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Art. 257-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 257-bis Codice di Procedura Civile

Prova documentale: come contestare il PREU?
Un bar riceve un accertamento fiscale per il Prelievo Erariale Unico (PREU) su una slot machine non a norma. L'imposta viene calcolata in via presuntiva, assumendo un'operatività di 365 giorni. Il titolare tenta di difendersi con una dichiarazione di terzi per dimostrare un'attività di soli tre giorni, ma i giudici la ritengono inefficace. La Corte di Cassazione conferma che solo una specifica prova documentale contraria può superare la presunzione legale, respingendo il ricorso.
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Prova documentale contraria: come contestare il PREU
La Corte di Cassazione chiarisce i requisiti della prova documentale contraria per contestare l'accertamento del PREU (Prelievo Erariale Unico) su apparecchi da gioco non conformi. Una semplice dichiarazione scritta di un terzo è stata ritenuta insufficiente a superare la presunzione di operatività della macchina per 365 giorni. La Corte ha stabilito che la norma speciale che impone una prova documentale rigorosa non è superata dalla recente introduzione della testimonianza nel processo tributario, ribadendo la necessità di prove formali e inconfutabili.
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Avviso di convocazione srl: l’onere della prova
Un socio di una s.r.l. impugna una delibera assembleare sostenendo di non aver ricevuto l'avviso di convocazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, respinge il ricorso e chiarisce un principio fondamentale: una volta che la società dimostra di aver spedito l'avviso di convocazione srl nei termini, spetta al socio provare che la mancata ricezione è avvenuta per una causa a lui non imputabile. In assenza di tale prova, l'assemblea è da considerarsi validamente costituita.
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Controlli investigativi dipendente: quando sono leciti?
Un'azienda di trasporti licenzia un dipendente per assenteismo fraudolento, provato tramite un'agenzia investigativa. Il lavoratore contesta la legittimità del licenziamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i controlli investigativi sul dipendente sono ammessi quando vi sia il sospetto di comportamenti illeciti che ledono il patrimonio aziendale e il rapporto di fiducia, come nel caso dei cosiddetti 'furbetti del cartellino', e non per un mero controllo sulla prestazione lavorativa.
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Sanzioni disciplinari pubblico impiego: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un assistente tecnico scolastico, confermando la legittimità delle sanzioni disciplinari pubblico impiego ricevute per l'inosservanza dell'orario di servizio. La Corte ha stabilito che la modifica unilaterale dell'orario da parte del dipendente costituisce un inadempimento contrattuale, anche in presenza di una generica previsione di flessibilità nel contratto collettivo nazionale, se non recepita da un accordo decentrato. È stata inoltre respinta l'accusa di comportamento persecutorio da parte del dirigente.
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Licenziamento per insubordinazione: quando è valido
Un lavoratore è stato licenziato per aver gravemente insultato e minacciato un superiore. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento per insubordinazione, rigettando il ricorso del dipendente. La sentenza chiarisce che le dichiarazioni scritte di terzi sono ammissibili come prove atipiche e che i precedenti comportamenti del lavoratore, anche se risalenti nel tempo, possono essere considerati per valutare la gravità complessiva della condotta.
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