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Art. 268 Codice della Crisi d'Impresa — Anno 2026

Altri anni per Art. 268 Codice della Crisi d'Impresa

Liquidazione controllata: debiti reali contro crediti incerti
Il Creditore ha chiesto l'apertura della liquidazione controllata nei confronti del Debitore, insolvente per oltre 72.000 euro. Il Debitore si è opposto, sostenendo che l'iniziativa fosse un abuso del diritto volto a sottrargli una causa di risarcimento pendente e che il proprio credito litigioso escludesse l'insolvenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso del Debitore. La Suprema Corte ha chiarito che l'avvio della procedura è legittimo se il debitore è insolvente e che un credito litigioso e non esigibile non può evitare la procedura né compensare i debiti reali.
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Liquidazione: Debitore non può impugnare lo stato passivo
Un debitore, soggetto alla procedura di liquidazione controllata, ha tentato di contestare l'elenco dei suoi debiti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La sentenza stabilisce un principio chiaro: l'impugnazione dello stato passivo da parte del debitore non è permessa. Con l'apertura della procedura, il debitore perde la 'legittimazione processuale' su questioni patrimoniali. Questo potere passa interamente al liquidatore, che agisce per conto di tutti i creditori. La liquidazione controllata, pur essendo una procedura semplificata, condivide le regole fondamentali della liquidazione giudiziale (ex fallimento), dove tale principio è consolidato.
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Liquidazione Controllata: Ricorso Inammissibile se il Giudice Nega
Una coppia di coniugi ha chiesto di accedere alla procedura di liquidazione controllata per risolvere una situazione di sovraindebitamento. Il Tribunale ha respinto la loro richiesta. I coniugi hanno impugnato la decisione fino alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito un principio importante: il decreto che nega l'apertura della liquidazione controllata non è impugnabile con ricorso per cassazione. La decisione si basa sul fatto che la legge richiama le norme della liquidazione giudiziale, le quali escludono espressamente questo tipo di appello. La sentenza ha quindi confermato l'inammissibilità del ricorso per liquidazione controllata, chiudendo definitivamente la questione per i debitori.
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Ammissibilità Liquidazione Controllata: Accesso senza merito?
Un debitore chiede di accedere alla liquidazione controllata. L'Agenzia delle Entrate si oppone, sostenendo che non sia stata valutata la sua diligenza nell'assumere i debiti. La Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale per l'ammissibilità liquidazione controllata: sebbene la 'meritevolezza' del debitore non sia un requisito per avviare la procedura, la relazione dell'esperto (OCC) deve obbligatoriamente indicare le cause del debito e la diligenza usata. L'assenza di queste informazioni rende la domanda inammissibile. La Corte accoglie quindi il ricorso dell'Agenzia, sottolineando l'importanza della trasparenza informativa come presupposto per l'accesso alla procedura.
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Tardività ricorso cassazione: le conseguenze
Una società radiofonica ha impugnato una sentenza che confermava la sua liquidazione controllata. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'appello inammissibile a causa della tardività del ricorso per cassazione, presentato sei mesi dopo la notifica invece che entro il termine perentorio di trenta giorni. La Corte ha inoltre condannato la società e il suo legale rappresentante in solido per lite temeraria, ravvisando la mala fede nella proposizione di un ricorso tardivo e palesemente infondato.
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