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Art. 268 Codice di Procedura Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 268 Codice di Procedura Civile

Intervento del terzo nel processo: causa sospesa per chiarimenti
Una società in amministrazione straordinaria e diversi istituti di credito hanno portato davanti ai giudici di legittimità una controversia incentrata sulle regole processuali. Il nodo centrale riguarda l'intervento del terzo nel processo, avvenuto dopo la scadenza dei termini per depositare domande e prove. La Suprema Corte ha rilevato che la stessa questione pende in un altro giudizio tra le medesime parti, già fissato per una trattazione approfondita in udienza pubblica data la sua rilevanza interpretativa. Per evitare sentenze contrastanti e garantire uniformità di giudizio, la Corte ha scelto di non decidere subito, disponendo il rinvio della causa in attesa della risoluzione del procedimento parallelo.
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Usucapione tra familiari: la figlia perde la casa della madre
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una donna che chiedeva l'usucapione tra familiari di un immobile di proprietà della madre. La figlia sosteneva di aver posseduto la casa per oltre venti anni. Durante la causa, la madre ha venduto l'immobile a una società terza e, successivamente, ha confessato in giudizio di riconoscere il diritto della figlia. I giudici hanno stabilito che la confessione della madre non ha valore vincolante poiché effettuata dopo la vendita del bene. Inoltre, nei rapporti di stretta parentela opera la presunzione di tolleranza. Di conseguenza, l'uso dell'immobile da parte della figlia costituisce semplice detenzione e non possesso utile all'usucapione, in mancanza di prove evidenti di un atto di opposizione al proprietario. La figlia perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Chiamata in garanzia dell’assicuratore: coperti i condomini
Un'impresa appaltatrice ha citato in giudizio un condominio per ottenere il pagamento di lavori di impermeabilizzazione. Il condominio ha chiesto il risarcimento dei danni da infiltrazioni, spingendo l'appaltatore a effettuare la chiamata in garanzia dell'assicuratore. Successivamente, i singoli condomini sono intervenuti nel processo per chiedere i danni ai propri appartamenti. I giudici di merito avevano ritenuto tardiva la domanda di garanzia per i danni dei singoli proprietari. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'appaltatore, stabilendo che la chiamata in garanzia dell'assicuratore, formulata tempestivamente fin dall'inizio per tutti i danni lamentati, copre anche le pretese risarcitorie dei singoli condomini intervenuti successivamente, senza necessità di una nuova ed esplicita estensione della domanda.
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Cessione dei crediti in blocco: la banca perde senza prove certe
Una banca avvia un'azione revocatoria contro due coniugi per rendere inefficaci la costituzione di un fondo patrimoniale e la donazione di un immobile alla figlia. Nel giudizio interviene una società terza, sostenendo di aver acquistato il credito originario tramite un'operazione di cessione dei crediti in blocco. I debitori contestano la reale titolarità del credito in capo alla nuova società. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei debitori: la semplice pubblicazione dell'avviso di cessione in Gazzetta Ufficiale non basta a dimostrare che lo specifico credito sia stato trasferito, se il debitore lo contesta. La società cessionaria deve fornire prove documentali precise e tempestive, rispettando le scadenze del processo. La sentenza d'appello viene cassata con rinvio.
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Vendita al figlio: non basta la parentela per il Consilium fraudis
Un uomo vende alcuni immobili al figlio. Anni prima, aveva prestato una garanzia (fideiussione) a una società, poi revocata. Una banca, creditrice in forza di quella garanzia, agisce per revocare la vendita, sostenendo che fosse fraudolenta. I giudici di merito le danno ragione, basandosi solo sul legame di parentela per provare il 'Consilium fraudis' (l'intento fraudolento). La Cassazione ribalta la decisione: il rapporto padre-figlio è un indizio, ma non basta. Il giudice deve valutare anche le prove fornite dal padre, che sosteneva di ignorare in buona fede l'esistenza del debito dopo anni dalla revoca della garanzia. La causa torna in Appello per un nuovo esame.
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Azione revocatoria: padre vende al figlio, la Cassazione dà ragione ai creditori
Un debitore vende al proprio figlio gli unici immobili di sua proprietà. I creditori agiscono in giudizio con un'azione revocatoria per rendere la vendita inefficace nei loro confronti. La Cassazione conferma la decisione dei giudici precedenti, dando ragione ai creditori. La Corte ha stabilito che la vendita degli unici beni costituisce un evidente pregiudizio per i creditori (eventus damni). Inoltre, il rapporto di parentela tra padre e figlio fa presumere che anche l'acquirente fosse consapevole del danno arrecato alle ragioni dei creditori. Di conseguenza, l'azione revocatoria è stata accolta e la vendita dichiarata inefficace, permettendo ai creditori di pignorare gli immobili.
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Cessione del credito e intervento tardivo: i dubbi della Cassazione
Una società di costruzioni in amministrazione straordinaria ha citato in giudizio un ente ferroviario per il pagamento di riserve d'appalto. Durante il processo, due istituti bancari sono intervenuti sostenendo di essere i titolari dei crediti in virtù di una precedente cessione del credito e intervento tardivo. Mentre il Tribunale aveva dichiarato inammissibile l'intervento delle banche per mancanza di prova tempestiva, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, ritenendo provata la titolarità dei crediti tramite documenti depositati tardivamente, applicando il principio di non contestazione. La Corte di Cassazione, rilevando un contrasto interpretativo sulla possibilità per l'interventore di provare la propria legittimazione dopo la scadenza dei termini istruttori, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per una decisione di rilievo nomofilattico.
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Azione revocatoria e prova della cessione del credito
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di due coniugi contro la sentenza che dichiarava inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale tramite azione revocatoria. Il punto centrale della decisione riguarda la legittimazione attiva di una società intervenuta nel processo come cessionaria del credito. La Suprema Corte ha rilevato che la prova della cessione del credito è stata prodotta tardivamente, solo con la comparsa conclusionale, violando le regole sulle preclusioni istruttorie. Il giudice d'appello non ha motivato correttamente su tale eccezione, rendendo necessaria la cassazione della sentenza con rinvio.
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Azione revocatoria ordinaria: il trust è aggredibile
La Corte di Cassazione conferma la validità di un'azione revocatoria ordinaria contro un trust autodichiarato. Il caso chiarisce che il danno al creditore sussiste anche per variazioni qualitative del patrimonio e che l'intervento di terzi creditori nel processo è legittimo fino alla fase finale.
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Servitù padre di famiglia: la prova testimoniale
La Corte di Cassazione conferma la costituzione di una servitù per destinazione del padre di famiglia, stabilendo che la prova testimoniale, se tempestivamente richiesta e ingiustamente non ammessa in primo grado, può essere legittimamente assunta nel giudizio di rinvio. La Corte ha rigettato il ricorso, ritenendolo un tentativo di riesame del merito, e ha sanzionato i ricorrenti per lite temeraria.
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