Una socia di una cooperativa viene condannata per appropriazione indebita degli incassi del bar che gestiva e per il reato di falsità ideologica del privato. Durante un'assemblea societaria, aveva dichiarato falsamente a un notaio che i membri della cooperativa erano tre, mentre in realtà erano cinque. La sua difesa sosteneva che l'ammissione dei due soci aggiuntivi fosse irregolare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: una delibera societaria è valida finché non viene annullata. Pertanto, dichiarare un numero di soci inferiore a quello risultante dal libro soci costituisce reato, a prescindere da presunti vizi procedurali. La condanna è diventata definitiva.
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