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Art. 269 Codice di Procedura Penale — Sezione Quarta Penale

Altri anni per Art. 269 Codice di Procedura Penale

Distruzione delle intercettazioni: il no dopo l’archiviazione
La Procura della Repubblica chiedeva di disporre la distruzione delle intercettazioni relative a un vecchio procedimento penale archiviato. Il Giudice per le Indagini Preliminari rigettava l'istanza ritenendola priva di motivazioni specifiche sulla reale inutilità degli ascolti e sui profili di riservatezza. Il Pubblico Ministero impugnava la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che l'archiviazione comportasse l'automatica cancellazione delle registrazioni e qualificando il rigetto come atto anomalo e illegittimo. I Giudici di legittimità hanno respinto il ricorso della parte pubblica, stabilendo che la distruzione delle intercettazioni richiede sempre un'istanza dettagliata e una valutazione comparativa tra l'utilità probatoria e la privacy.
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Distruzione delle intercettazioni: non basta l’archiviazione
Il Pubblico Ministero ha chiesto la distruzione delle intercettazioni telefoniche e ambientali relative a un fascicolo penale archiviato da anni. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto l'istanza a causa della sua genericità e per la potenziale utilità futura degli atti in caso di riapertura del caso. Il magistrato requirente ha impugnato la decisione in Cassazione lamentando l'abnormità del provvedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la piena legittimità del rifiuto. I Supremi Giudici hanno chiarito che l'archiviazione del procedimento non determina automaticamente la distruzione delle intercettazioni. La parte richiedente deve specificare in modo concreto i motivi dell'inutilità probatoria e le reali esigenze di riservatezza delle persone coinvolte.
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Utilizzabilità chat criptate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato in custodia cautelare per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La Corte ha confermato la piena utilizzabilità delle chat criptate, acquisite da autorità giudiziarie francesi tramite Ordine Europeo di Indagine (OEI), qualificandole come prova documentale e non come intercettazioni, in base al principio di reciproco riconoscimento tra stati membri dell'UE.
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Misura cautelare: quando il ricorso è infondato
La Cassazione ha respinto il ricorso contro un'ordinanza di misura cautelare in carcere per estorsione e spaccio. I giudici hanno ritenuto infondati i motivi relativi a vizi procedurali, come la mancata trasmissione di atti e il negato accesso alle intercettazioni, e hanno confermato la sussistenza dei gravi indizi e l'adeguatezza della misura applicata.
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