente il semplice trasferimento della custodia all'appaltatore.
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Irragionevole durata processo: niente risarcimento
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per l'irragionevole durata del processo a un gruppo di cittadini il cui ricorso amministrativo si era estinto per perenzione. La Corte ha stabilito che la legge presume l'assenza di un danno quando una parte non mostra interesse a proseguire la causa, e i ricorrenti non hanno fornito prove sufficienti a superare tale presunzione.
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Accertamento induttivo: la Cassazione sulle SRL
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio di una S.r.l. contro un avviso di accertamento. L'ordinanza conferma che la mancata sottoscrizione del libro inventari equivale alla sua inesistenza, legittimando l'accertamento induttivo. Inoltre, in una società a base ristretta, le movimentazioni bancarie sui conti dei soci si presumono ricavi della società, in assenza di prova contraria. La Corte ha ritenuto inammissibili i motivi di ricorso generici e ha chiarito che non sussiste litisconsorzio necessario tra società e soci.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo? La Cassazione
Una società di gestione di uno stabilimento balneare è stata soggetta a un accertamento induttivo basato su scritture contabili non sottoscritte e su indagini bancarie estese ai conti personali dei soci. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, confermando la legittimità dell'accertamento. L'ordinanza ha stabilito che l'omessa firma del libro inventari equivale a inesistenza giuridica, giustificando il metodo induttivo. Inoltre, ha ribadito la presunzione legale per cui i versamenti sui conti dei soci di società a ristretta base sociale si considerano ricavi dell'azienda, salvo prova contraria specifica fornita dal contribuente.
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