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Art. 27 Codice Civile

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Integrazione contraddittorio: Cassazione ordina notifica
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione sul merito di un ricorso riguardante un'esecuzione immobiliare contro un ente in liquidazione. La Corte ha rilevato la mancata notifica del ricorso a una delle parti del precedente grado di giudizio, ordinando di procedere all'integrazione del contraddittorio entro un termine perentorio di trenta giorni. La questione di fondo riguarda la possibilità per un creditore fondiario di proseguire un'azione esecutiva individuale nei confronti di un ente sottoposto a liquidazione generale.
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Mansioni superiori pubblico impiego: quando spetta
Una dirigente sanitaria di un istituto pubblico ha ottenuto il riconoscimento del diritto a una retribuzione superiore per aver svolto di fatto compiti da responsabile di un'unità operativa, nonostante la mancanza di una nomina formale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che, in tema di mansioni superiori pubblico impiego, la prova dell'effettivo svolgimento dei compiti prevale sulla mancata istituzione formale della posizione, dando diritto alle differenze retributive.
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Qualifica superiore: quando spetta al lavoratore
Un lavoratore, formalmente classificato a un livello inferiore, ha ottenuto il riconoscimento di una qualifica superiore. L'azienda ha contestato la decisione, sostenendo che le mansioni svolte non rientravano nei criteri previsti, in particolare perché l'attività si svolgeva interamente all'interno di una stazione e non sulla 'linea piena'. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda, stabilendo che, ai fini del CCNL di settore, la distinzione rilevante non è il luogo fisico esatto (dentro o fuori i 'picchetti di manovra'), ma il contesto operativo: operare in una 'stazione' o 'scalo' giustifica la qualifica superiore rispetto a un semplice 'impianto di servizio', confermando così il diritto del lavoratore.
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Liquidazione giudiziale: quando si è insolventi?
Il Tribunale di Monza ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale di una società edile su istanza di un creditore. La decisione si fonda sulla prova dello stato di insolvenza, desunto da ingenti debiti fiscali e previdenziali, dall'irreperibilità della società e da un pignoramento infruttuoso, evidenziando come l'onere di provare la non soggezione alla procedura gravi sul debitore.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Con la sentenza del 19/05/2025, il Tribunale di Verona, Sezione Procedure Concorsuali, ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale. La decisione scaturisce dal ricorso di un creditore per un debito di quasi 900 mila euro. Il Tribunale ha accertato lo stato di insolvenza della società, basandosi su prove quali il mancato deposito dei bilanci, l'ingente debito fiscale e l'esito infruttuoso dei pignoramenti. La sentenza conferma che la presenza di questi elementi, unita al superamento delle soglie di legge, costituisce presupposto sufficiente per avviare la procedura di liquidazione giudiziale.
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Liquidazione giudiziale: impegno del socio insufficiente
Il Tribunale di Trento dichiara la liquidazione giudiziale di una società in stato di insolvenza, accertata da un C.T.U. per oltre 1,4 milioni di euro. La corte ha ritenuto irrilevante sia il trasferimento della sede legale avvenuto dopo la domanda, sia l'impegno del socio a finanziare la società, poiché non elimina lo stato di insolvenza e non rientra negli strumenti alternativi di soluzione della crisi previsti dalla legge.
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Liquidazione controllata: ok per start-up innovativa
Una start-up innovativa, in stato di sovraindebitamento, ha ottenuto dal Tribunale di Brescia l'apertura della liquidazione controllata dei propri beni. Il tribunale ha verificato la sussistenza dei requisiti soggettivi, qualificando l'impresa come "minore", e oggettivi, confermando lo stato di crisi. La sentenza ha quindi avviato la procedura, nominando gli organi preposti e stabilendo una durata minima di tre anni.
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