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Art. 2602 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 2602 Codice Civile

Impugnazione delibera di esclusione socio: notifica e autonomia
Un autotrasportatore contestava l'estromissione da una cooperativa, chiedendo il riconoscimento del lavoro dipendente e la reintegrazione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'impugnazione delibera di esclusione socio era tardiva, poiché la notifica si considera conosciuta quando l'atto o l'avviso di giacenza giunge all'indirizzo del destinatario, soprattutto se il contenuto era già stato anticipato via PEC. La Cassazione ha inoltre escluso il lavoro subordinato, evidenziando che l'autotrasportatore operava con piena autonomia organizzativa ed economica, fatturando direttamente e gestendo il proprio rischio d'impresa. Di conseguenza, il lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento di seimila euro di spese legali oltre al raddoppio del contributo unificato.
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Conversione in rapporto di lavoro subordinato: consorzio escluso
Il Lavoratore ha impugnato due contratti di collaborazione a progetto stipulati con una Società Consorziata, chiedendo la conversione in rapporto di lavoro subordinato per mancanza di uno specifico progetto. La Corte d'Appello ha accolto la domanda, condannando in solido anche il Consorzio e il Committente. La Cassazione ha confermato la conversione del rapporto di lavoro, ma ha escluso la responsabilità solidale del Consorzio per i debiti della consorziata, poiché i contratti erano stati stipulati direttamente con quest'ultima e non dal Consorzio come mandatario. Di conseguenza, la domanda contro il Consorzio è stata rigettata, mentre è stata confermata la condanna del Committente e della Società Consorziata.
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Responsabilità solidale del consorzio: esclusi i debiti di lavoro
Un lavoratore ha svolto attività di notifica cartelle per una società consorziata con contratti di collaborazione a progetto fittizi. La Corte d'Appello ha accertato la natura subordinata del rapporto, condannando in solido la società, il committente pubblico e il consorzio. La Cassazione ha confermato la conversione del rapporto di lavoro, ma ha escluso la responsabilità solidale del consorzio. Il consorzio non risponde dei debiti di lavoro della singola consorziata se il contratto è stato firmato direttamente ed esclusivamente con quest'ultima, senza che il consorzio abbia agito come mandatario. Di conseguenza, la domanda contro il consorzio è stata rigettata, mentre resta ferma la condanna del committente pubblico.
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Rifiuta ispezione del consorzio: legittima la maxi-penale
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del potere ispettivo del consorzio nei confronti delle aziende associate. Un'azienda si era opposta a un controllo, sostenendo che il consorzio non avesse per legge tale facoltà. I giudici hanno stabilito che, aderendo volontariamente al consorzio, l'azienda ne ha accettato lo statuto, che prevede ispezioni e sanzioni. La sanzione di oltre 250.000 euro non è stata considerata una multa amministrativa, ma una 'penale contrattuale' privata, pienamente valida. Di conseguenza, il rifiuto di sottoporsi al controllo giustifica l'applicazione della penale prevista dal regolamento consortile. L'azienda ha perso la causa e dovrà pagare la somma richiesta.
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Fatture per operazioni inesistenti in consorzio? Non se non lavori
L'Agenzia delle Entrate contesta a una società consortile la deduzione di costi, ritenendo si tratti di **fatture per operazioni inesistenti**. La fattura era stata emessa da un'impresa consorziata che non aveva materialmente eseguito i lavori dell'appalto. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla società. Ha chiarito che, in un consorzio che agisce come semplice intermediario per un appalto, la fatturazione interna non dipende dall'esecuzione diretta dei lavori. Essa rappresenta la legittima ripartizione di utili e costi tra i soci in base alle quote di partecipazione. La fattura non è fittizia e i costi sono deducibili.
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Legittimazione passiva ATI: chi paga la TARSU?
In un caso riguardante un'Associazione Temporanea d'Impresa (ATI) che gestiva parcheggi per un comune, la Corte di Cassazione ha stabilito che la TARSU (tassa sui rifiuti) non è dovuta dalla società capogruppo, ma dalla singola impresa consorziata che materialmente occupa e gestisce le aree. La sentenza chiarisce la distinzione tra responsabilità contrattuale verso la stazione appaltante e la legittimazione passiva ATI ai fini fiscali, sottolineando l'autonomia di ciascuna impresa del raggruppamento per gli obblighi tributari.
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