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Art. 27 Costituzione — Anno 2019

Altri anni per Art. 27 Costituzione

Fungibilità della pena: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva di scomputare un periodo di detenzione pregressa (presofferto) da una pena per un reato commesso successivamente. Il caso, caratterizzato da un complesso iter processuale con due precedenti annullamenti con rinvio, verteva sul principio della fungibilità della pena. La Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 657 c.p.p., la carcerazione subita non può essere imputata a una pena per un fatto criminoso commesso dopo la detenzione stessa, al fine di non creare una "riserva di impunità". La decisione del giudice del rinvio, che ha riesaminato l'intera questione, è stata ritenuta corretta in quanto i precedenti annullamenti avevano rimosso totalmente i provvedimenti impugnati, conferendogli pieni poteri decisori.
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Immutabilità del giudice: quando rinnovare il processo?
Le Sezioni Unite Penali analizzano il principio di immutabilità del giudice. La sentenza chiarisce che il cambio di composizione del collegio giudicante non impone automaticamente la rinnovazione totale del processo. Se le parti legittimate non chiedono di riesaminare i testimoni, il nuovo giudice può utilizzare le dichiarazioni già rese, senza che sia necessario un consenso esplicito alla lettura degli atti. La Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva dichiarato la nullità della sentenza di primo grado per questo motivo.
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Detenzione armi: quando il ricorso è inammissibile?
Un uomo viene condannato per detenzione armi, nello specifico una pistola e munizioni. La Corte di Appello riforma parzialmente la sentenza, ma conferma la condanna principale. L'imputato ricorre in Cassazione lamentando, tra l'altro, la mancata prova della piena efficienza dell'arma e il diniego di attenuanti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, stabilendo che un'arma è considerata tale se non è "totalmente e assolutamente inefficiente" e che la valutazione sulla gravità del fatto e sulla concessione delle attenuanti è un potere discrezionale del giudice di merito, non sindacabile se congruamente motivato.
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Concordato in appello e pena illegale: la Cassazione
La Cass. Pen., Sez. 6, n. 52110/2019, stabilisce che la sopravvenuta illegalità della pena, a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, travolge l'intero accordo basato sul concordato in appello. La Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, ritenendo l'accordo sulla pena inscindibile dalla rinuncia ai motivi di appello, e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce dei nuovi e più favorevoli parametri edittali.
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Permesso premio ostativo: la Cassazione decide
Con la sentenza n. 52139 del 11/12/2019, la Cassazione Penale, Sez. 1, ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che negava un permesso premio a un detenuto in regime ostativo per mancata collaborazione. Applicando la storica sentenza della Corte Costituzionale n. 253/2019, la Corte ha affermato che la presunzione assoluta di pericolosità per il non collaborante è incostituzionale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione sulla sussistenza di legami con la criminalità, aprendo la via al beneficio anche senza collaborazione, in un'ottica di valorizzazione del percorso rieducativo. La decisione è cruciale per il tema del permesso premio ostativo.
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Custodia cautelare: quando è legittima in carcere
Con la sentenza n. 52141/2019, la Cassazione Penale, Sez. 4, ha stabilito che la custodia cautelare in carcere è legittima anche per un giovane incensurato se il rischio di reiterazione del reato è concreto e attuale, come dimostrato da ripetute evasioni e furti. La Corte ha chiarito che il limite di pena per l'applicazione della misura si calcola sul cumulo dei reati contestati e ha distinto nettamente la finalità della custodia cautelare da quella della sospensione dell'esecuzione della pena, rigettando la questione di legittimità costituzionale.
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