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Art. 2554 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 2554 Codice Civile

Clausola penale: quando non si applica per impossibilità
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza un caso relativo a un contratto di cointeressenza immobiliare. La Corte ha stabilito che la clausola penale per il ritardo nell'inizio dei lavori non può essere applicata se la prestazione è divenuta oggettivamente impossibile per cause non imputabili al debitore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, confermando le decisioni dei gradi precedenti e ribadendo che la penale presuppone un inadempimento colpevole.
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Vizio motivazionale: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario terriero contro un imprenditore in una causa su un contratto di associazione in partecipazione. Il ricorso era basato su un presunto vizio motivazionale, ma la Corte ha chiarito che contestare l'interpretazione di un contratto da parte del giudice non costituisce un "omesso esame di un fatto storico", unico presupposto per tale vizio. La decisione conferma che l'esecuzione dell'affare tramite la vendita del terreno, come previsto dal contratto, non era un recesso, legittimando la richiesta di utili da parte dell'imprenditore.
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Contratto associazione in partecipazione e scioglimento
Un avvocato ha conferito le sue prestazioni professionali in un progetto immobiliare tramite un contratto di associazione in partecipazione, in cambio di una quota degli utili. Quando il progetto è fallito, ha chiesto il pagamento delle sue parcelle. La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scioglimento del contratto non fa rivivere automaticamente il diritto al compenso conferito come apporto. Tale diritto si è estinto con il conferimento e la sua sorte, in caso di scioglimento, dipende da specifici accordi tra le parti, in questo caso mancanti.
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Deducibilità costi familiari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un imprenditore edile a cui l'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione di costi per la partecipazione agli utili del figlio non convivente. La Corte ha stabilito che la deducibilità costi familiari è in linea di principio ammissibile se il parente non rientra nell'elenco tassativo dell'art. 60 del TUIR. Tuttavia, ha cassato la decisione del giudice di merito perché il contribuente non aveva fornito prova certa e precisa del costo, ribadendo che l'onere della prova grava su chi intende dedurre il costo.
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