Un utente stipulava con una compagnia telefonica contratti per linea fissa e mobile con pagamento tramite addebito sul conto corrente. La compagnia operava la sospensione della linea telefonica a causa dell'omesso pagamento delle prime due fatture, poiché l'addebito automatico non era ancora attivo. Nonostante i solleciti, l'utente ometteva di saldare il debito con altre modalità. La compagnia disattivava definitivamente il servizio, qualificando l'atto come recesso da contratto a tempo indeterminato. L'utente agiva in giudizio chiedendo la riattivazione e il risarcimento del danno, lamentando l'assenza di colpa e contestando la legittimità del recesso. La Suprema Corte ha confermato le decisioni di merito, rigettando il ricorso dell'utente e condannandolo al pagamento delle spese legali, evidenziando che l'utente non aveva pagato le fatture insolute dopo l'avviso e che il contratto privo di durata fissa consentiva il recesso libero.
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